
DIEGO BIGGI
VINYLVINTAGE - LA MUSICA SUI CORPI
Spazio 291
Via Goethe 291 - Sanremo
sino al 24 novembre 2009
La nuova galleria matuziana ospita sino al prossimo 24 nopvembre un allestimento dal titolo “VinylVintage - La musica sui corpi”.
Dopo il successo della mostra d’apertura, dedicata a Marco Nereo Rotelli, nell’eclettica cornice dello Spazio 291, è stata inaugurata l'esposizione del giovane artista ligure Diego Biggi (www.diegobiggi.com), già autore di installazioni nell’ambito di prestigiosi Festival musicali a Torino, Sarzana, Sanremo, Milano, Cannes, Barcellona.
Le opere che esposte nascono dal dialogo fra la rivisitazione di vecchi oggetti “vintage” di uso comune e quotidiano e la musica, contenuto del vinile.
La vivacità di colori e di forme che contrqaddistingue i lavori presentati si amalgama con l’originalità degli oggetti usati in vendita all’interno dello Spazio 291.
Tavolini, sedie, lampade, quadri, frigo originali degli anni '50, interamente rivestiti da vinili e smalti, vi compaiono contornati da abiti, gioielli, mobili, lampadari e altri elementi d’arredo.
L'esposizione è aperta al pubblico tutti i giorni sino alle ore 19.30. L'ingresso è libero.

THE NEW EDGE OF CONTEMPORARY PAINTING
a cura di Marzia Taggiasco
Torre Ennagonale
Piazza Baden-Powell - Santo Stefano al Mare
26 Settembre - 12 Ottobre, 2009
Artisti: Anna ALBINI - Carlo AUDINO - Ursula BARILLI - Domenico BONOMI - Tiziana BOVENZI - Mirko CERVINI - Andrea CIRESOLA - Antonio CHIERICI - Fabrizio PAOLETTI - Andrea PARMA - Banafsheh RAHMANI - Javier RAMIREX - Raffaella Rosa LORENZO - Sara PIERI
Marzia Frozen è lieta di annunciare la mostra collettiva di una nuova generazione di pittori emergenti: l’esposizione avrà luogo presso la Torre Ennagonale di Santo Stefano al Mare, e sarà caratterizzata da un’ampia selezione dei più recenti lavori di tali artisti.
Dopo l’importante retrospettiva su Francis Bacon ospitata quest’anno al MET di New York, ecco una nuova esposizione ispirata all’opera di uno dei pittori indubbiamente più famosi del XX secolo: un’ulteriore conferma dell’enorme potere di attrazione e del fascino che la pittura esercita ancora oggi sul pubblico, vale a dire di quel desiderio di osservare e conoscere ogni aspetto dell’atto, delle tecniche e del talento del dipingere che anima tutti gli appassionati dell’arte del pennello.
Alcuni di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere Bacon –a volte persino gli amici stessi– lo hanno variamente definito “diavolo”, “prostituta”, “uno dei primi alcolizzati al mondo”, sino a “orco pieno di bile”, “mostro sacro” e addirittura “sodomita ubriaco e svanito che di notte si aggira fra i più miseri sobborghi e le tane da gioco di Soho”. Nella realtà Bacon non era migliore di come lo descrivevano, egli stesso si definiva “macchina abrasiva” e “marcio nell’intimo”; tali giudizi su di lui non hanno comunque allontanato gli ammiratori, né trattenuto i critici dal considerarlo come il più grande pittore al mondo e persino il migliore dopo Turner. Senza risparmiare le iperboli, Robert Hughes ha scritto di lui: «Questo pittore della sodomia, del sadismo, del terrore e del rigurgito di morte è emerso come il più duro, l’artista più implacabile e lirico della fine del XX secolo in Inghilterra, forse in tutto il mondo».
Nell’aprile 1945 alcuni episodi di inimmaginabile orrore si sono verificati quasi contemporaneamente nei Paesi coinvolti nel secondo conflitto mondiale: l’esecuzione di Mussolini e l’esposizione del suo stesso cadavere in Piazzale Loreto a Milano, il suicidio di Hitler, la morte di Roosevelt e la rivelazione degli orrori di Buchenwald e Bergen-Belsen. Allora 35enne, Bacon esibiva un’arte pittorica che ancora oggi mette i brividi: Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion è un trittico che riproduce esseri urlanti, deformi e simili alle mitologiche Arpie; all’interno dell’opera compaiono fugaci indizi di realismo, ma questi deliranti visitatori del mondo sotterraneo appartengono per lo più all’universo dell’immaginario e dell’istinto animale. Come un lamento per i vivi e i morti, quasi una violenta rivincita su traumi personali, la pittura di Bacon trasuda una venefica forza visionaria, tanto che i critici ne sono rimasti sconvolti e intimoriti: «Immagini così irrimediabilmente terribili che la mente si arresta come bloccata» - ha scritto John Russell osservando per la prima volta Three Studies - «Non ci sono parole per definirle, né per descrivere cosa abbiamo provato» (anni dopo, nel 1953, la Tate Gallery si dovrà convincere ad accettare in dono il dipinto).
Bacon aveva aperto una nuova via e, con enorme popolarità, continuò sulla stessa linea per circa 15 anni; a partire dal 1946 Painting (acquistato dal MOMA per £ 280), fu una rivelazione ancora più sconvolgente: in questo capolavoro di coagulazione del colore, una figura antropomorfa dal ghigno terrificante –della quale è visibile soltanto la parte inferiore del volto- è intrappolata entro la carcassa spalancata di un bovino e in ciò che appare come il basamento di un moderno totem, mentre un ombrello si apre al di sopra della sua testa. Qui Bacon punta su molti dei temi, delle tecniche e degli interessi formali che lo occuperanno lungo tutto il corso della vita: l’uomo, l’animale e la fusione della carne; non esiste narrazione, solo evocazione di forze maligne ed oscure. Così come con le innumerevoli raffigurazioni posteriori, Bacon isola questa in particolare all’interno di un recinto al centro della tela: lo spazio pare allucinato, minaccioso, tetro e profondo. Più di tutto, la pittura è fisica e coagulata in modo quasi viscerale, spalmata e ripulita, applicata con stracci, dita e spazzole o direttamente dai tubetti di colore; gli intensi lilla, rosa e magenta moltiplicano l’effetto. Nel giro di pochi anni, Bacon inizierà ad accostare grandi superfici di arancione, albicocca e rosso, stesi senza interruzione. Alcuni di questi colori risultano talmente intensi e attuali che mantengono in vita anche gli aspetti più negativi della sua opera.
In passato, tutte le forme artistiche erano rispettate e tenute in grande considerazione; eppure, nella moderna società ad alta tecnologia, siamo letteralmente consumati dai media e dalla disinvoltura del loro linguaggio frenetico: la fotografia e la serie infinita dei mezzi digitali di comunicazione sembrano trasmettere al mondo intero il messaggio che le primitive forme d’arte, quali appunto la pittura, siano ormai obsolete e indegne di un significativo riconoscimento. E’ stato detto più volte «un’immagine vale mille parole», affermazione con la quale preferirei sentirmi in disaccordo: nel mio modo di pensare, espressioni artistiche quali la pittura valgono più di una fotografia e possono davvero racchiudere più significato di mille parole.
La fotografia può essere una più efficace e ragionevolmente più economica alternativa al disegno o alla pittura, ma all’interno di un dipinto convergono molti più pensieri e sentimenti; la fotografia è anche una tecnica relativamente semplice rispetto a quella pittorica, assai più complessa: con essa, la composizione risulta già completamente organizzata mentre per un dipinto il soggetto è molto più aperto all’interpretazione dell’artista. Quest’ultimo deve possedere più abilità nel catturare le emozioni, la sensibilità e il significato intrinseco di un evento per applicare tale guida al proprio pennello nell’atto della creazione dell’opera.
In conclusione, un’immagine può o non può essere “degna di mille parole”: quando si tratta di una fotografia, l’impressione di realtà è raggiunta in quanto i colori, il formato e i dettagli della composizione sono essi stessi reali. Molto vi sarebbe da dire riguardo ad una fotografia, tuttavia c’è sempre qualcosa che in essa risulta trascurato: l’anello mancante è proprio ciò che ispira un artista nel dar vita ad un capolavoro solamente servendosi di un pennello e di una tela vuota; innumerevoli ore vengono spese a meditare sull’uso dei colori, della pennellata e del particolare da attribuire al singolo oggetto. Poi, l’emozione prende il sopravvento e l’artista tenta disperatamente di far convergere tutti i propri pensieri e sentimenti in un semplice dipinto; infine, dopo che egli ha messo in gioco tutto se stesso nel proprio capolavoro, resta solo una cosa da fare: sperare che la propria opera ispiri e provochi pensieri tali da sollevare una discussione sulle sue stesse percezioni.
Il nuovo secolo sta apportando molteplici innovazioni alla tecnica pittorica: gli artisti ancora cercano nuovi approcci con i media e questa mostra fornisce un piccolo saggio del volto moderno della pittura contemporanea all’inizio del XXI secolo.
"Vetrine d'artista"
GIGI CALDANZANO
Sede Carisa
Corso Italia - Savona
dal 25 settembre al 9 ottobre 2009
L’Associazione culturale “R. Aiolfi” no profit di Savona, su idea di Silvia Bottaro, da quattro anni espone nelle due vetrine, in corso Italia a Savona, della Cassa di Risparmio di Savona, una piccola rassegna di opere d’arte di artisti contemporanei e di personalità che hanno scritto alcune significative pagine dell’arte del Novecento in Liguria e non solo.
Questa sorta di “finestra” artistica e culturale, collocata nel centro di Savona, vuole offrire a tutti la possibilità di riflettere sull’arte di oggi e rendere omaggio ad Artisti ormai scomparsi e che troppo spesso la critica ufficiale ha dimenticato.
L’attuale protagonista è LUIGI (Gigi) CALDANZANO, figura di artista molto noto a Savona ed in Liguria, ma non solo: artista poliedrico, ceramista, illustratore sagace ed ironico. Si può dire che fu tra i primi futuristi e si può considerare uno degli ultimi impressionisti: “straordinario atleta del segno”, come lo ha definito lo storico dell’arte Massimo Palazzi. Nato a Genova nel 1921 e scomparso nel gennaio 2008, ha percorso gran parte del Novecento, aderendo molto giovane al Futurismo, cresciuto in un ambiente legato all’arte (ricordiamo che suo padre – Luigi Enrico Caldanzano – fu pittore e grafico) ha partecipato ad importanti rassegne nazionali e straniere (dalla Quadriennale di Roma nel 1948 e nel 1955 ai “Maestri dell’Umorismo” di Viareggio nel 1975, al premio Bagutta del 1961, alla mostra antologica che il Comune di Savona nel 1985 gli aveva dedicato, esposizione curata ed organizzata da Silvia Bottaro) La sua vicenda umana – insegnante elementare – il suo stretto e costante legame con Savona (aveva lo studio in via San Lorenzo), la sua vena ironica lo hanno portato ad essere una voce sempre limpida nel panorama culturale. Molto toccante la sua ultima mostra “Le ceramiche della Passione”, esposta nella civica Pinacoteca di Savona dall’8 aprile al 7 maggio 2006. L’Associazione “R. Aiolfi” di Savona gli aveva conferito nel 2004 il “Premio Aiolfi” per il suo impegno e rigore nel mondo dell’arte.
Pittore e ceramista di indubbia bravura, creatore di atmosfere legate al mondo degli umili (avventori, musici da strada) non ha tralasciato il paesaggio ligustico (Savona, la amata Ceriale) risolto con una poetica del tutto personale e una tavolozza sempre sensibile.
ALESSANDRO GIACOBBE, MARCO ZURLA
C'ERA UNA VOLTA ... TAGGIA
Un secolo di immagini 1870 – 1970”
Atene Edizioni, 2009
Collana "Storia"
L'Atene Edizioni pubblica per la sua Collana Storia, il libro “C'era una volta... Taggia - Un secolo di immagini 1870 – 1970” di Alessandro Giacobbe e Marco Zurla, con fotografie d'epoca in bianco e nero, circa 230 scatti commentati. Il volume sarà disponibile da settembre. Si tratta di un libro di formato 23.5 x 30, composto da 224 pagine. Il prezzo di vendita è di 35 euro.

"Giornate Europee del Patrimonio 2009"
SAN MICHELE ARCANGELO RESTAURATO
ALLA CERTOSA DI LORETO
Presentazione
Chiesa della Certosa di Loreto
Via Loreto Nuova, 15 - Savona
sabato 26 settembre 2009, h. 17,45
Dopo la Messa alla presenza del Vescovo di Savona-Noli, mons. Vittorio Lupi, presentazione, a cura di Stefania Vero, del restauro della tela con San Michele Arcangelo del XVII secolo, simile ad un’altra conservata a Cordoba in Spagna.
Interviene in Dott. Massimo Bartoletti della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria.
Promosso da: Associazione "R. Aiolfi" di Savona, Sezione Savonese dell’AMMI, Opera S.Teresa Bambin Gesù Nido di Rondini di Savona, Fondazione bancaria "De Mari" di Savona, LIT - Sezione Savona
CARLO ENRICO LOWE, UN RISERVATO FILANTROPO
Conferenza di MARIA LUISA LAVIA-SCHIVA
Istituto Internazionale di Studi Liguri - Centro Nino Lamboglia
Via Romana 39 - Bordighera
venerdì 25 settembre 2009, h. 17.00
Oggi, venerdì 25 settembre, alle 17.00, presso il Centro Nino Lamboglia di Bordighera, la prof. Maria Luisa Lavia-Schiva terrà una conferenza dal titolo Carlo Enrico Lowe, un riservato filantropo inglese a Bordighera, dedicata ad uno dei personaggi più significativi fra quelli che animarono la storia di questa città, al quale Bordighera deve soprattutto il Tennis Club, primo in Italia, ed i terreni degli attuali giardini eponimi.
La professoressa Lavia Schiva ha raccolto numerose testimonianze sull’affascinante e dinamico periodo che dalla fine del XIX secolo arriva ai primi anni del XX, allorché, artisti, regnanti, intellettuali e uomini d’affari di tutta Europa giunsero nella Riviera di Ponente, dando vita ad una comunità cosmopolita destinata a connotare profondamente l’assetto urbano, sociale e culturale di tutta la zona. Mentre le ville e gli alberghi bordigotti venivano frequentati da personalità come Charles Garnier, Louis Pasteur e la regina Margherita, studiosi locali, francesi, svizzeri e inglesi si alternavano in importanti scoperte archeologiche e iniziative: basti ricordare gli scavi della città romana di Albintimilium e del sito paleolitico dei Balzi Rossi, lo studio delle incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie, il costituirsi di magnifici giardini esotici. Particolarmente vivace fu la presenza inglese, che riprodusse a Bordighera un microcosmo britannico, con i suoi circoli culturali e sportivi, la chiesa anglicana, gli appuntamenti per il the e che, nel caso di Lowe, come di Bicknell e di altri, lasciò alla cittadinanza un consistente patrimonio culturale e architettonico, con biblioteche, giardini e splendidi edifici.
La manifestazione, patrocinata dal Comune di Bordighera, vede la collaborazione dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri sezione Intemelia con l’Unitre Intemelia, nella persona della prof. Giovanna Borelli.


VOCI
Festival nazionale del doppiaggio
XIII edizione
Sedi diverse - Imperia
21 - 26 settembre 2009
Dal 21 al 26 settembre si svolgerà ad Imperia la tredicesima edizione del Festival Nazionale del Doppiaggio “VOCI”, ormai definitivamente collocato nell’imperiese da tre anni. La manifestazione è promossa dal Comune di Imperia e dalla Provincia di Imperia con il contributo del Ministero ai Beni e Attività Culturali e della Regione Liguria.
La Direzione Artistica del festival è del critico e giornalista genovese Claudio G. Fava, mentre il progetto e la Direzione Organizzativa sono di Bruno Paolo Astori. La giuria del Festival Nazionale del Doppiaggio “VOCI” è composta da Claudio G. Fava, Morando Morandini, Callisto Cosulich, Tiziana Voarino, Giovanni Petronaci, Renato Venturelli ed Enrico Lancia.
Il Festival Nazionale del Doppiaggio “VOCI” è la più importante manifestazione europea dedicata a questo fondamentale segmento dell’industria cinematografica e televisiva, che vede il doppiaggio italiano riconosciuto, in assoluto, come il migliore del mondo. Per quel che riguarda il contributo della Provincia di Imperia aggiunge il suo Vicepresidente e tra l’altro Assessore al Turismo, Notaio Franco Amadeo “La XIII edizione del Festival Nazionale del Doppiaggio Voci che si svolgerà quest’anno per la prima volta ad Imperia rappresenta una significativa opportunità per il nostro territorio non solo per la possibilità di premiare i più bei nomi del doppiaggio italiano, le voci delle grandi star del cinema e della televisione, ma in particolare per la visibilità mediatica che l’evento saprà regalare contribuendo a promuovere l’immagine della Riviera dei Fiori”.
Il DAMS Discipline Arte, Musica e Spettacolo del Polo Universitario di Imperia collaborerà attivamente con la manifestazione, anche in previsione di eventi successivi che si realizzeranno durante l’anno accademico. Nello Spazio Italo Calvino, collocato all’interno del polo universitario, sarà presentato giovedì 24, alle ore 17, con lo scopo di evidenziare similitudini e discrepanze tra la versione originale e quella trasposta, il libro di Riccardo Esposito, edito dalla casa editrice Le Mani, Il buio oltre la siepe, a cui farà seguito la proiezione del film per la regia Robert Mulligan con Gregory Peck e Robert Duvall. Venerdì 25, alle ore 17 e 30, sarà proiettato il video Profili di doppiaggio a cura di Gerardo di Cola, già autore del volume “Le voci del tempo perduto”.
Sarà tutta la città di Imperia ad essere coinvolta nei luoghi più significativi. La Palazzina Liberty a Porto Maurizio, oggetto di un recente restauro ospiterà, dal 21 al 26 settembre, una mostra ed una video installazione dedicata a due grandi doppiatori: Giuseppe Rinaldi e Oreste Lionello, sempre a cura di Gerardo di Cola.
Al Cinema Centrale, struttura definibile “un cinema da vedere, un cinema da vivere”, si potrà assistere alle proiezioni di film e serie tv, una selezione tra quelli scelti dalla Giuria del Festival in collaborazione con il Cineforum Imperia.
Il momento conclusivo, come di consueto, sarà la Serata d’Onore con l’assegnazione dei Premi “Anello d’Oro” alle varie categorie del doppiaggio cinematografo e televisivo di sabato 26 settembre, al Teatro Cavour di Imperia. In questa occasione saranno premiate la miglior voce maschile protagonista, la miglior voce femminile protagonista, il miglior doppiaggio generale e miglior voce non protagonista, sia per il cinema sia per la televisione, inoltre la targa Gualtiero De Angelis che andrà a Michele Kalamera, storica voce di Clint Estwood, ed il Premio Renato Castellani al ligure che si è meglio distinto nel modo dello spettacolo e della comunicazione. La serata sarà animata dai comici e attori del gruppo Belo Horizonte, che ha avuto grande successo nella scorsa stagione genovese e per questo ritireranno la targa Castellani. Sarà condotta da Gabriele Calindri, figlio di Ernesto, attore, regista teatrale e doppiatore di Sentieri, a cui tra l’altro, durante la serata, sarà dedicato un omaggio alla soap opera a cura di Giancarlo de Angelis, in previsione della “chiusura” della serie, negli Stati Uniti il 18 settembre, dopo settant’anni di messa in onda tra radio e televisione. Anche la bellissima Francesca Senette, noto volto televisivo, condurrà la premiazione. Verrà presentato un video con protagonista Oreste Lionello, la sua carriera, spezzoni di interviste, alcune inedite, con contributi realizzati da Ciro Sponzilli e da Gerardo Di Cola.

MUSEO ETNOGRAFICO COMUNALE GIUSEPPINA GUASCO
Via Capitano Ranise - Pietrabruna
INAUGURAZIONE NUOVE SALE
Il Comune di Pietrabruna, con l'Istituto Internazionale di Studi Liguri (sezione di Imperia), ha inaugurato ieri i nuovi locali del Museo Etnografico Comunale Giuseppina Guasco di Pietrabruna.
Si tratta del caratteristico borgo ligure in provincia di Imperia, alle pendici del monte Faudo. Con le nuove sale il museo sarà così arricchito da interessanti reperti pre-romanici rinvenuti sul monte Follia, che completano la raccolta di una serie di antichi utensili domestici, riproponendo l'ambientazione di vecchi mestieri legati al mondo dell'agricoltura anche con un’apprezzabile collezione di foto d'epoca.
Il museo, ideato da Giuseppina Guasco, è stato inaugurato il 21 Settembre 2002. A sette anni di distanza con l’occasione dell’apertura delle nuove sale il museo sarà intitolato ufficialmente alla fondatrice, prematuramente scomparsa all'età di quarant'anni. Una targa commemorativa in ardesia intarsiata in legno d'oliva verrà scoperta per l’occasione, all’ingresso del museo in Via Capitano Ranise.
All’inaugurazione hanno presenziato: Maria Bianca Berruti, Assessore alle Politiche abitative e edilizia, Lavori pubblici, Pari opportunità della Regione Liguria; Gianni Giuliano, Presidente Provincia di Imperia; Franco Amadeo, Vicepresidente Provincia di Imperia e Presidente STL Provincia di Imperia; Riccardo Giordano, Sindaco di Pietrabruna; Daniela Gandolfi, Istituto Internazionale di Studi Liguri.
SANDRO SOLERI
LA FILOSOFIA DELLA PESCA ALLA RANA
Mursia, 2009
Collana "Romanzi Mursia"
Amore, logica ed etica sono i veri protagonisti di questo romanzo, deliziosamente in bilico tra filosofia e umorismo, dove accade che la pesca alla rana diventi il mezzo per cercare le risposte ai grandi quesiti dell'esistenza. Al centro della storia c'è Paolo, un adolescente confinato dai genitori in un paesino della Liguria di Ponente nell'estate in cui, grazie all'incontro con nuovi amici, passerà la linea d'ombra, il sottile confine tra adolescenza ed età adulta. Nuccio, un suo coetano, gli svelerà i segreti della pesca alla rana, Laura lo condurrà tra i misteri dell'educazione sentimentale. E poi Toni, bizzarro filosofo un po' socratico un po' sofista che, attraverso le rane, gli farà capire la distinzione tra bene e male. Perché, strano a credersi, ci sono più cose negli stagni e in un batrace di quante ne sogni la vostra filosofia.
FULVIO MARTINI
Casa d'Arte
Piazza Maresca 9, Imperia
dal 20 Settembra al 3 Ottobre
Fulvio Martini, l'eretico
di Raffaele Bozzi
In antico eresia era l'idea nuova,un inno alla creatività ed alla fantasia dell'uomo per il progresso della specie.
Ma ben presto il potere usò la politica e la religione e con esse le leggi,le regole e le norme ed eresia fu ogni tentativo di mettere in discussione quanto stabilito per mantenere tutto e chiunque sotto controllo.
Contro l'eresia fu usato il rogo, la forca, il carcere: rimedi costosi e spesso impopolari. In alternativa il potere escogitò altri strumenti:la MODA, il MITO, il RITO...il sangue cessò di scorrere, fu bandita la tortura fisica,perirono le idee e le eresie.
Se Diogene, accendendo la fiammella della sua lanterna, recitava pateticamente "cerco l'uomo", la Società odierna, spengendo ogni luce, grida ai quattro venti "cancello l'uomo" con le sue caratteristiche, le sue diversità, la sua ricchezza "eretica" capace di creare e lasciare un'impronta di progresso umano nei suoi simili.
Anticamente nei teatri greci o latini, l'uomo con la maschera parlava per il potere politico e religioso ed indicava la strada maestra da seguire. Finalmente nel teatro e nella vita, dopo secoli di lotte, l'uomo riuscì a togliersi la maschera, scoprì che lui stesso, in prima persona, poteva interpretare le leggi e le norme e con il suo IO poteva pronunciare e proporre la sua "eresia". Oggi l'uomo è stato convinto a portare di nuovo la maschera per un potere che non è più democratico o politico e neppure religioso ma esclusivamente economico-tecnologico, un potere che non è più di un popolo o di una singola tribù ma che rende schiavo tutto l'universo. La maschera rende globali gli esseri umani, uno simile all'altro, zombi viventi in un mondo che ha dimenticato la natura, fra popoli che non amano più la vita ed hanno abolito "l'eroismo del vivere".
I quadri di Fulvio non sono affatto "eretici", rappresentano il quotidiano e la norma. I personaggi che li popolano riempiono la loro mente vuota con bolle piene di "aria",si nutrono del "nulla" barattando il reale con il virtuale. Leggiadre fanciulle ed attempate matrone si tatuano sulla fronte il marchio dell'omologazione sfoggiando vesti, calzature borsette e gioie a cui una firma abbia dato "nobilitade"; potenti in nome della politica o di una religione violentano non solo la tua libertà ma anche il tuo corpo ;le carceri non hanno chiavi ma neanche vie di uscita ed in queste l'uomo deve consumare la sua condanna di vivere in isolamento; ogni uomo è condannato a produrre ogni giorno la sua dose di maleodorante sterco che ucciderà il pianeta e esso stesso si trasformerà presto in scarafaggio "stercoraro".
Ognuno partecipa quotidianamente alla saga e non trova il coraggio di dire no, di tirarsi indietro ricercando se stesso,la propria creatività, fantasia ,libertà e gioia di esistere.In questo mondo dall'eterno Carnevale dove è più importante "videri quam esse" la maschera è d'obbligo ogni giorno. Questo è normale, rientra nelle regole e nel programma di sviluppo che l'uomo si è dato e persegue e quindi non è ERESIA, l'unico eretico è Fulvio novello Berenger. ***
L'umorismo di Fulvio non svela solo il senso comico della vita, ma anche il suo senso intimamente tragico nel significato di insolubile,inevitabile. Con le sue pitture, Fulvio dice la verità nel paradosso.Riesce a comunicare la divergenza fra il reale e l'ideale, gioca il possibile e l'impossibile nel fatto e nella norma, genera associazioni di idee, immagini e situazioni lontane; dal loro attrito nasce il comico che, talvolta, può indurre alla consapevolezza ed alla reazione. E, d'altra parte, come aveva evidenziato Leonardo Sciascia in una intervista, l'eresia è di per sé una grande e bella cosa.
Colui che difende la propria eresia è sempre un uomo che tiene alta la dignità dell'UOMO. Bisogna essere eretici, rischiare sempre di essere eretici, altrimenti è proprio finita. C'è sempre nel potere che si costituisce in fanatismo o che con blandizie ti convince a rinunciare alla tua singolarità ed ai tuoi diritti esistenziali, questa paura dell'eresia. Allora ogni uomo, ognuno di noi, per essere libero, per essere fedele alla propria dignità deve essere ERETICO.
CHITARRE CORSARE
Villa Hanbury
La Mortola - Ventimiglia
sabato 19 settembre 2009, h. 21,00
Ville e giardini della Liguria aperti per lo spettacolo Chitarre Corsare dedicato alla passione per la chitarra e per la Liguria di quattro personaggi dalle vite avventurose: Paganini, Taraffo, Mazzini e De André. Un magico viaggio tra la musica, le vite e la poesia di questi personaggi che nasce dalla lunga ricerca di Fabrizio Giudice (chitarra), Gianluca Nicolini (flauto traverso) e Andrea Nicolini (voce e fisarmonica) in uno spettacolo scritto a quattro mani da Sergio Maifredi e Andrea Nicolini per i Teatri Possibili Liguria.
Dopo il successo del doppio debutto a Pieve Ligure e ad Albissola (18 e 19 luglio), Chitarre Corsare torna a raccontare la storia del tessuto popolare e comune della musica composta e suonata (anche Mazzini scrisse una partitura per chitarra) da questi quattro liguri doc: il perigordino. Una danza popolare che dalla regione del Perigor in Francia arriva fino a Genova per poi prendere il largo verso Buenos Ayres insieme ai tanti migranti che salpano per l'Argentina. Tra di loro Pasquale Taraffo, che per anni si esibisce su transatlantici e piroscafi diretti nel Sud e nel Nord America e che morirà proprio a Chacarita in Argentina nel 1937.
Oltre alla chitarra, ciò che lega questi quattro personaggi, è la nostalgia per la Liguria che si legge attraverso le lettere, le composizioni e gli aneddoti che Fabrizo Giudice e Fabrizio e Gianluca Nicolini raccontano in scena partendo proprio dalla musica di De André a dieci anni dalla scomparsa.
Palcoscenico di questo spettacolo gli spazi inediti delle ville e dei giardini della Liguria che, grazie a questa iniziativa, si lasciano soprire dal pubblico offrendo un'occasione in più per valorizzare il patrimonio culturale e artistico della Liguria.
La prima data dello spettacolo è quella di domenica 13 settembre nei giardini dell'Oratorio di Santa Maria Maggiore ad Albisola Superiore, si prosegue venerdì 18 settembre con l'apertura del Parco Castello di San Giorgio a Portofino, sabato 19 settembre si aprono le porte di Villa Hanbury a Ventimiglia e l'appuntmanto conclusivo è previsto per domenica 20 settembre alla Galleria d'Arte moderna Villa Serra Saluzzo di Nervi a Genova (per l'occasione la Gam sarà visitabile gratuitamente fino alle 23). Tutti gli spettacoli sono gratuiti e iniziano alle 21.

"Settembre Philobiblon"
SANDRO BAJINI
PIRRONE OVVERO LE DISSONANZE
Raccontini, dialoghi, meditazioni, dizionarietti in libera uscita
Presentazione del volume
Oblò Cafè
Piazza Marconi - Marina San Giuseppe - Ventimiglia
sabato 19 settembre 2009, ore 18,00
Archiviato con successo il primo appuntamento dedicato, la settimana scorsa, alla presentazione della raccolta di poesie "Verso un richiamo" di ANTONIO PANIZZI è in calendario per sabato 19 settembre alle ore 18.00 presso l'Oblò cafè di p.za Marconi alla Marina San Giuseppe di Ventimiglia, il secondo dei tre appuntamenti fissati nell'ambito della terza edizione di SETTEMBRE PHILOBILBON, rassegna di incontri d'autore patrocinata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Ventimiglia ed organizzata dalla casa editrice ventimigliese in collaborazione con l'Associazione Culturale LIBER THEATRUM, il sostegno logistico della libreria Casella e curati da Diego Marangon.
Ospite sarà SANDRO BAJINI, che per l'occasione presenterà il suo più recente lavoro dal titolo intrigante e curioso: "Pirrone ovvero le dissonanze. Raccontini, dialoghi, meditazioni, dizionarietti in libera uscita".
Laureato in medicina, ma da sempre dedito alla critica ed al teatro, Sandro Bajini, nato nel Pavese nel 1928, ha tradotto tra gli altri Moliére, Feydeau, Ionesco.
Autore di testi satirici, talvolta metaforici e amaramente ironici, ha firmato anche una corposa produzione saggistica erudita, senza dimenticare interventi nel modo della poesia e della narrativa. I suoi più significativi testi teatrali sono stati raccolti e recentemente pubblicati da Philobiblon con il titolo "Le commedie del disinganno" nel 2007.
La nuova piccola raccolta prende il titolo da Pirrone, maestro dello scetticismo ed in essa ritroviamo un Bajini assai ispirato, felicemente ilare ed apparentemente leggero. Brevi monologhi, scenette, raccontini. Parodie di conferenze, micro-drammi, aforismi. Veri e propri sketch, dialoghi fra improbabili clown, esilaranti trovate che fanno spesso sorridere, anche in maniera amara ed inquietante, ma sempre e soprattutto intelligente. Autore di grande talento, lucidità estrema nell'analizzare la società che lo circonda, sorprendente capacità di giocare con le parole e ironia sferzante nel descrivere il mondo contemporaneo, Bajini è altresì dotato di una notevole dose di saggezza e buon senso con cui prendere in giro non solo gli altri, ma anche ed innanzitutto se stesso.
Profondo conoscitore del teatro del Novecento, ha da sempre combattuto contro la banalità ed il conformismo, cercando di andare sempre aldilà della realtà e della sua apparenza.
Dialoghi surreali, a volte stralunati, apparentemente leggeri, in realtà intrisi di grande ed inattesa forza corrosiva, giocati spesso sul paradosso e sull'assurdo, senza dimenticare talvolta invece il semplice desiderio di divertire, appassionando il lettore alla sciarada o al funambolismo verbale.
A dialogare con l'autore, oltre a Diego Marangon, Marco Innocenti, curatore della collana in cui è stato inserito il bel volume di Bajini e, gradita sorpresa ed ospite dell'ultim'ora, Mario Raimondo, nome storico del panorama teatrale e televisivo italiano, recentemente ritiratosi nel nostro estremo lembo di Riviera, ma ancora molto attivo e sempre presente ai vari appuntamenti culturali della zona.
Gli incontri di SETTEMBRE PHILOBIBLON si chiuderanno con un altro interessantissimo appuntamento, sabato 26 settembre con la presentazione di "Rhythm Changes" di DARIO SALVATORI, personaggio radiotelevisivo di spessore.

TARGHE TENCO 2009
- MAX MANFREDI
- ENZO AVITABILE
- ELISIR
- GINEVRA DI MARCO
Sono Max Manfredi, Enzo Avitabile, Elisir e Ginevra Di Marco i vincitori delle Targhe Tenco 2009, i riconoscimenti ai migliori dischi dell’annata assegnati dal Club Tenco in base ai voti di una giuria di circa 160 giornalisti musicali. I quattro artisti faranno parte del cast della 34a edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”, che si terrà dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.
I vincitori delle quattro sezioni si sono affermati in modo netto, in particolare in quella sul “miglior album” dove uno schiacciante consenso ha portato alla vittoria di “Luna persa” di Max Manfredi, votato da ben metà dei giurati. Da segnalare inoltre che in tutte le categorie si è verificato un sostanziale equilibrio fra gli altri finalisti scelti dalla giuria nella prima fase di votazione e qui sotto elencati in ordine alfabetico per artista.
Nella categoria “Album dell’anno” il disco di Max Manfredi ha prevalso su Vinicio Capossela con “Da solo”, Dente con “L’amore non è bello”, Ivano Fossati con “Musica moderna”, Bobo Rondelli con “Per amor del cielo”.
Tra gli album in dialetto Enzo Avitabile con “Napoletana” ha avuto la meglio su Luca De Nuzzo con “Jomene jomene”, Vittorio De Scalzi con “Mandilli”, Radicanto con “Il mondo alla rovescia” e Loris Vescovo con “Borderline”.
Nella sezione dedicata agli album d’esordio la vittoria è andata a “Pere e cioccolato” degli Elisir davanti a “Lo so che non c’entra niente” di Franco Boggero, “Dico a tutti così” di Roberta Carrieri, “Segreto” di Gina Trio, “Popular greggio” degli Humus e “Al bar della rabbia” di Alessandro Mannarino.
Alle tre categorie riservate ai cantautori si affianca tradizionalmente quella per i dischi di interpreti, vinta quest’anno da Ginevra Di Marco con “Donna Ginevra”, che ha superato Gerardo Balestrieri con “Un turco napoletano a Venezia”, Franco Battiato con “Fleurs 2”, Luca Carboni con “Musiche ribelli”, Morgan con “Italian Songbook vol.1”.
Negli ultimi anni la Targa per il miglior disco era andata a Vinicio Capossela con “Ovunque proteggi” (2006), Gianmaria Testa con “Da questa parte del mare” (2007) e Baustelle con “Amen” (2008). Quella per l’album in dialetto a Lucilla Galeazzi con “Amore e acciaio” (2006), Andrea Parodi e Elena Ledda con “Rosa resolza” (2007), Davide Van De Sfroos con “Pica!” (2008). Fra le opere prime avevano prevalso Simone Cristicchi con “Fabbricante di canzoni” (2006), Ardecore con “Chimera” (2007), Le Luci della Centrale Elettrica con “Canzoni da spiaggia deturpata” (2008). Tra gli interpreti: Petra Magoni & Ferruccio Spinetti con “Musica nuda 2” (2006), Têtes de Bois con “Avanti Pop” (2007), “Il cantante al microfono - Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotzky” (2008).
Nelle prossime settimane saranno comunicati il cast completo della “Rassegna della canzone d’autore” ed i Premi Tenco, attribuiti, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco alla carriera di cantautori e operatori culturali soprattutto internazionali. Maggiori informazioni sulla manifestazione e sulle Targhe si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it.

ILLUMINISMO, RIVOLUZIONE, RISORGIMENTO NEL PONENTE LIGURE
Giornate di studio
Biblioteca Civica
Piazza De Amicis, Imperia
15 - 17 settembre 2009
Con il patrocinio del Comune e della Provincia di Imperia si terranno, dal 15 al 17 settembre, tre Giornate di Studio su 'Illuminismo, rivoluzione, risorgimento nel Ponente ligure'. L'iniziativa è della scuola di alta formazione 'Michele De Tommaso', dell'Istituto italiano per gli Studi Filosofici.
Sede degli incontri sarà la nuova biblioteca civica imperiese.
Il programma:
martedì 15 Settembre ore 17 -19
saluto ai convenuti e presentazione delle giornate di studio
(Prof. S. Zaghi)
La figura e l’attività di Michele De Tommaso, filosofo, patriota, architetto e ingegnere (Prof. P. Indulgenza)
Apertura della Mostra “Michele De Tommaso e Imperia: alla scoperta di un protagonista”
mercoledì 16 Settembre ore 16 -19
I riflessi di Ilumininismo e Rivoluzioni francesi sul Ponente Ligure
giovedì 17 Settembre ore 16 -19
le Cospirazioni risorgimentali del primo trentennio del XIX secolo
Le due lezioni del 16 e del 17 saranno tenute dal prof. Aldo A. Mola, della Libera Università di Bruxelles.

DARIO BALLANTINI
a cura di Nicola Davide Angerame
Ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 10, Alassio
10 settembre/11 ottobre 2009
Giovedì 10 settembre si è inaugurata la mostra personale di Dario Ballantini, figura singolare di artista, un genio poliedrico che sa coniugare il sense of humor con una profonda sensibilità, anche tragica, nei confronti dell’umanità e della modernità.
Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Alassio ed organizzata in collaborazione con Massimo Licinio Management di Milano, la mostra, curata da Nicola Angerame, propone nell’ex Chiesa Anglicana una selezione delle ultime opere pittoriche di Dario Ballantini, insieme ad alcuni dipinti del passato ed in particolare del periodo che precede la metà degli anni Ottanta.
Dario Ballantini è un poliedrico trasformista, la cui esuberanza e capacità di “essere più vero dell’originale” è amata da milioni di italiani, ma è anche pittore che opera in solitudine, lontano dai clamori dello spettacolo e completamente immerso nella propria interiorità.
“La mostra allestita ad Alassio” dice l’Assessore alla Cultura e al Turismo, Monica Zioni “intende celebrare l’identità pittorica di Ballantini, giungendo quasi come un’anteprima di un’altra grande mostra, l’ennesima in Europa, che la Triennale di Milano dedicherà a partire da ottobre ad entrambi i Ballantini: l’artista e l’attore. La stagione degli eventi ad Alassio non si chiude con la fine d’agosto. Abbiamo, infatti, programmato un settembre ricco di eventi culturali. Dopo Alassio Jazz che ha animato per tre sere Piazza Partigiani, la mostra di Ballantini, inaugurerà la nuova edizione del Premio Letterario Alassio 100 libri, che si svolgerà dall’11 al 13 settembre.”
L'opera di Dario Ballantini si sviluppa storicamente a partire da un nucleo centrale iconografico, rappresentato da una figura umana smarrita dentro la città. Si tratta di un mantra visivo, di una nenia pittorica che ripete il suo verso variandolo ogni volta in migliaia di declinazioni differenti. Il fascino di questa pittura immediata, istintiva e brutale può aggraziarsi fino a divenire “disegno”, con il pennello tenuto a freno dentro le dande di un gesto che ricerca equilibri cromatici e proporzioni di forme, oppure può sprofondare nella veemenza infervorata di un “attacco” alla tela, come se la pittura fosse un combattimento e lo studio un ring. L'incontro e lo scontro con la pittura, Dario Ballantini lo pratica da sempre, almeno da quando come dice lui “riempivo i miei diari di scuola di facce” e almeno da quando suo padre gli insegnava a comprendere quegli strani volti dipinti da Picasso. Ma è il suo eroe dell'adolescenza, il concittadino livornese Modigliani, che gli insegna probabilmente che la pittura è scontro, è amore e disperazione, è passione anche nel senso cristiano: condanna, sacrificio e passaggio verso la trascendenza.
Ballantini dichiara sovente di dipingere la notte e di farlo in modo piuttosto “automatico”, istintivo, non meditato. Pollock gli è vicino, laddove compaiono le più libere sgocciolature; Dubuffet lo incalza laddove il caos si organizza da sé per mostrare quanto possa essere gioiosa e vitale l'Art Brut. I pittori fauves, le “belve” che nel 1905 sconvolgono Parigi al Salon d'Autumne, sono i padri putativi di una paletta cromatica accesa che procede per contrasti.
La pittura di Dario Ballantini, al di là di ogni possibile messaggio “figurativo” e razionale, insegna innanzitutto questo: che la pittura può ancora essere lotta, destino, patimento, rapimento. Può ancora essere un'avventura “calda”, scottante, del tutto alternativa a quella pittura fredda, meticolosa e neo-manierista che si impone oggi come nuova koinè estetica. La città post-sironiana tratteggiata da Ballantini, la sua denuncia espressionista di un rapporto distorto tra uomo e città e le sue “maschere”, colte nello smarrimento di un'esistenza segnata dalla condanna pirandelliana ad essere “uno, nessuno e centomila”, non possono sviare l'attenzione da questo nucleo incandescente che resta la forza, il messaggio, la verità ultima della sua arte. Quel suo profondo essere un “corpo a corpo” con la pittura.
La mostra resterà allestita fino all’11 ottobre p.v.
CLAUDIO JACCARINO
ACQUARELLANDANDO
A piedi dai marmi bianchi di Carrara ai Balzi Rossi di Ventimiglia
La memoria del mondo, 2008
Collana "I libri della Conchiglia"
Una guida della Liguria in acquarelli e aforismi.
Claudio Jaccarino è nato a La Spezia, nel 1952.
Pittore, vive a Milano.
Insieme alla compagnia teatrale Comuna Baires fin dagli anni'70. Nel 1983 si trasferiace in Argentina, a Wilalldea, il villaggio del teatro dove comincia a dipingere.
Rientrato in Italia fonda il Laboratorio di Cromografia (1995), bottega d'arte e di libera espressione ove approfondisce un'originale ricerca sul segno, il colore e l'espressione pittorica.
Il paesaggio, la figura, il ritratto sono i temi che Jaccarino affronta ogni volta con diverse tecniche e su diversi supporti.
Edita “libri d'artista” acquarellati e fatti a mano in edizioni antiche. Espone in Italia e all'estero.
CICLO DI CONFERENZE SU POMPEO MARIANI
RADUNO MOTORYACHT D'EPOCA
V Edizione
Calata Cuneo - Imperia
11-13 settenbre 2009
Da venerdì 11 a domenica 13 settembre 2009 la Calata Cuneo di Imperia Oneglia ospita la quinta edizione del Raduno Motoryacht d'epoca, la manifestazione organizzata da Assonautica Imperia che ogni anno riscuote un notevole successo di partecipazione con veri e propri gioielli del mare di ogni provenienza, alla presenza di addetti ai lavori, appassionati del settore o semplici curiosi.
Nei tre giorni di rassegna saranno ormeggiati al porto una quarantina di Yacht d'epoca a motore, tra motoscafi e rimorchiatori con almeno 25 anni di anzianità, a testimonianza non solo di un opulento passato, ma anche di uno stile e un design capaci di oltrepassare le mode e le epoche.
Tra le barche che hanno già confermato la loro presenza spicca il Meltemi, varato nel 1931 e che per un lungo periodo è stato di proprietà di Elton John, nel quale creava le sue musiche su un pianoforte a parete. Poi l'Haida G, varata nel 1940, usata per scopi militari durante la Seconda Guerra Mondiale e recentemente utilizzata per una delle scene del film musicale Mamma mia!.
Poi altre imbarcazioni di lusso come il Dionea e il Delfino, e il B.S.K., su cui hanno viaggiato personaggi del calibro dei Beatles e del Principe Ranieri di Monaco.
Infine la Palinuro, varata nel 1934 e acquistata nel 1950 dalla Marina Militare Italiana come propria nave scuola, che ha effettuato numerose campagne di addestramento toccando la maggior parte dei porti del Mediterraneo e del Nord Europa.
VIAGGIO IN LIGURIA
CLAUDIO TAGGIASCO
PONTELUNGO: UN SANTUARIO PER RACCONTARE ALBENGA
Architettura, pittura, tradizione
Fratelli Frilli, 2006
Collana "Xenos"
Claudio Taggiasco, da dodici anni rettore del Santuario di N.S. di Pontelungo, avviò e sostenne l'opera di restauro dell'intero edificio sacro iniziata nel 1997 che si è protratta per otto anni. L'esperienza derivatagli dagli studi di teologia e dalla ricognizione dei prodotti artistici unitamente all'assiduo contatto con gli esperti del restauro, permise all'autore di avvicinarsi "all'anima" delle opere stesse e riconsegnare la "lezione di catechismo" o il "significato simbolico" in esse contenute, forse oggi dimenticato.
Prefazione
Padre Claudio Taggiasco, alcuni anni fa, pubblicò un interessante opuscolo sul Santuario Diocesano di Nostra Signora di Pontelungo in Albenga. Successivamente sono stati portati a compimento importanti lavori di restauro che hanno consentito l’acquisizione di nuovi dati sul patrimonio artistico, sul valore storico e sulla tradizione religiosa del complesso conventuale ingauno. Il frutto di queste nuove indicazioni, con l’aggiunta dei risultati di una ricerca documentaria ed archivistica inedita, è sintetizzato in questo pregevole volume. Diviso secondo tre sezioni, il contenuto del libro consente al lettore non solo una conoscenza precisa del patrimonio artistico, ma gli permette di seguire anche le vicende dello sviluppo del complesso religioso attraverso i secoli, travalicando i confini cittadini verso un panorama che abbraccia la storia della Diocesi. Nella prima sezione dedicata all’architettura l’autore discute non soltanto del livello stilistico dell’edificio ma offre una puntuale informazione sull’attività e sulla personalità di quei costruttori di chiese, prevalentemente imperiesi, che senza aver titoli di studio universitari, esprimevano una competenza e una genialità non comune, realizzando opere insigni tra il XVII e XVIII secolo con un’impronta stilistica definita “barocchetto ligure” con movenze molto contenute, aperte agli influssi classici: Bartolomeo Melissano, Giobatta Francesco Maria e Giacomo Filippo Marvaldi, Domenico Belmonte. La paternità progettuale della chiesa è di Giacomo Filippo Marvaldi (1722). In seguito la “fabbrica” subì modifiche e sviluppi che arricchirono, ma non trasformarono l’impianto originale. La storia di queste vicende è documentata con citazioni di atti e memorie, delibere e testi di lapidi. Una parte interessante è la seconda, dedicata alla pittura sia interna sia esterna (quest’ultime messe in chiara luce dai recenti restauri). Sculture e tele vengono studiate non solo dal punta di vista artistico ma anche nel loro contenuto iconografico e nel significato simbolico che assumono nel contesto catechetico di una pittura “educativa”: vengono così illustrati lo splendido trittico di Giovanni da Barbagelata, il grande quadro dell’assunta all’apice della cupola dono di Ottaviano Del Caretto di Balestrino, le tele di Francesco Cogorno e di Leonardo Massabò. La terza parte ha carattere storico e propone una serie di studi interessanti, sia dal punto di vista teologico (il culto mariano attraverso i secoli), sia dal punto di vista locale (vicende del Santuario, i danni del terremoto del 1887, l’episodio del mancato assalto barbaresco ad Albenga del 2 luglio 1637, la storia dei frati di S. Francesco in Albenga). Il libro si completa con alcuni testi creativi di Rosa Bellantoni, che prendono spunto da documenti e memorie testimoniano l’affetto degli albenganesi e non solo degli albenganesi per il Santuario. È un libro ricco di notizie, di agevole lettura, espressione di affetto e soprattutto, utile ai lettori per una conoscenza non superficiale delle nostre memorie: la conoscenza produce rispetto ed aiuta a rivitalizzare i valori essenziali della fede e della tradizione, troppe volte dimenticate.
Francesco Gallea
MARIA TERESA ANFOSSI, MARICA MERCALLI
IL PRESEPE DI IMPERIA
Storia, ricerche e restauro
Silvana, 2009
Collana "Cataloghi di mostre"
Il restauro del Presepe di Imperia, dal 2002 al 2006, è stato curato in tutte le sue fasi dall'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si è trattato dell'importante recupero di 113 statuine lignee che, dopo una travagliata vicenda conservativa, sono pervenute nelle collezioni di quello che oggi si chiama Museo del Presepe - Pinacoteca Civica di Imperia. Il restauro ha permesso di studiare il complesso presepiale in tutte le sue componenti materiche, ha offerto un'occasione unica di esame del sistema costruttivo dei manichini e degli abiti, questi ultimi purtroppo non più originali. La polimatericità di questi manufatti ha costretto i restauratori impegnati nel lavoro ad avere tra loro un continuo confronto, possibile all'interno dell'ISCR per la presenza di numerosi laboratori specializzati nelle diverse tipologie di manufatti, sia dal punto di vista della conoscenza delle tecniche esecutive sia da quello dei fattori di degrado. Lo studio condotto ha permesso di raggiungere un interessante risultato anche sotto il profilo storico-artistico, con una proposta di individuazione, all'interno del complesso, di diversi gruppi di statuine, attribuibili a fasi anche cronologicamente diverse. Apporti interessanti sul piano storico sono quelli che illustrano le vicende della famiglia Berio, probabile prima proprietaria del nucleo più antico del Presepe.

FLORIAN PUGNAIRE, DAVID RAFFINI
EXPANDED CRASH
Villa Arson
Centre national d’art contemporain
20, av. Stephen Liégeard
26 juin - 18 oct. 2009
La plupart du temps la pièce Expanded Crash est inactive. Le mécanisme se déclenche de manière aléatoire.
Le processus a été déclenché le 6 juin 2008 lors du vernissage de l’exposition Panorama 9-10, au Fresnoy, Studio national des arts contemporains (Tourcoing).
Il s’est prolongé tout au long du mois de mars 2009 dans un des modules du Palais de Tokyo (Paris).
Son exposition à la Villa Arson en est l’aboutissement final.
L’oeuvre est présentée dans sa version «achevée», accompagnée d’un ensemble de photographies qui témoignent de l’évolution de la compression.
CORPI URBANI/URBAN BODIES
Festival Internazionale di Danza in Paesaggi Urbani
settima edizione
7-12 Settembre 2009 Genova
8 e 13 Settembre 2009 Finale Ligure (Savona)
6 settembre Campoligure (Ge)
7 compagnie internazionali provenienti da Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Israele
un totale di 53 performer tra artisti affermati e giovani talenti della danza contemporanea
edifici storici e luoghi suggestivi nel cuore della Genova antica, piazze e budelli a due passi dal mare a Finale Ligure trasformati in palcoscenici inusuali e affascinanti
un progetto speciale con la partecipazione degli abitanti e degli artigiani di Campoligure e del quartiere genovese di Ravecca
un laboratorio per danzatori professionisti e non, una produzione video, una rassegna di video danza
Dal 7 al 12 settembre a Genova, l’8 e il 13 settembre a Finale Ligure, il 6 settembre a Campoligure, Corpi Urbani/Urban Bodies, Festival Internazionale di Danza nei Paesaggi Urbani propone creazioni e performance di compagnie italiane e straniere, in un panorama variegato di forme e linguaggi del corpo, per un totale di 21 spettacoli e 53 artisti. Ideato e organizzato dall’Associazione ARTU (Arti per la Rinascita e la Trasformazione Urbana) e giunto alla settima edizione, il festival valorizza lo spazio urbano e invita alla scoperta del territorio attraverso l’arte della danza contemporanea, convogliando la memoria storica dei luoghi a una nuova visione.
La pietra e il selciato, gli antichi palazzi e le strade strette. Una chiesa sconsacrata che nella penombra lascia sconcertati, un chiostro nascosto in cui ritrovare il silenzio e infine una via chiassosa, un po’ fuori dal tempo. Luoghi da esplorare e assaporare, in cui cambiano i colori e le temperature, ma che rendono la città una scoperta continua.
Il Festival Corpi Urbani, promuove l’arte del movimento, contribuisce a rafforzare il talento, stimola l’abbandono della forma autoreferenziale ed esorta alla sperimentazione. Tango Sumo (Francia) e Vendaval (Spagna), in Les Noces de Trottoir, mettono in scena l’amore, in una gioiosa festa di villaggio, in cui i destini si incontrano e si disperdono e dove il defilé, le nozze e il banchetto si fanno quadro multicolore. MK (Italia), in Fortezza, lascia parlare i corpi, nella particolarità del gesto e nell’alternanza dei ritmi, secondo un canovaccio in cui nulla è lasciato al caso. Ana Rita Barata (Portogallo) e le sue due figlie, in Arquivar, stimolano una lettura diversa dei luoghi familiari. La stessa coreografa, con il collettivo CIM - company integrated multidisciplinary, presenta Sobre Rodas, un progetto che coinvolge persone disabili e danzatori professionisti, realizzato in collaborazione con l’Associazione di Cerebrolesi di Lisbona.
Nell’ambito del progetto International Dance Raids di Anticorpi XL, network per la Giovane Danza d'Autore, il festival ospita tre compagnie: i T.r.a.s.h. (Olanda), in Weiter, con quattro eccentrici danzatori e un violoncellista; Caterina Varela e Alexis Fernandez (Spagna), in Ven, lanciano i propri corpi in una continua rotazione di piani e sequenze contrapposte; Iris Erez (Israele), in It’s not personal, duetta con una bambola, come in una parafrasi un po’ alterata dell’opera di Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”.
Corpi Urbani incentiva anche la giovane danza d’autore italiana. Il gruppo KOINÉ e i suoi giovani interpreti Serena Loprevite e Rocco Colonnetta, nello spettacolo In Loop, danno vita a una danza ossessivamente ripetuta. Con il progetto speciale Caruggio Cult, il festival coinvolge alcuni danz-autori genovesi e i commercianti e gli artigiani di via Ravecca, nell’omonimo quartiere del centro storico di Genova e di Campoligure, comune nell’entroterra genovese. Filippo Bandiera, Daniela Biava, Davide Francesca, Davide Frangioni, Nicola Marrapodi, Piera Pavanello e Francesca Zaccaria prendono spunto dalle caratteristiche del luogo per dare vita a performance, frammenti di movimento e ritratti in cui i segni dell’arte diventano una testimonianza della realtà. Tra altri italiani, la giovane Silvia Gribaudi in A corpo libero e nomi affermati quali Vera Stasi in Figure Sonore, Ambra Senatore in Altro piccolo progetto domestico e Simona Bertozzi in A latere, sono alcuni dei protagonisti delle giornate a Finale Ligure.
Olivia Giovannini (Italia) in P.P-P. 4.2. Plastic play-pen 4.2, Karl Stets (Danimarca) in Cuerdo e Maren Strack (Germania) in Ytong, sono interpreti di progetti performativi particolari, al confine tra il mondo reale e una sua possibile trasformazione.
Tra gli eventi collaterali al festival:
- un video-documentario a conclusione del progetto La città alta un metro della Compagnia UBIdanza di Aline Nari e Davide Frangioni, con la Scuola elementare G. Daneo
- un laboratorio per danzatori professionisti e non con MK, nota compagnia italiana di danza contemporanea
- una rassegna di video danza, realizzata in collaborazione con Palazzo Ducale / Fondazione per la Cultura e il Centre Pompidou di Parigi
Corpi Urbani è realizzato con il contributo di Regione Liguria, Comune di Genova, Provincia di Genova, Comune di Finale Ligure, Provincia di Savona, Goethe Institute e con la collaborazione della Fondazione per la Cultura e del Settore Musei di Genova.

PIAGGIA OSPITERÀ IL TRADIZIONALE INCONTRO IN TERRA BRIGASCA
Domenica 6 settembre Piaggia, caratteristico borgo del Comune di Briga Alta, ospiterà il tradizionale Incontro in Terra Brigasca promosso dall’Associazione “A Vastera - Uniun de Tradisiun Brigasche”. Il sodalizio, presieduto dal prof. Antonio Lanteri, festeggia quest’anno il 25° anno della fondazione. Dal 1985 si riunisce annualmente in una località del territorio brigasco¹ per rinsaldare i vincoli di amicizia fra i Brigaschi, per salvaguardare le tradizioni secolari di questo popolo e per far conoscere, valorizzandoli, i paesi e le montagne della Terra Brigasca (in parte liguri, in parte piemontesi e in parte francesi). L'appuntamento e' fissato per le 10,30, quando sarà officiata la S. Messa in brigasco, a cura di mons.
Alvise Lanteri, parroco della concattedrale di S. Siro a Sanremo e brigasco d'origine. Poi, alle 12, saluto ufficiale agli ospiti e una colazione comunitaria. Sono attesi anche il Vice Presidente della Regione Liguria Massimiliano Costa e gli Assessori regionali Fabio Morchio, Rita Berruti, Giancarlo Cassini ed Enrico Vesco. La festa proseguirà alle 15 con canti, balli e musica occitana. “L'iniziativa dell'associazione - afferma Giampiero Alberti, Vice Direttore de ‘A Vastera, scartari de gente brigasche’ - si prefigge di conservare e promuovere le tradizioni, la cultura e il folklore dei brigaschi e preservare, attraverso un momento di incontro fra i residenti e i moltissimi brigaschi che per motivi di lavoro hanno dovuto emigrare, lo spirito di amicizia che da sempre unisce gli uomini e le donne originari da Tera Brigasca”.
JAUME ROCAMORA
DALLA SPAGNA ALL'ITALIA NEL NOME DELL'ARTE
Polveriera del Priamar
Corso Mazzini - Savona
dal 4 al 20 settembre 2009
Si terrà venerdì 4 settembre, presso la Polveriera del Priamar, la conferenza stampa di presentazione della mostra “Jaume Rocamora, dalla Spagna all’Italia nel nome dell’arte”. Sarà presente Milena Milani, presidente della Fondazione Museo di Arte Contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo, l’assessore alla Cultura Ferdinando Molteni e l’artista.
LA SAGA DEGLI HANBURY
conferenza di Lilia de Apollonia
Società di Mutuo Soccorso
Via XX Settembre 23 - Alassio
giovedì 3 settembre 2009, h. 21,00
Si terrà giovedì 3 settembre, ad Alassio, una conferenza della scrittrice e giornalista ventimigliese Lilia de Apollonia dedicata al “segno” lasciato dalla famiglia Hanbury nella Riviera di Ponente. La serata prenderà il via alle ore 21 nel salone della Società di mutuo soccorso, situato nel budello. L’appuntamento, dal significativo titolo “La saga degli Hanbury, gli inglesi che da Alassio a Ventimiglia cambiarono la Riviera”, è stato organizzato dal locale Rotary Club. Previsti anche spazi musicali dal vivo con la flautista Silvia Schiaffino e letture da parte di Jacopo Colomba.
Lilia de Apollonia, che ha all’attivo un volume sul capostipite sir Thomas, ha approfondito le ricerche su questa straordinaria famiglia di studiosi e mecenati che ebbero l’indubbio merito di far conoscere la cittadina di Alassio a livello internazionale, oltre ad aver creato, con i giardini intemeli della Mortola, un parco straordinario di acclimatazione botanica visitato ogni anno da migliaia di persone, tra i più interessanti d’Italia.

NOMINE DEI SOPRINTENDENTI E DIRETTORI D'ISTITUTO IN LIGURIA
Il Dirigente generale della Direzione Ragionale per i beni culturali e paesaggistici della Liguria arch. Pasquale Bruno Malara, il 31 agosto, ha emanato i decreti di nomina di Soprintendenti e Direttori di Istituto, in linea con la recente riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali.
Dopo un periodo di avvicendamenti “ad interim”, oggi tutte le direzioni delle Soprintendenze e degli Istituti liguri hanno un dirigente titolare, premessa per una condizione di più opportuna stabilità e di migliore efficacia nel coordinamento dei compiti dell’Amministrazione dei beni culturali sul territorio regionale.
Sono stati nominati:
Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria
arch. Giorgio Rossini
Soprintendente per i beni archeologici della Liguria
dr. Filippo Maria Gambàri
Soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici della Liguria
dr. Bruno Ciliento
Direttore della Soprintendenza Archivistica della Liguria
dr.ssa Francesca Imperiale
Direttore dell’ Archivio di Stato di Genova
dott.ssa Paola Caroli
Direttore della Biblioteca Universitaria di Genova
dott.ssa Simonetta Buttò