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Notizie e commenti sulle arti nel Ponente ligure e dintorni

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lunedì, 31 agosto 2009




APRE LO SPAC DI PIEVE DI TECO
di ALESSANDRO GIACOBBE

Uno spazio di rilievo per l'arte contemporanea e non solo nel profondo entroterra ligure. Così è possibile definire lo SPAC: Spazio Permanente d'Arte e Cultura. Nel cuore di un centro storico fra i più ricchi della Liguria occidentale, una delle capitali antiche dell'entroterra, Pieve di Teco, il grande complesso del convento delle Agostiniane e poi caserma alpina rinasce a nuova vita e racconta. Racconta di sé, con i restauri, la chiesa che ridiventa luogo di riunione, nel segno del grande progetto architettato dal pittore locale Giulio Benso nel XVII secolo. Nella finestra serliana del muro di fondo, che si apre nel cortile interno e che è logo dello SPAC. Negli squarci aperti in vari punti a lasciar vedere tracce di antiche fondazioni ed in parte del castello dei Clavesana, originari signori locali fin dalla fondazione dell'abitato, nel XIII secolo. E oggi, quando non ancora il complesso è stato del tutto ripristinato, ecco le “Maschere di Ubaga” che trovano una significativa, ampia e leggibile collocazione, con un buon punto di accoglienza. E alla fine un primo spazio espositivo temporaneo, che sarà sempre più “permamente” per la possibilità espositiva continua. E anche per le occasioni di collegamento con gli altri siti culturali di Pieve di Teco. Infatti a ridosso del 27 agosto, data di apertura, si è svolto un festival di cinema indipendente, il CA.VE. (dopo Cannes, prima di Venezia), con inedite pellicole indipendenti proiettate al teatro Salvini con l'organizzazione dell'Uovo di Struzzo, storica factory locale agganciata all'Arte Contemporanea (direttore artistico Kyara van Ellinkhuinzen con la cura di Fabrizio Caleffi). Nel rigoroso e luminoso ambiente a margine del cortile dell'ex caserma, invece, ecco la mostra “La pelle dell'Anima”, curata da Elisabetta Rota, schiva, ma intrigante nel presentare tessuti e cortecce lavorate di svariate estrazioni etnoantropologiche a confronto con il segno di vari artisti contemporanei, di notevole fama, legati al prestito di importanti collezionisti. E così trame, segni, tessiture, si rincorrono tra Fathi Assan, in posizione centrale e Dorazio, a Marsiglia, alle ispirazioni disegnative tuche di di Mondino, all'installazione fotografica di Gianni Caruso, che in ultimo si presta all'introduzione della mostra stessa. Si può dunque pensare che con tutte le future ed adeguate realtà di supporto esplicativo, sia sul sito, sia sulle mostre in sé, il sito possa avere molte prospettive di riconoscimento. Per il momento, anche solo questa mostra, in bilico fra passato storico, storia del fare umano ed immagine pura, concede interrogativi e curiosità profonde.

LA PELLE DELL'ANIMA
a cura di Elisabetta Rota
SPAC Pieve di Teco
27 agosto-20 ottobre 2009
giovedì sabato e domenica dalle 16.00 alle 19.00
info 347 428926
keart@fastwebnet.it

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domenica, 30 agosto 2009

MICHAEL DAVIS
Musiche per violino
Baiardo, frazione Berzi
domenica 30 agosto 2009, h. 20,30
Questa sera alle 20.30 a Baiardo, nell'entroterra di Sanremo, si svolgerà il concerto classico con il violinista Michael Davis. Il concerto verrà proposto in frazione Berzi: l'antica strada del sale, una mulattiera, che dal mare valica le Alpi Liguri, trova qui come prima stazione un santuario dedicato alla Vergine, costruito da Benedettini Spagnoli nel 1380, ampliato successivamente, nel 1819.
Il concerto costituisce il primo passo degli abitanti e dell'Amministrazione verso la ristrutturazione del suo antico 'Sentiero del Rosario', fra Bajardo e Berzi.

Ecco il programma completo del concerto:

J.S.BACH partita d-moll
Allemanda
Corrente
Sarabande

G.F.HÄNDEL sonata F-Dur No. 8
Larghetto
Allegro

J.S.BACH partita a-moll
Allemanda

J.MASSENET "meditazione"
dall'opera "Thais"

Michael Davis è ato 1957 in Germania, figlio di un cantante d'opera americano e di un'attrice tedesca. Dopo alcuni anni passati tra Amburgo e Vienna la famiglia si sposta negli Stati Uniti. Davis ha studiato Violino con Lacy McLarry e Stephan Clapp (Juliard) e direzione d'orchestra con Clyde Roller.
Dopo aver passato l'estate del 79 all'Aspen Music Festival è venuto a studiare Violino a Stoccarda/Germania da Ricardo Odnoposoff e Musica da camera con il Melos Quartett .
Michael Davis lavora come insegnante, violinista e direttore di orchestra. I suoi allievi hanno vinto primi premi al concorso regionale "Jugend musiziert". Lui conduce regolarmente il "Besigheimer Kammerorchester", " Weinstadt Symphony" e "Bach Kreis Tübingen". Alla international summer school di Hvar/Croazia insegna regolarmente Violino, Viola e Musica da camera ed è Tutore per l'orchestra di stato dei giovani di Baden-Württemberg".
Come Violinista ha suonato con "Oklahoma Symphony Orchestra", i "Stuttgart Philharmonic e "Ludwigsburg Schlossfestspiel Orchestra". Michael Davis é membro del "Huangdi String Trio" e primo violino dei "Stuttgarter Saloniker".
Michael Davis è legato in particolar modo alla terra ligure, avendo da tanti anni una casa ad Airole.

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sabato, 29 agosto 2009

"IV Festival Classico del Ponente Ligure"
DIEGO CAMPAGNA & FATION HOXHOLLI
(Duo Chitarra e Violino)
Montegrazie (IM),Santuario N.S. delle Grazie
sabato 29 agosto 2009, ore 21.15

Musiche di: N. Paganini, M. Giuliani, E. Marcheli

Diego Campagna nasce ad Imperia il 22 febbraio 1979 e incomincia a studiare la chitarra all'età di 9 anni (dopo aver ascoltato un disco dell’indimenticabile Maestro Andrés Segovia) sotto la guida del M° Mario Senise di Sanremo.
Successivamente prosegue i suoi studi con il M° Davide Ficco presso il Conservatorio “G.F. Ghedini” di Cuneo dove si diploma brillantemente giovanissimo.
Segue i corsi di perfezionamento di alcuni dei più grandi esponenti della sei corde: Alirio Diaz (erede del grande Segovia), Eliot Fisk, Eduardo Fernandez, Roland Dyens, Benjamin Verdery, Augustin Wiedemann, Ricardo Gallen.
Dal 1999 al 2002 si perfeziona anche presso l' "Accademia italiana di chitarra" di Torino.
Dal 2003 al 2006 studia come unico italiano ammesso, presso l’ Università "Mozarteum" di Salisburgo graduandosi con il massimo dei voti (“Postgraduate Universitätslehrgang”) con il M° Eliot Fisk (uno fra i più grandi interpreti del nostro tempo e fra le altre cose dedicatario della Sequenza XI per chitarra sola di Luciano Berio), con il quale ha approfondito i fondamenti della tecnica strumentale e definito la propria identità di interprete della letteratura chitarristica.
Partecipa a numerosi concorsi nazionali ed internazionali ottenendo prestigiosi risultati e figurando sempre tra i premiati. Per due anni consecutivi riceve una borsa di studio dagli "Amici della Musica" di Bordighera (2000-2001 e 2001-2002).
L’esordio sul palcoscenico avviene all'età di 14 anni presso il teatro dell'opera del Casinò di Sanremo. Oggi svolge un'intensa attività concertistica sia come solista che in formazioni da camera in Italia e all'estero: Austria, Germania, Francia, Croazia, USA. Nel 1997 tiene un concerto per il Console Generale d'Italia a Nizza presso la Sala Michelangelo del Consolato italiano.
Il compositore Marco Reghezza gli ha dedicato il brano "Un pensiero per chitarra" e il brano “Alla spagnola” pubblicato dalle edizioni Bérben, sta collaborando con il compositore spagnolo Augustin Castilla Avila per la realizzazione di una Sonata per chitarra a lui dedicata.
All'attività concertistica affianca una fervente attività didattica con numerosi allievi (molti dei quali superano brillantemente gli esami nei Conservatori italiani e ottengono riconoscimenti in importanti concorsi) presso l’Accademia di Musica G.B. di Vallecrosia dove è docente principale di chitarra e tiene in agosto un corso di perfezionamento chitarristico internazionale in quattro lingue presso il Comune di Montalto Ligure (Imperia) nell’ambito della manifestazione internazionale “Montalto Musica”.
Dal 2006 è l’ ideatore e il direttore artistico del “Festival Classico del Ponente Ligure”, manifestazione internazionale creata dall’Associazione “Ars Nova” amici della chitarra di Imperia.

Fation Hoxholli è nato a Elbasan in Albania nel 1980, dove ha iniziato gli studi all’età di 7 anni con il M° A. Cani. A 18 anni, diplomandosi con il massimo dei voti, vince la Borsa di Studio per frequentare l’Accademia d’Arte di Tirana, che concluderà nel 2003 con la massima votazione, sotto la guida di Roland Xhoxhi, attualmente il più stimato maestro del suo paese. Nel 2000, come primo violino con i “Virtuosi di Tirana”, vince il Primo Premio ed il Premio d’Onore al Concorso Internazionale per Orchestra d’Archi di Vienna, e l’anno successivo è premiato al Concorso Internazionale Violinistico ”I. Petrela” di Tirana. Arriva in Italia nell’autunno del 2003 per frequentare la Scuola APM di Saluzzo; nello stesso periodo comincia le sue collaborazioni con l’ Orchestra Sinfonica di Savona e con la United Europe Chamber Orchestra di Milano, dove in diverse occasioni ha ricoperto il ruolo di Primo Violino. Nel giugno del 2005 si diploma con il massimo dei voti e la Lode presso il Conservatorio “G. Ghedini” di Cuneo, con il M° Vittorio Marchese (suona con l’orchestra il Concerto per Violino, Pianoforte e Orchestra di Felix Mendelssohn, e il Concerto in Re Maggiore per Violino e Orchestra di Johannes Brahms). Nel luglio 2006 vince il 1° Premio con Menzione al “IV Concorso Internazionale di Pontivrea” (Sv) e nel maggio 2007 in Duo con la pianista Chiara Bertoglio vince il 1° Premio con Menzione alla “VI Rassegna Giovani Musicisti di Cervo” (Im). Ha collaborato con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, e dall’aprile 2006 è membro dell’Orchestra “I Solisti di Pavia”. Vincitore della Borsa di Studio “SuonArt Masterclasses” per due anni consecutivi si perfeziona con il M° Ilya Grubert (assistenti Ettore Pellegrino e Candida Thompson). Borsista dell'Associazione De Sono negli anni 2006/2007 e 2007/2008, vincitore nel 2007, in duo con il pianista Francesco Villa, del “Master dei Talenti Musicali” assegnatagli dalla Fondazione CRT, si perfeziona con il Trio “Altenberg” presso l' ”Accademia Internazionale di Musica” di Pinerolo. Frequenta il secondo anno al Conservatorio Superiore della Svizzera Italiana di Lugano con il M° Massimo Quarta, grazie al sostegno della “Familien-Vontobel-Stiftung”di Lugano. Svolge attività concertistica come solista, in duo e in varie formazioni cameristiche (quartetto d'archi, con flauto, quartetto con voci, Trii…). Suona un violino Paolo Testore del 1728 di proprietà della Fondazione Pro – Canale di Milano.

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venerdì, 28 agosto 2009

"Bordighera Jazz & Blues Festival"
DIONNE WARWICK
Giardini Lowe - Bordighera
venerdì 28 agosto 2009, h. 21,30

La prima data italiana di DIONNE WARWICK aprirà domani, venerdì 28 agosto, l’edizione 2009 del BORDIGHERA JAZZ & BLUES, la rassegna musicale, organizzata dall’Associazione Musicateatro e dal Comune di Bordighera. Da domani fino al 30 agosto il Parco dei Giardini Lowe di Bordighera diventa la sede di uno dei più importanti appuntamenti musicali di fine estate.
Il BORDIGHERA JAZZ & BLUES, che vanta ogni anno un cartellone artistico di alta qualità, prosegue sabato 29 agosto all’insegna della disco music con L’UNICA DATA ITALIANA delle SISTER SLEDGE, le sorelle di Philadelphia che hanno spopolato negli anni ’80, e si conclude domenica 30 agosto con il live del re del soul SOLOMON BURKE.
I grandi nomi della diciassettesima edizione saranno anticipati sul palco dalle tre band vincitrici del Concorso Nazionale per gruppi emergenti: InTrioSpection il 28 agosto, Pino Russo il 29 agosto e The Twisters il 30 agosto, questi ultimi, primi classificati, riceveranno, oltre ad un premio in denaro, la Targa SIAE. La premiazione avverrà il 30 agosto alla presenza delle autorità nazionali S.I.A.E..
Per il terzo anno consecutivo la manifestazione sarà sede del Memorial “Carlo Golzi”, con il Premio al Batterista Jazz & Blues 2009 che sarà assegnato, venerdì 28 agosto, da Giancarlo Golzi (batterista dei Matia Bazar) ad Agostino Marangolo.
Come da tradizione, nei giorni della rassegna (dalle 16.00 alle 19.00), il pubblico potrà assistere al sound check e alle prove degli artisti in cartellone, girare tra gli stand espositivi di strumenti musicali, artigiani del vetro, ceramica, canapa, cuoio, legno, e cenare al ristorante all’ombra degli ulivi.

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giovedì, 27 agosto 2009



LA PELLE DELL'ANIMA
a cura di Elisabetta Rota
SPAC Pieve di Teco
Piazza Borelli - Pieve di Teco
dal 27 Agosto al 20 ottobre 2009

Giovedì 27 agosto 2009 alle ore 19.00, in occasione dell’apertura dello SPAC Pieve di Teco (IM) in piazza Borelli, si inaugura la mostra d’arte contemporanea “La Pelle dell’ Anima “ a cura di Elisabetta Rota.
Nella sala mostra temporanee saranno esposte opere di:
Carla Accardi Gianni Caruso Piero Dorazio Fathi Hassan Vincenzo Marsiglia Aldo Mondino Simone Pellegrini
ed una selezione di antichi tessuti d’Africa, Asia, Oceania

Un titolo suggestivo per una mostra di grande impatto emotivo che accosta opere di arte contemporanea a tessuti e cortecce di civiltà extraeuropee, oggetti d'uso che trascendono la loro funzione eminentemente pratica per assurgere a livelli espressivi simbolico rituali e non solo. Non si tratta di artigianato o di curiosità etnografica, In realtà c'è vera creatività in questi drappi, frutto di una produzione insieme spontanea e codificata, dove gli stilemi caratteristici e riconoscibili di ogni etnia, analoghi in certa misura alle cifre stilistiche caratteristiche e personali degli artisti odierni, sono semplicemente la trama di base su cui si snoda la libera espressione degli autori...e delle autrici, essendo in massima parte le donne destinate a decorare, dipingere e ricamare questi straordinari oggetti.
Si potranno così ammirare tessuti di rafia Kuba e Dida, straordinariamente moderni nell'impostazione grafica, cortecce dei pigmei Mbuti e tapa oceaniche, i coloratissimi drappi Yoruba, tessuti giapponesi ecc. accostati a opere di maestri contemporanei che hanno lavorato, in diversa misura, con le tematiche della trama, della grafia, del segno iterato: dalle ispirazioni mediorientali e sufi delle grafie di Fathi Assan e delle “Turcate” di Mondino, dalle mappe di Simone Pellegrini (così affini alle tapa e alle cortecce pigmee) alle suggestione africane lette con il filtro concettuale di Gianni Caruso, dalla trame. di stampo geometrico concretista di Dorazio al segno storicizzato di Carla Accardi fino alla modernità dell'iteratività simbolica di Marsiglia. Il risultato è un cortocircuito espressivo che supera tempi e luoghi in nome della creatività, dove identità e globalità convivono e si rivalutano a vicenda

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mercoledì, 26 agosto 2009




"Vetrine d'artista"
ELSA CELAR
Sede Carisa
Corso Italia - Savona
dal 6 al 31 agosto 2009

L’Associazione culturale “R. Aiolfi” no profit di Savona, su ideazione e realizzazione della Dr.ssa Silvia Bottaro, da quattro anni espone nelle due vetrine, site in corso Italia a Savona, della Cassa di Risparmio di Savona, una piccola rassegna di opere d’arte di artisti contemporanei e di personalità che hanno scritto alcune significative pagine dell’arte del Novecento in Liguria e non solo. Questa sorta di “finestra” artistica e culturale, collocata nel centro di Savona, vuole offrire a Tutti la possibilità di riflettere sull’arte di oggi e rendere omaggio ad Artisti ormai scomparsi e che troppo spesso la critica ufficiale ha dimenticato. E’ il caso, molte volte, delle artiste donne trascurate dall’ufficialità di certi addetti ai lavori e che, invece, sono ben presenti nella case dei Savonesi, dei Liguri. E’ il caso di Elsa CELAR, la protagonista delle attuali “Vetrine”.
La Celar si può considerare quale voce limpida e velata al contempo nel panorama dell’arte ligure. Ha partecipato a numerose mostre presso la Galleria “Sant’Andrea” di Luigi Pennone in piazza dei Consoli a Savona, cenacolo per gli Artisti liguri e non solo. Ha composto oli soprattutto dedicati alla Terra ligure che amava profondamente con suggestivi paesaggi e caratteristici scorci, anche poetici. Luigi Pennone in una sua presentazione così ha scritto di Elsa Celar: “ E’ ancora una volta la poesia della luce e dell’aria di una terra antica e unica, qual è la Liguria, che affiora dalle opere di Elsa Celar Fragiacomo”. Una pittrice che ha saputo con grazia, lievità e passione emozionarsi davanti al nostro Territorio e trasmetterci tali forti sensazioni.

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martedì, 25 agosto 2009




I GIARDINI HANBURY ALL'IMBRUNIRE
martedì 25 agosto 2009, ore 18:00


ritrovo ore 18.00 presso l'ingresso dei Giardini Hanbury
€ 12,00 a persona
prenotazione obbligatoria
richiesto un numero minimo di 20 partecipanti
contatti : Cooperativa Omnia tel. 0184 229507 - e-mail: info@cooperativa-omnia.com

Un’inedita passeggiata all’ora del tramonto, quando una luce particolare invade la collina e quando l’aria è densa dei profumi delle piante esotiche che hanno trovato dimora nel giardino ideato dall’inglese Sir Thomas Hanbury.

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lunedì, 24 agosto 2009

MARCO ANDREIS
LE MASCHE
Ananke, 2009

“Masca” è un termine dialettale piemontese che significa sostanzialmente strega, anche se una traduzione così netta non è completamente corretta.
Mentre la strega è, per antonomasia, crudele e profondamente malvagia, perennemente votata a nuocere gravemente al prossimo, la masca opera i suoi sortilegi spesso per divertirsi alle spalle di qualche malcapitato, crea sì dei danni, ma quasi mai provocando la morte di esseri umani, ed usa le sue conoscenze anche a fin di bene per curare o guarire.
Nelle storie raccontate nelle Valli di Lanzo, così come in molte altre parti del Piemonte, le masche sono donne apparentemente normali durante il giorno che, con l’oscurità, manifestano la loro vera identità; possono assumere sembianze animalesche e sono dotate di poteri misteriosi.
Queste storie, che fanno parte di una tradizione orale ormai quasi perduta, sono state raccolte in lunghi anni di ricerca e trascritte dall’autore.

Marco Andreis nasce a Traves, nelle Valli di Lanzo, nel 1964; fin da ragazzo si radica in lui una profonda passione per la montagna e per le tradizioni delle sue genti, particolarmente per quegli aspetti meno noti, curiosi o ormai sopiti dal tempo, soprattutto riferiti all’area di cultura franco-provenzale delle Alpi Occidentali.
Architetto per professione, fotografo ed intagliatore per passione, ha raccolto queste memorie durante le sue lunghe escursioni in valle. Questo è il suo primo libro.

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domenica, 23 agosto 2009

VARIAZIONI SUL CAOS
DELEUZE E LA FILOSOFIA
a cura di Marco Vozza
Ananke edizioni, 2009
presentazione del volume
Giardino Letterario Delfino
Regione Carenda - Via Aurelia, 11 - Albenga
lunedì 24 agosto 2009, h. 18,30

Intervengono Marcello Barison, Giorgia Bordoni, Silvia Capodivacca, Francesco Valagussa. Coordina Marco Vozza.

Lunedì 24 agosto alle ore 18,30 sarà presentato ad Albenga, presso il Giardino letterario Delfino, il volume “Variazioni sul caos. Deleuze e la filosofia”.
In collaborazione con il professor Marco Vozza dell’Università di Torino quattro giovani ricercatori espongono i risultati di un percorso intorno all’essenza della filosofia, indagine che ha preso avvio da un seminario svoltosi in Liguria la scorsa estate su Gilles Deleuze, uno tra i maggiori pensatori del XIX secolo.

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sabato, 22 agosto 2009




OPEN WOUND FESTIVAL DI FOTOGIORNALISMO
21-22-23 agosto 2009
A cura di Raffaella Sottile e Michele Mariano
Direzione artistica Pepi Morgia
Sala Consiliare, Open Wound center e P.za B.Powell
Santo Stefano al Mare - Imperia

OPEN WOUND il dito nella piaga.
Open Wound 2009, per sua natura, focalizza la ricerca intorno e dentro il fare artistico e pone una domanda: in un prodotto artistico, dovè l’autore? E che ruolo ha impersonato l’autore? Nella lettura degli elementi costitutivi di un’opera (un oggetto, una frase, una nota, un colore ecc.) in quale di essi si cela l’autore? Attraverso l’incontro sia con le opere che con gli autori andremo alla ricerca di quegli elementi che ci porteranno ad una identificazione del ruolo impersonato dall’autore. Un tassello che consegneremo a chi, semmai c’è, potrà completare la costruzione del gigantesco puzzle che è l’identità degli autori invitati. Le direzioni sulle quali Open Wound si muove sono quelle già aperte nell’edizione 2008: la fotografia, la letteratura e la musica. Nelle quali viaggeremo formulando alcune domande: Dov’è Francesco Zizola? Dov’è Giovanni Cocco? Dov’è Raffaella Sottile? Dov’è Jacopo Quaranta?Dove sono I SonetsenZ?Dov’è Prospekt Photographers?Dov’è Deaphoto?

PROGRAMMA
• La Mostra
Francesco Zizola: Colombia,la guerra in corpo
Photobucket
La mostra, premiata con il Premio del World Press Photo nella categoria “People in the News” nasce dalla volontà di Medici Senza Frontiere e del fotografo Francesco Zizola di testimoniare la situazione drammatica della popolazione colombiana. L'Esposizione si compone di scatti fotografici che ritraggono il terribile ed attualissimo tema della violenza sulle donne.

Sala Consiliare Comune di Santo Stefano Al Mare dal 21 al 27 agosto 2009 dalle ore 20.30 alle 00.00.

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venerdì, 21 agosto 2009




"Prototipo Festival 2009"
LENZ RIFRAZIONI
LA GRANDE CICATRICE_EXILIUM 01
performance poetica da Ovidio e Paul Celan
Fortezza Monumantale del Priamar
corso Mazzini - Savona
sabato 22 agosto 2009, h. 21,30

Performance poetica dai Tristia di Ovidio e da Todesfuge di Paul Celan
Creazione: Maria Federica Maestri, Francesco Pititto
Interprete: Valentina Barbarini

“Esiliato? Questa parola, o padre, la pronunciano i dannati dell'inferno."
William Shakespeare

Ne La grande cicatrice i versi del poeta latino Ovidio, scritti dalla terra d’esilio a Tomi (l’attuale Costanza) in Romania, accompagnano i versi di Celan, il poeta ebreo rumeno che ha vissuto esule in Francia, ma che ha scritto in tedesco - la lingua della madre e della Shoah - la sua opera più nota (‘Fuga dalla morte’) dedicata all’orrore del genocidio nazista ed estesa a tutta l’umanità in sofferenza.
Il binomio/confronto è costruito attraverso una drammaturgia visiva e materica agìta da due figure femminili, Sulamith - l’Amata del Cantico dei Cantici e personificazione della nazione ebraica - dai capelli color cenere, testimonianza dell’identità giudaica arsa nei campi di sterminio della Grande Germania hitleriana e Margrete - l’Amata dell’Urfaust di Goethe, simbolo letterario femminile della nazione tedesca – la donna dai capelli d’oro della tradizione umanistica ottocentesca.
Al destino tragico delle due donne si accomuna la sofferenza esiliata della parola poetica di Ovidio condannato dai suoi stessi versi all’allontanamento forzato dalla propria terra.

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giovedì, 20 agosto 2009




VEGETANDO
a cura di Luigi Cerutti
Oratorio dei Disciplinanti - Finalborgo
dall'8 agosto al 5 settembre 2009

Dalla collaborazione di Mg Art e Bonelli Arte Contemporanea col supporto del Comune di Finale Ligure (Savona), nasce il progetto “Vegetando”. Collettiva che attraverso le opere di artisti d’età ed ispirazioni diverse, dà luogo ad un percorso in quel movimento naturale eppure impercettibile e multiforme – quanto sorprendente – che viene comunemente detto vegetare.
Dall’8 di agosto al 5 di settembre il Convento di Santa Caterina, a Finalborgo, sarà dunque lo scenario che accoglierà le riflessioni sortite dalle menti e dalle mani dei protagonisti della mostra. Dalle forme germinali, di alveari e avocadi, di Michelangelo Galliani (Montecchio Emilia, 1975) alle betulle ceree e silenti di Marco Porta (Casale Monferrato, 1956). Attraverso le esili e spinose figure di Tamara Ferioli (Legnano, 1981); le metamorfosi sottopelle, informi e malleabili, di Andrea Fogli (Roma, 1959); i boschi incantati di Fulvio Di Piazza (Siracusa, 1959); i mondi sabbiosi e deflagrati di Liset Castillo (Camagüey, 1974); l’informità flessuosa e indefinita del sale di Arianna Crossa (Genova, 1975); il sottobosco animale, movimentato e inarrestabile bailamme di lupi giocattolo, di Corrado Bonomi (Novara, 1956); i rabberciati rottami della memoria di Mirco Marchelli (Novi Ligure, 1963); i tappeti natura, di rami smozzicati o trombe della solarità, di Piero Gilardi (Torino, 1942); l’universo semantico e pigiato di Simone Pellegrini (Ancona, 1972); la fragilità dei semi di Christiane Löhr (Wiesbaden, 1965); le maschere amorfe e lussureggianti di Fiorella Fontana (Caravaggio, 1984); il linguaggio, costante ed armonico, continuo, di Vincenzo Marsiglia (Belvedere Marittimo, 1972). Infine grazie ai gorgoglii, all’attenzione fondamentale nel naturale, di Piero Fogliati (Canelli, 1930) ed agli oli nebulosi e sotterranei di Ettore Frani (Termoli, 1978).
All’interno del percorso fruitivo saranno presenti contenuti speciali come video e libri, musiche e testi, che possano meglio implementare la poetica trattata. A conferma che l’arte non si muove in compartimenti stagni.

Scrive il curatore, Luigi Cerutti:
"Vegetare è il movimento continuo, inoppugnabile, che la natura ha come moto. Un brulichio indifferente al contesto in cui questo agisce. Un sub movimento fisico che si dispiega sulla materia che macera, saprogeno o linfatico. Il trionfo del minuscolo, quasi impercettibile. È la deriva fisica e metafisica dell’uomo.
È da questo micromondo, dalla micro esistenza del ragno che morsica la derma dell’uomo, dal furore che profonde la coccinella nel percorrere la cima acuta del filo d’erba, che scaturisce una poetica del discreto. Del minimo. Non è questione di decadenza o crepuscolarismo, di sentimento d’inettitudine o inadeguatezza. Nemmanco il bisogno di farsi piccoli per ragioni sociali. Quanto della necessità di riporre lo sguardo non oltre quello di cui necessita l’occhio. Di rifuggire l’orrore dell’assurdo. Quel velo fantasmagorico e non necessario, registico e scenografico, che ci viene posto d’innanzi ogni giorno. Nell’incedere del contadino attraverso i campi, nell’astuzia della volpe che lappa a malapena con la lingua ritta e attiva l’esca avvelenata, nel ronzare senza decibel di due API –qualcosa che ci è impercettibile ma esistente- si innesta una fisicità naturale, delfa, poetica. Nel lato più concretamente fisico della natura si annida il nostro corpo. I nostri nervi. Le nostre folli vene pulsanti. L’albero ricorda come noi. Un blocco di cera che dilaga e imprigiona le scariche del vento. O gli effluvi della pioggia. L’erba nelle mattine fresche dopo i temporali odora di acqua umida, di sabbia desertica.
Quale rumore (fa) l’albero che cresce? Quale suono emette il bambino che corre?
È nell’indifferente pulsare, zelante ed inarrestabile, che ha il cuore della lepre che comprendiamo la nostra origine. Il vincolo inesauribile che rigenera la bile del nostro stomaco.
Noi come il ragno. La lucciola.
Nel rimpicciolimento, forzato quanto doveroso, che, frettolosi, ci invischia, sta la forza della nostra riflessione. Il ridimensionamento, il ritorno, dagli echi guerreschi e tronfi, reboanti, alle minuzie del dente di leone, costringe il nostro occhio ad osservare il mondo da una feritoia angusta. Difficoltosa ma onesta. È l’esodo alla natura. A scansioni temporali più sostenibili. Non può l’uomo correre ed il millepiedi incedere. Non senza rispettare l’animale penoso e strisciante, il ventre molle ed il frutto fragile, lento. Così l’iride potrà comprendere tutto lo spettro visibile. Dalle alghe che, infinitesime, si accumulano sulla spiaggia, all’estremo avveniristico del produrre umano.
Nella varietà straordinaria che si dispiega allo sguardo naturale vengono ricondotti e rispettati tutti i legami di forza, sia essa sociale che spirituale, che possiamo voler rintracciare nella piramide dei valori umani. Ma non è tutto. Non solo l’ape risponde, come la scimmia, ad una delle nostre domande. Non solo diveniamo sempre più proattivi con il nostro (in)quieto vivere nella decisività delle correlazioni tra gli esseri viventi. Ci interessiamo della vita delle rane e delle zanzare. Ma anche da queste ed in queste poniamo il nostro essere. L’anima della nostra spiritualità. E così, dopo l’erotico sbocciare del fiore, procreiamo carpe sellate e condotte da scimmie. Scopriamo l’aspetto metafisico della natura. Un cambiamento itinerante sulle domande più inquietanti che possiamo porci. Non è l’assurdo. Non il decostruito e ricostruito fantoccio del folle. Ma una materia inindagabile, inauscultabile, eppure salda nelle sue radici naturali. Hieronymus Bosch ci ha mostrato la metafisica dell’uomo naturale. Il realismo magico del salice che nutre la strega. Il furore incandescente delle stelle e dell’ostia. La carneficina della parola certa. Una giungla esotica ed imprevedibile. Ma del tutto nostra. L’attrazione fatale e mostruosa di Borges è qui. Nella possibilità che razionale sia anche emozionale. E che il mistero sia un fatto naturale, culturale, umano.
Il vegetare è questo. Un progredire a piccoli passi. Incessante. Come il muschio ricopre la pietra. Così il fungo assoggetta e nutre la radice. E anche la rana-serpente riproduce se stessa e noi. Dove ha termine il nostro occhio non v’è l’inferno dell’assurdo. Ma il mistero del metafisico".

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mercoledì, 19 agosto 2009




POTERI FORTI
a cura di Giuliano Arnaldi
MAP - Museo di Arti Primarie
Piazza San Nicolò - Albisola Superiore
14 agosto - 31 ottobre 2009

Inaugurata lo scorso venerdì 14 agosto, presso la sede di Albisola Superiore del Museo di Arti Primarie, la mostra “Poteri forti. Il potere del gesto: Lucio Fontana. Il potere della materia: Alberto Burri. Il potere del segno: antichi tessuti africani”. La singolare esposizione, curata da Giuliano Arnaldi, propone insieme, legate dall´evidenza di un comune linguaggio archetipico, due grandi tele e due piatti di Fontana, una importante combustione di Burri e lunghe gonne rituali del popolo Kuba. In modo permanente sono visibili anche circa 80 terracotte provenienti da ogni angolo del mondo. L’esposizione sarà aperta ogni giovedi, venerdì e sabato dalle 20,30 alle 22,30 sino al 31 ottobre.

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martedì, 18 agosto 2009




ANTONI CLAVÉ
LES GRANDS FORMATS INÉDIT
Centre d'art La Malmaison
47, La Croisette - Cannes
26 juin - 27 sept. 2009

Le Centre d'art Malmaison rend hommage au célèbre peintre et sculpteur catalan Antoni Clavé, en exposant cinquante de ses oeuvres grands formats, ainsi qu’une série de sculptures monumentales installées sur le parvis du Centre d’art.
Issue de la collection Antoni Clavé, la majorité des oeuvres sont inédites et deviennent le prétexte d'une publication.

Le spectateur pourra découvrir dans cet ensemble des pièces historiques des années 70, d'autres réalisées dans les années 80, en hommage à son ami Picasso, ainsi que des peintures d’une série sur New-York réalisée dans les années 90.

Le début des années 70 marque la multiplication des expositions d'Antoni Clavé: Paris, Tokyo, Barcelone, Nice ...
Le quotidien Mainchini organisant une grande exposition de ses oeuvres à la galerie Matsuzakaya à Tokyo, Clavé se rend au Japon, puis rentre en France par New York où les graffitis des rues et du métro lui inspirent des peintures.
Deux importantes expositions sont organisées au Musée Umeda d’Osaka et au Musée de Tel Aviv où est présentée son oeuvre graphique de 1951 à 1973.
En 1975, l'artiste exécute ses premiers essais de papiers froissés en trompe-l’oeil.

Les années 80 voient la reconnaissance d’Antoni Clavé dans son pays natal.
Le pavillon de l’Espagne de 1984 à la Biennale de Venise est consacré à Clavé : 125 oeuvres, peintures, sculptures, maquettes et projets de costume de théâtre, retracent l’essentiel d’une vie de peintre que complètent 150 lithographies et gravures au Museo de Arte Contemporáneo de Madrid.
En 1985, Clavé montre ses peintures à la Nathan Sildeberg Gallery à New York et ses gravures au Museo de Bellas Artes de La Havane.
Il rend hommage à Picasso sous le titre « A Don Pablo », à la galerie Regards à Paris où sont exposés 13 peintures et collages ; cette exposition sera ensuite présentée au Musée Picasso à Antibes, et l’année suivante à la Sala Gaspar.
Durant l’été peintures, sculptures et objets occupent le musée Rigaud et le musée des Traditions populaires du Castillet à Perpignan, tandis que les grands formats sont présentés dans la chapelle du Château royal de Collioure.

En octobre 1989 Clavé fait un voyage à New York qui lui inspirera de nouvelles peintures. Ces dernières seront présentées en 1990 sous le titre « Vu à New York » à la Foire de Bâle par Patrice Trigano qui les expose ensuite dans sa galerie parisienne en octobre.

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lunedì, 17 agosto 2009




DANIELE FISSORE
IL MARE
Casa d'Arte
Piazza Ludovico Maresca 19 - Imperia
dal 30 luglio al 23 agosto 2009

Daniele Fissore è nato nel 1947 a Savigliano (Cuneo). Inizia come autodidatta la suo carriera artistica, che dura ormai da oltre trenta anni.
Compiuti gli studi classici frequenta per breve periodo l'Accademia di Belle Arti a Torino, quindi lascia per qualche anno la pittura per dedicarsi all'approfondimento delle tecniche del disegno.
Nel 1975 partecipa alla X Quadriennale di Roma e nel 1976 alla "Biennale del disegno di Milano". Una costante evoluzione dei primi temi pittorici (si vedano le "Cabine telefoniche", le "Opposizioni", le "Ricognizioni"), indagati con un'analisi approfondita di forte ispirazione fotografica, lo porta alla figura umana e al ritratto.
Nel 1980, Fissore si trasferisce a Londra, dove i suoi lavori convincono la critica inglese e gli valgono la concessione di uno studio londinese dal governo britannico. Qui sviluppa e perfeziona la serie dei "Pic nic" (esposti alla "House Gallery" nel 1981), che anticipano le successive sperimentazioni volte allo studio dei rapporti tra la figura e il paesaggio.
Tornato in Italia, intensifica l'attività espositiva, con l'allestimento di numerose mostre personali e collettive in varie Gallerie italiane, orientando le scelte pittoriche al tema del "Green".Sul finire degli anni 80, Fissore lega la suo ricerca alla Galleria La Bussola di Torino, inaugurando un intenso sodalizio artistico e professionale.
Nel 1993, con una personale dedícata ai "Grandi formati" svela le modalità dei suo lavoro, accostando alle edizíoni maggiori i bozzetti a carbone.
Nello stesso ambito presenta inoltre i dipinti sull'inedito tema del"Mare", attraverso i quali esplora e approfondisce gli aspetti emozionali ed immaginifici dei paesaggio, fino ad estraniarlo da sé stesso, per restituirlo in brani quasi astratti, con una trama di onde, luci, riflessi.
Negli ultimi tempi, pur evolvendo i suoi temi precedenti, si dedica al nuovo tema della "Natura Morta", tornando solo epísodicamente ai suoi quadri di figura.

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domenica, 16 agosto 2009




MARCO NORZI - ROBERTO ISSOGLIO
Concerto
Villa Grock
Via Fanny Ronacati Carli 38 - Imperia
lunedì 17 agosto 2009, h. 21,00
L’associazione 'Arte Sonora Torino' è lieta di presentare, lunedì 17 agosto alle ore 21, il violinista Marco Norzi e il pianista Roberto Issoglio in un concerto nel quale verranno eseguiti brani di Mozart, Beethoven, Schubert e Kreisler.

Norzi è un promettente violinista del 'Verdi' di Torino, reduce da una masterclass tenuta al Mozarteum di Salisburgo dal maestro Amoyal. Lo scorso inverno si è esibito in tournée nelle principali città italiane con la “World Youth Orchestra', diretta dal Maestro Giuranna. Si è già imposto in vari concorsi internazionali ottenendo brillanti risultati e vincendo concerti-premio. Nel settembre 2009 suonerà per il 'Torino Milano Festival Internazionale della Musica' detto 'MITO'.

Roberto Issoglio è invece il direttore artistico dei corsi di perfezionamento che si tengono a Cervo in primavera. Si è diplomato in pianoforte ed ha conseguito poi, con il massimo dei voti, una laurea specialistica ad indirizzo concertistico. Molti concerti in tutta Europa:tra i più importanti quello a Londra nel St Martin in the Fields. Issoglio, di ritorno dalla parentesi rivierasca, inaugurerà prossimamente a Torino la stagione del Politecnico con il quintetto dei Berliner Philarmoniker.

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sabato, 15 agosto 2009




FESTIVAL JAZZ SOUNDZ 2009
Villa Ormond
Corso Cavallotti - Sanremo
17-18 agosto 2009

Il legame tra Sanremo e la sua tradizione jazzistica ultracinquantennale è solido più che mai. Si tratta di un connubio che trova di anno in anno conferma e che si rinnoverà ancora una volta questa estate, proponendo al pubblico, dimostratosi sempre attento e partecipe, grandi nomi della scena jazz italiana e internazionale.

Sanremo d’altronde non può mancare l’appuntamento con la sua storia. Il Festival Internazionale del Jazz è nato nel 1956 ed è stato il primo di questo genere in Europa. Ha ospitato tutti i più grandi nomi, ormai leggendari (Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Count Basie, Modern Jazz Quartet, Basso-Valdambrini, Gerry Mulligan). D’altronde in America quando si citava il Festival di Sanremo, non era certo quello della musica leggera…
Dal 2004 l’eredità del Festival è stata raccolta dall’associazione culturale Sanremo Jazz presieduta da Angelo Giacobbe con la direzione artistica di Dodo Goya. La rinascita nel segno della nuova formula “SOUNDZ” ha visto avvicendarsi nel cartellone della rassegna protagonisti della scena italiana ed internazionale come John Scofield, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Fabrizio Bosso, Tom Harrell, Dado Moroni, Rita Marcotulli, Andy Sheppard, Maurizio Giammarco e molti altri.

Lunedì 17 Agosto si esibiranno i Quintorigo, ensemble “di casa” a Sanremo, avendo partecipato più volte al Festival della Canzone Italiana, conseguendo sempre importanti riconoscimenti quali il Premio della Critica e quello per il Migliore Arrangiamento nelle edizioni 1999 e 2001. Il gruppo, rileggerà in chiave moderna uno dei jazzisti più amati della storia, Charles Mingus. A seguire, sarà il turno del crooner italiano Larry Franco (dagli estimatori indicato come il migliore in questo filone) che, in trio “drumless”, tributerà un altro grandissimo della storia del jazz: Nat King Cole.
La serata di martedì 18 Agosto vedrà invece sul palcoscenico di Villa Ormond il contrabbassista, originario di Praga Miroslav Vitous in duo col trombettista svizzero Franco Ambrosetti, per un’esibizione elegante, raffinata, ricca di pathos ma anche di swing.
Sarà infine il turno del quartetto del trombettista torinese Flavio Boltro, punto fermo del panorama jazzistico nazionale e non solo da oltre quindici anni, trai migliori in Europa con il suo strumento. Boltro è affiancato da una formazione di veri fuoriclasse Giovanni Mazzarino (pianoforte e piano fender), Marco Micheli (contrabbasso) e Francesco Sotgiu (batteria).
Tutta la città di Sanremo sarà coinvolta nel clima festoso del jazz: i locali cittadini ospiteranno jam session, le strade si coloreranno di note dixieland. Il Festival è la Città del Jazz, dove il pubblico può assaporare l’atmosfera della musica afro-americana in varie forme e differenti momenti. I concerti serali saranno l’elemento di maggiore rilievo ma la città è destinata, come più volte sottolineato, ad animarsi di note jazz anche in location differenti e a orari ben diversi.

Una presenza calda e coloratissima insomma, che deve coinvolgere Sanremo in tutte le sue componenti. In quest’ottica, è previsto uno spettacolo itinerante nelle vie del centro il primo giorno della rassegna, lunedì 17 Agosto, in modo da annunciare “in musica” gli eventi ed invitare la cittadinanza a seguire le manifestazioni. La parata, all’insegna delle note dixieland della Belle Epoque Street Parade, formazione composta da alcuni dei migliori jazzisti liguri e non solo, si svolgerà nel cuore di Sanremo e al Porto vecchio.
Come ogni Festival in cui si respiri l’autentica aria della creatività, anche Sanremo favorirà delle occasioni di espressione musicale e divertimento, ovvero dei veri e propri imperdibili concerti “dopo-spettacolo” in cui spontaneamente gli artisti in rassegna si produrranno in performance fuori programma. Locale principe delle Jam Session sarà il Solentiname, un luogo scelto non a caso: si tratta, infatti, di una vera e propria “roccaforte” della musica dal vivo sanremese che “produce” eventi live con continuità per dodici mesi l’anno. Per questo, si è inteso sviluppare una sinergia tra l’organizzazione di Soundz e lo stesso locale. Nelle serate di lunedì 17 e martedì 18 Agosto si darà vita ad appassionanti concerti, usufruendo di un gruppo resident guidato dal jazzista sanremese Enzo Cioffi, cui si aggiungeranno diversi ospiti nel corso della nottata.

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venerdì, 14 agosto 2009

FILIPPO BIAGIOLI
MOSTRA PERSONALE
MAP - Museo Arti Primarie
Mercato Civico di Corso Mazzini
14 agosto - 29 settembre 2009

FILIPPO BIAGIOLI
di ELISABETTA ROTA

Filippo Biagioli è uno degli artisti più immediati, spontanei e sinceri che sia dato incontrare e la sua Analphabetic Art è lo specchio fedele del suo limpido e schietto approccio al fare arte: già, nel panorama odierno, appare anomalo e interessante che un artista si autodefinisca, crei in qualche misura una sua corrente, senza interventi “dall'alto” che spesso coincidono con pure operazioni commerciali, ma l'analphabetismo artistico è qualcosa di più di un rigurgito individuale verso lo strapotere del mercato, è soprattutto una ricerca di un punto zero, di una tabula rasa da cui ricominciare a creare senza condizionamenti. Non esiste assolutamente alcuna rivendicazione di ignoranza in questo progetto, anzi il retroterra culturale di Biagioli è ampio e variegato, ma il motore primo è semplicemente la volontà e il bisogno di dipingere senza porsi futili problemi di retroterra, quando troppi artisti si lasciano ingabbiare dalla vana ricerca di una formula originale, che spesso risulta sterile e banalmente ripetitiva. Filippo invece ha scelto la libertà: di materiali, di tecniche, di segno e, soprattutto, la libertà di essere primitivo senza porsi il problema dei tanti che lo hanno preceduto o lo affiancano in questo percorso e il risultato è, naturalmente, personalissimo e unico. Nonostante gli echi evidenti di Graffitismo (Basquiat è non a caso il suo mito), Street Art e, per scavare nella storia, Art Brut, le sue opere sono sempre riconoscibilissime e fortemente identitarie e il suo segno è assolutamente soggettivo nel tratteggiare i momenti di un percorso che si annoda inevitabilmente, come tutta la vera arte, con il suo personale e il suo vissuto più profondo, quasi una sorta di autoanalisi, testimoniata anche dai numerosi autoritratti.
Le sue storie, perché di storie si tratta anche se riassunte in una sola tavola, parlano un linguaggio ibrido e coinvolgente che si nutre alla doppia fonte della contemporaneità e del mito, storie metropolitane e storie archetipiche dove i manga e i mostri giapponesi si intrecciano senza paura con temi classici e simbolici, dove una maschera demoniaca può rievocare insieme l'Africa più profonda, i graffiti preindoeuropei del Dio cornuto e un presente Ciberpunk e dove Medusa, sacra incarnazione della Dea terrifica ben più antica della Grecia, si trasforma con colori acidi e segno nervoso in un graffito da metro, senza nulla perdere del suo serpentino e paralizzante potere. Un altro aspetto estremamente interessante della produzione di Biagioli è l'affioramento palese di stilemi e moduli di un immaginario, primitivo ma cronologicamente piuttosto vicino a noi, quale è quello medioevale, non so quanto sia consapevole o meno questa scelta che, comunque, è un ulteriore indice dell'originalità della sua arte, ma, nella frontalità di certe figure e nella composizione di certe scene di massa e di battaglia piuttosto che nella scelta di alcune tematiche, è indubitabile l'influenza di una certa Arte romanica, soprattutto di quella più popolare o più nordica ed espressionista, affinità sottolineata appieno da un certo horror vacui che il nostro Artista palesa apertamente, riempiendo spesso le parti vuote degli sfondi con particolari curiosi e, soprattutto, con scritte, essenziali e simboliche come i cartigli degli antichi affreschi, sorta di commento e approfondimento velatamente criptico a un immaginario complesso e rigoglioso, declinato comunque sempre con innata sensibilità compositiva e cromatica.
Sicuramente Filippo Biagioli è mosso da un bisogno insopprimibile di esprimersi e il mondo rutilante che crea, divertente eppure talora tragico,sempre vivo e cangiante è uno specchio profondo della sua interiorità, delle sue aspettative e paure, della sua crescita, in sintesi è vera arte, parte di un personalissimo percorso di autorealizzazione che l'Autore vuole condividere con il mondo, condivisione rafforzata e sottolineata dalla scelta del web come primo e principale luogo di esposizione mediatica e fisica: dalla vendita delle sue opere attraverso un notissimo sito di aste on line, scelta alternativa e vincente che ha contribuito in maniera determinante alla sua scoperta e che tuttora continua in parallelo ad altri canali espositivi più “tradizionali”, al dialogo diretto con il pubblico sul suo sito Analphabetic Art, al recentissimo “Criba, il divoratore di affetti”, il fumetto senza senso che vede la luce come work in progress su Facebook, in ogni caso l'arte e la vita intrecciate inestricabilmente di Filippo vivono un'esistenza parallela e fondamentale sulla Rete. Oserei addirittura dire che la sua ricerca sarebbe incompleta e mutila senza il web 2, un cortocircuito semiotico decisamente rilevante per opere che non si possono assolutamente definire, in alcun modo, come tecnologiche o Net Art, ma che anzi, sono decisamente tradizionali come tecniche, manualità', materiali, addirittura arcaiche nell'approccio da faber alla materia che porta l'autore ad assemblare da sé tele e telai e a recuperare poveri materiali di risulta, valorizzandoli e sublimandoli quasi a cercare una forma aristotelica insita nella materia. Un percorso iniziato anni fa con il recupero di vecchi legni e la creazione di figure sagomate ad hoc e che prosegue ora con i polittici murali, opere decisamente più mature, di vaste dimensioni, dove il segno si fa più fluido e aereo, si ammorbidisce sagomando personaggi mitici, ambigui e ancestrali, soggettivi e oggettivi insieme, angeli e demoni, guerrieri e animali totemici che dormono da sempre nel nostro inconscio, che talora sogniamo e che riconosciamo con un deja vù fulmineo nelle creazioni di Biagioli.
Tra le ricerche più recenti particolarmente significativi risultano arazzi e pannelli tessili, ulteriore sviluppo della continua sperimentazione di materiali, quasi tutti caratterizzati dalla “nuova” cifra stilistica più fluida, si declinano su sfondi tradizionali (tele) o più sperimentali (plastiche, poliesteri) raccontando storie forse più essenziali, sempre arcaiche: nelle opere tessili scompare l'horror vacui ma ricompare prepotente l'ispirazione romanica coniugata con un tribalismo accennato, potrebbero essere stendardi di guerra o di potere di qualche tribù dimenticata, forse barbari dell'alto medioevo, forse indigeni di un'isola perduta nel sogno di un navigatore allucinato, sicuramente colpisce a livello emotivo la riproposizione (inconscia?) e la reinterpretazione dell'abito destinato ai condannati per eresia e stregoneria dall'Inquisizione. Identico il modello,di ruvida tela, completamente ribaltato l'assetto simbolico, le fiamme d'inferno e i demoni sono sostituiti da un coro di verdi serpi che omaggiano un sole raggiante, una danza pagana ostentata che mi piace leggere (lettura personalissima e soggettiva si intende) come un omaggio alle tante generazioni di streghe sacrificate.
La pulizia progressiva degli sfondi e il raffinamento grafico sembrano comunque caratterizzare tutta la produzione più recente dell'autore, anche se l'ironia graffiante e noir e la tavola strapiena di scritte e personaggi permangono e resistono in “Criba”, quasi che Filippo abbia deciso di sdoppiare la sua creatività, esprimendo da un lato un'evoluzione più matura e composta ma mantenendo, dall'altro il suo classico caos vitale e terapeutico. A questo punto è impossibile prevedere come evolveranno le cose, Biagioli è artista troppo poliedrico e multiforme per accettare schemi o sviluppi prefissati, l'eclettismo è la sua firma e il suo punto di forza, si esprime con ogni mezzo necessario fino a inventare anche le fotografie analphabetiche, divertissement dalle solide radici che è anche scavo nella memoria e nel territorio (le sue campagne, la sua vita, gli animali della sua terra) alleggerito da graffi di ironia che tutto sono fuorché leggeri.
Arte e vita, sogno e realtà, un primitivismo contemporaneo che si nutre di identità (la sua Toscana) e di globalità, Preistoria e Terzo Millennio: tutto converge nell'opera di un artista a cui auguro di continuare a crescere e sperimentare rimanendo fedele a sé stesso, il divenire è la cifra della sua ricerca, il divenire deve essere il suo punto di forza.
Panta rei (Eraclito)

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giovedì, 13 agosto 2009

CARLO PASINI
LA TRACCIA DEI SOGNI
Valente Arte
Via Barrili 12 - Finale Ligure
dal 9 agosto al 27 settembre 2009

Il linguaggio dell’artista pavese che si presenta al pubblico con una serie di lavori innovativi dove alcune celebri icone dell’arte moderna e contemporanea diventano occasione per riflettere sul significato stesso dell’immagine e del suo immaginario, in un processo metamorfico che costringe la pittura a nuove verifiche.
Se in Andy Warhol domina il concetto di serialità, nel caso di Pasini prevale lo spiazzamento inteso come traccia per evidenziare le differenze pur nell’ambito di una riconoscibilità apparente dell’immagine.
Le opere dell’artista giocano a rimpiattino con la nostra memoria in una continua tensione tra ciò che osserviamo e ciò che immaginiamo, sviluppando una percezione di carattere mentale.
Queste ultime rappresentano infiniti tasselli che, a seconda della maggiore o minore vicinanza l’una all’altra, sviluppano tracciati imprevedibili lungo la superficie.
Per ciascuna realizzazione Pasini utilizza, in base alle misure, dalle 15 alle 30 mila puntine da disegno riconquistando la consapevolezza di un gesto meccanico in un continuo calembour visivo, dove l’immagine appare o scompare a seconda della posizione dell’osservatore.
Accanto alle Marilyn o ai ritratti di Mao ispirati a Warhol, non mancano le Ninfee con espliciti riferimenti a Claude Monet o la Dance ispirata a Henri Matisse in una produzione che scompagina le icone della storia dell’arte passando attraverso Pino Pascali e naturalmente Aldo Mondino, l’artista torinese di cui Pasini è stato assistente negli ultimi cinque anni.
Queste libere e giocose citazioni si intercalano con la serie delle Pelli di serpente dove Pasini crea immagini mutanti che tendono verso l’astrazione.

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mercoledì, 12 agosto 2009

CERVO. STORIE DI PITTURA PIEMONTESE DEL NOVECENTO IN LIGURIA
a cura di Daniela lauria e Alfonso Sista
Museo del Paesaggio - Casa Ceretti
Via Roma 42 - Intra
dall'8 agosto al 20 settembre 2009

Il tema portante della mostra, che lo scorso anno è stata presentata a Cervo (Imperia) nasce da una ricerca e da una constatazione storica: nel periodo successivo all'ultimo conflitto mondiale, a cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta, il piccolo borgo medievale di Cervo, affacciato sul mare, esercitò un fascino speciale su un gruppo di artisti e di intellettuali, in particolare piemontesi, che lo scelsero quale residenza estiva, dando vita a un ricco cenacolo artistico e culturale. Molti di questi personaggi conobbero la Riviera di Ponente perché influenzati dal forte legame tra Carlo Levi e la Liguria, scelta come luogo di riflessione e di ispirazione per il suo lavoro. Si formò a partire dalla seconda metà del Novecento, una piccola comunità di pittori torinesi: tra i primi ad arrivare ci fu l’artista Francesco Casorati Pavarolo, figlio di Felice Casorati, arrivarono poi Piero Martina, Sergio Saroni, Romano Campagnoli e Francesco Menzio. Il piccolo centro ligure divenne una fucina intellettuale che coinvolse anche letterati come Henry Furst che fece conoscere all’estero le opere di Montale, Moravia, Soldati, Landolfi, Zavattini, Palazzeschi ed altri ancora, traducendo in italiano Jünger, Douglas, Sombart, Sackville –West e Walschap. Fu inoltre proprio a Cervo che iniziarono i primi incontri tra famosi musicisti come Sergio Liberovic con Italo Calvino e Emilio Jona che diedero vita al movimento “Cantacronache”che si opponeva alla canzonetta di consumo. In questo ambiente, così fervido, nel 1956, L’Azienda Autonoma di Soggiorno decise di dare vita ad un concorso nazionale d’arte, puntando alla formazione di un piccolo nucleo di arte contemporanea, al quale parteciparono numerosi artisti piemontesi.
Questa mostra viene ora riproposta a Verbania, località del Lago Maggiore dove la presenza del Museo del Paesaggio è garanzia di valori culturali ed artistici, che diventano l’occasione per una sorta di gemellaggio tra le due realtà nel processo di avvicinamento messo in atto dalle Regioni Liguria e Piemonte.

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martedì, 11 agosto 2009




"Circolo Artistico Amici nell'Arte"
ORIZZONTI
a cura di Silvia Bottaro, Carlos Carlé, Clizia Orlando
Castello Costa Del Carretto - Garlenda
dal 25 luglio al 31 agosto 2009

Artisti:
Walter Accigliaro, Maidè Aicardi, Carmelina Barbato, Ennio Bestoso, Franca Briatore, Marco Cardini, Carlos Carlé, Pietrina Cau, Sandra Cavalleri, Anna Corti, Giuseppe De Carlo, Dolores de Giorgi, Severina Di Palma, Omar Galliani, Andrea Gianasso, Franco Grassi, Caroline Keyn, Chiara Lombardo, Ferdinando Marchese, Mauro Marchiano, Sabrina Marchiano, Lorenzo Massobrio, Giovanni Mazza, Luigi Merlo, Luca Mesini, Mario Mondino, Joy Moore, Maria Pia Demicheli, Gabriella Piazzolla, Emilio Scanavino, Umberto Schettini, Luigi Segre, Angela Simone, Giuseppe Sinesi, Carmen Spigno, Bruno Tosi, Giovanna Usai, Laura Vegas, Wolfgang Zelmer.

Molti in effetti sono i “confini” che fanno parte della nostra quotidianità; vi sono quelli geografici-territoriali tra stato e stato, tra regione e regione, tra paese e paese; vi sono quelli linguistici, religiosi, etnici, vi sono quelli culturali e relazionali che chiudono le persone negli angusti limiti del proprio egocentrismo… questi sono i peggiori, poiché sono causa di inimicizie, soprusi, violenze, umiliazioni, anche fra gente dello stesso luogo e della stessa famiglia.
Ci sono infine quelli psicologici e psichici, che tormentano l’animo degli individui.
L’arte, in tutte le sue forme, è un mezzo per superare questi “confini” e questi “limiti”, sciogliendo i nodi che li costringono e liberando l’essere dai legami negativi che lo avvinghiano. Allargando, appunto, i suoi orizzonti.

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lunedì, 10 agosto 2009

PATRICK MAURIÉS
NIETZSCHE À NICE
Gallimard, 17/04/2009

Nietzsche a séjourné cinq fois à Nice; lorsqu'il quitte une dernière fois la ville, le 2 avril 1888, c'est pour sombrer quelques mois plus tard dans la folie.
À Nice, il retrouve la lumière d'acier, sèche et limpide, l'air "africain", la légèreté diététique, l'alacrité de pensée, les courants alcyoniens. Dans la librairie où il se rend régulièrement pour provoquer le hasard, il lève peut-être la tête du livre qu'il feuillette et croise le regard d'un jeune homme aux yeux clairs, philosophe lui aussi, aux thèmes et à l'écriture souvent étonnamment proches des siens, en qui il pourrait reconnaître son double.
De Jean-Marie Guyau, célèbre alors, et destiné à disparaître quelques semaines plus tard, il ne reste plus aujourd'hui que quelques traces dans la mémoire des érudits, et l'ombre pâle d'un penseur fiévreux, trop tôt happé par la mort.

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domenica, 09 agosto 2009

LA SCOMPARSA DI OSCAR MARCHISIO

Oscar Marchisio se n'è andato nel sonno il 6 agosto nella sua casa di Carpasio (IM). Aveva 59 anni e un entusiasmo da ragazzino che si traduceva in un inesauribile catalogo di attività: politico, sociologo, consulente del sindacato, docente, scrittore ed editore. Nato a Genova era però politicamente cresciutoa Bologna nella nidiata di intellettuali tenuta a battesimo dall'ex sindaco Guido Fanti. Dopo quella stagione politica, Marchisio aveva mantenuto solidissimi rapporti con le due torri dividendo la sua vita tra Liguria ed Emilia con lunghe parentesi di viaggio in Cina di cui era diventato grande esperto al punto da svolgere lavoro di consulenza per molti imprenditori desiderosi di sbarcare sul mercato del gigante orientale. A Bologna Marchisio aveva trovato l'humus giusto per assecondare la sua esuberanza creativa. Col mondo politico e istituzionale aveva sempre mantenuto collaborazione senza mai diventare un uomo d'apparato e conservando la sua autonomia critica di chierico errante. Anche quando fu nominato membro della segreteria dell'allora Ds, lo fece da indipendente, testa pensante che si sottraeva alle discipline di scuderia. Dello stesso segno è stata la sua lunga collaborazione con la Cgil e con la Lega delle cooperative entro le quali aveva portato una ventata di modernità e di apertura. Negli ultimi anni, Marchisio aveva aperto un altro fronte di attività, quello, forse,a cui teneva di più: l' editoria. Andava dicendo che voleva mettere in piedi «una fabbrica di libri» seguendo con un filo di utopia un progetto idealmente nobile e forte come può essere quello che si sobbarca l'onere di informare e testimoniare. Così era nata «Socialmente», la sua casa editrice, col compito di dedicarsi ai temi dell'analisi della realtà ospitando saggisti e intellettuali. La notizia della morte di Marchisio ha suscitato grande dolore in città. Ieri lo hanno ricordato il segretario della Camera del lavoro Cesare Melloni, il sindaco di San Lazzaro Marco Macciantelli, Sergio Caserta di Sinistra democratica e i molti amici.

Valerio Varesi
Repubblica — 08 agosto 2009
pagina 1 / sezione: Bologna

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sabato, 08 agosto 2009

ARTE/NATURA
DA MAX ERNST ALL'ARTE NEL BORGO
Arte/Natura: da Max Ernst all’Arte nel borgo
a cura di Valentina Calzia
da un'idea di Grazia Chiesa
Pinacoteca Civica
Palazzo del Collegio
Piazza Del Duomo 11 A - Imperia Porto Maurizio
dal 7 al 30 agosto 2009

Si è inaugurata ieri, venerdì 7 agosto, alla Pinacoteca Civica – Centro Polivalente di Imperia la mostra tematica itinerante organizzata dalla Fondazione D’Ars, a cura di Valentina Calzia su idea di Grazia Chiesa.
Prima tappa di questa rassegna è stato, dal 13 giugno al 5 luglio, il borgo medievale di Vigoleno (PC) e il Castello dove Max Ernst soggiornò per qualche tempo dipingendovi, nel 1933, La foresta imbalsamata. Gli undici artisti partecipanti si sono confrontati con il celebre quadro e, in generale, con il tema della Natura, declinandolo secondo la propria personale visione del mondo e dell’arte.

Le opere di Barbara Busetto, Maria Corte, Annalisa Di Meo, Giovanni Leombianchi Silvia Logi, Anna Maria Mastropasqua, Eleonora Pucci, Rosa Spina, Vincenzo Torcello, Giovanna Valli e Danilo Viviani saranno ospitate a Imperia fino al 30 agosto. Ad ottobre le loro opere saranno esposte alla Galleria Trasparente di Milano.

La Pinacoteca Civica di Imperia, che si trova in Piazza Duomo a Porto Maurizio, è attualmente gestita da una giovane associazione culturale, IMagine, che da circa un anno opera nell’ambito della gestione degli spazi museali e nell’organizzazione degli eventi culturali e artistici.

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venerdì, 07 agosto 2009

GUIDO SEBORGA
IDEOGRAFIE
Chiesa Anglicana
Via Regina Vittoria 4 - Bordighera
dall'8 al 22 agosto 2009

Domani, sabato 8 agosto alle ore 21,15 alla Chiesa Anglicana inaugurazione della mostra di Guido Seborga "Ideografie". La mostra sarà aperta tutti i giorni, fino al 22 agosto, dalle ore 20,00 alle ore 23,00. All'inaugurazione interverranno Laura Hess, figlia di Seborga, Massimo Novelli, scrittore e giornalista di "La Repubblica" e Leo Lecci ricercatore in Storia Contemporanea all'Università di Genova.
Verrà proiettato il video "Guido Seborga - ritratto d'artista".

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giovedì, 06 agosto 2009

CESARE MORANDINI
LE ORIGINI DEL DISTRETTO MONREGALESE DELLA CERAMICA
Allemandi, 2009
Collana "Varia"

Un pugno di borghesi dalle travagliate storie personali dà vita ad un nuovo ramo di industria (che diverrà noto come la ceramica «Vecchia Mondovì»), realizzando, in un Monregalese tornato terra di mezzo tra Piemonte e Liguria, una mirabile integrazione tra risorse di diversa provenienza geografica, sociali, culturali e materiali. Sono vicende agrodolci di vittorie e di sconfitte, di sogni e disillusioni, di migrazioni e di fughe, di argilla, piombo, fornaci, sapienza tecnica, denaro, amore, politica e reti di relazione, intrecciate in un racconto inaspettatamente fluido a partire da un poderoso e sapiente scavo d’archivio. Un contributo nuovo e di primo piano non solo alla storia economica di Mondovì e del Piemonte, ma alla conoscenza dell’imprenditoria come esercizio di radicamento sociale; ed un potente fascio di luce sul mondo dimenticato della cultura delle mani e del fare.

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mercoledì, 05 agosto 2009

GEORGE ROUAULT
PAYSAGES
Musée de l'Annonciade
Le Port - Saint Tropez
du 4 Juillet 2009 au 12 Octobre 2009

Le musée de L'Annonciade organise une exposition inédite consacrée aux paysages de Georges Rouault. Bien que le peintre se soit intéressé soixante ans durant au thème du paysage, de ses premières toiles en 1891 jusqu'à sa mort en 1958, il reste surtout connu pour ses figures de filles, de juges ou de clowns ou ses oeuvres d'inspiration religieuse. Elève 'préféré' de Gustave Moreau, il sera conservateur du fameux musée-atelier que Moreau légua à l'Etat et n'hésita pas à affirmer son admiration pour ses aînés tout en affichant une liberté de style laissant sa personnalité s'affirmer puissamment. Ses premières séries de paysages attestent de la fascination du jeune parisien pour les maîtres anciens : Poussin, Le Lorrain, mais aussi Rembrandt, Goya ou encore Corot. Plus d'une soixantaine de tableaux issus d'institutions publiques nationales et internationales : France, Allemagne, Suisse, Belgique, Japon (Fondation Yoshii.. .), mais aussi de collections privées, sont avec le concours de la Fondation Rouault réunis à Saint-Tropez, pour rendre hommage à cet artiste inclassable. Longtemps plus célèbre à l'étranger qu'en France, il est aujourd'hui régulièrement montré ; néanmoins, l'exposition que lui consacre le musée de Saint-Tropez constituera pour beaucoup une révélation.

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martedì, 04 agosto 2009




THE CHIEFTAINS
CELTIC CONNECTION TOUR 2009
Fortezza del Priamar
Corso Giuseppe Mazzini 1 - Savona
martedì 4 agosto 2009, h. 21,30

I Chieftains non sono una band di musica irlandese. I Chieftains sono la musica irlandese. Adorato in patria e portavoce mondiale indiscusso della tradizione del proprio paese, il gruppo vanta una carriera discografica che affonda le sue origini nella Dublino dei primi anni Sessanta, ruotando attorno alla figura del suo carismatico frontman, il suonatore di uillean pipes Paddy Moloney.

Sonorità fuori del tempo, echi di leggende antiche, la voce di una terra da sempre sinonimo di magia, i Chieftains sono questo e molto di più, arrivando, tra uno e l'altro dei loro quasi 40 album, a stregare anche Stanley Kubrick, che li volle a tutti i costi per la colonna sonora del suo Barry Lyndon. Nel corso della loro carriera i Chieftains hanno suonato in tutto il mondo, partecipando a progetti di contaminazione musicale di grande spessore. coinvolgendo artisti rock e folk di fama mondiale, fra cui Van Morrison, Roger Daltrey (the Who), Chet Atkins, Rolling Stones, Sting, Sinead O'Connor. E in Italia è del 2007 la collaborazione con Eros Ramazzotti.

Lo spettacolo dei Chieftains sarà introdotto dai Birkin Tree, che si esibiranno in apertura di serata come gruppo di supporto. Fabio Rinaudo e Daniele Caronna, fondatori del gruppo savonese, hanno già collaborato con i Chieftains in occasione della tournée italiana 2008.

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lunedì, 03 agosto 2009




DAVIDE PUMA
IO SONO QUI
Accademia Balbo
Via Primo Maggio - Bordighera
dall'1 al 16 agosto 2009

L’Accademia Balbo di Bordighera presenta negli spazi espositivi di via I Maggio la mostra personale di uno dei suoi migliori allievi. Davide Puma, nato a Sanremo nel 1971, collabora da diversi anni con la Wannabee Gallery di Milano e si sta affermando a livello nazionale soprattutto con la serie dei ritratti. Grazie a una pittura materica priva di sfumature ma al contrario esasperata nell’uso dei contrasti, i personaggi non sono analizzati in una dimensione puramente estetica, ma anzi indagati fino nell’anima, con il risultato quasi inquietante di trovarsi di fronte a una persona viva, a cui è possibile leggere i pensieri.
I sette ritratti di grandi dimensione in mostra propongono giovani donne, ragazzi o persone anziane e, sulla scia di riferimenti artistici quali Lucien Freud, Casorati o Saudek, sono raffigurati in un ambiente ridotto a una macchia o poco più, spesso addirittura rivestito da un telo, come a nascondere ogni elemento estraneo al soggetto, e grazie al segno graffiante della spatola è proprio l’essere umano, nudo di fronte all’artista, l’unico e solo messo a fuoco dall’obiettivo.
Il paesaggio è invece appena suggerito con le spatolate di colore che circondano la serie dei grandi animali, qui rappresentata da quattro imponenti tele che ritraggono mucche e cavalli. Davide Puma dipinge questi soggetti per rivendicarne il ruolo di esseri viventi, provvisti di un corpo elegante, che l’uomo nei secoli gli ha sottratto. La luce che ne disegna i contorni sembra invitare alla riflessione sulla responsabilità che il genere umano ha nei confronti dell’ecosistema in cui vive, e il solo gesto di portare oggi sulla tela uno scenario caro ai pittori paesaggisti dell’Ottocento, anche se rivisitato con un segno pittorico del tutto personale, rivela un’originalità che si distingue dalle mode della sperimentazione attuale.
Di grande impatto visivo, la serie dei paesaggi urbani ci porta, grazie a una scelta cromatica che rivela allo sguardo un labirinto di case ammassate le une sulle altre, a ripercorrere le città liguri con una nuova prospettiva, quasi a volo d’uccello.
Concludono l’esposizione alcune nature morte di medie e piccole dimensioni, e dimostrano le potenzialità di un artista di casa nostra che, anche se ancora all’esordio della sua carriera può offrire ad un pubblico di appassionati una varietà di soggetti e uno stile tra i più interessanti nel panorama artistico contemporaneo.

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domenica, 02 agosto 2009

ALIGHIERO BOETTI
a cura di Nicola Davide Angerame
Ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 10 - Alassio
dal 2 al 30 agosto 2009

S'inaugura domenica 2 agosto 2009 alle ore 21,15 la mostra personale di Alighiero Boetti. Organizzata dall'Ex Chiesa Anglicana di Alassio per conto dell'Assessorato alla Cultura della Città di Alassio, la mostra espone più di trenta opere, datate dalla fine degli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta, e il film “Niente da vedere, niente da nascondere”, regia di Emidio Greco, che rappresenta un catalogo visivo delle opere del primo Boetti, spiegate dalla voce stessa dell'artista. A completare il ritratto di un artista tra i più importanti dell'arte concettuale del secondo Novecento, le fotografie ed i ritratti a lui dedicati da parte di Paolo Mussat Sartor, un testimone dell'arte italiana che a partire dagli anni Sessanta ha frequentato, fotografato ed esposto con gli artisti dell'Arte Povera. Le sue immagini di Boetti sono tra le opere più conosciute. Come quella celebre in cui Alighiero e Boetti (come lo stesso artista si firma a partire dal 1972 per indicare uno sdoppiamento con il quale l'artista e l'uomo, il viaggiatore e il pensatore, si sono misurati per tutta la vita) suona un mandolino con due tastiere.

“Nella sua carriera d'artista – spiega Monica Zioni, Assessore alla Cultura e al Turismo di Alassio – Alighiero Boetti è stato invitato per ben sei volte alla Biennale di Venezia. Già questo potrebbe rendere l'idea della grandezza dell'artista torinese che nella propria carriera, vicina e lontana alle fortune dell'Arte Povera, ha esposto nelle mostre più prestigiose del proprio tempo. Alassio ha voluto dedicargli una mostra personale volta a raccontare alcuni aspetti del lavoro di un artista brillante, ammirato dai colleghi e punto di riferimento delle generazioni di artisti più giovani. Per questo, desidero ringraziare i prestatori delle opere e la Fondazione Alighiero Boetti”.

“Boetti – spiega Nicola Davide Angerame, curatore della mostra e del catalogo - ha lasciato presto il solco dell'Arte Povera torinese a cui apparteneva negli ultimi anni Sessanta, scegliendo Roma come base di partenza verso l'amato Afghanistan. Una scelta dovuta all'attrazione esercitata da una cultura antica, primitiva e raffinata, capace di vedere nell'immagine, qualsiasi immagine, un prodigio. Anche Boetti aveva questa sensibilità. Allontanatosi dalla tridimensionalità dei poveristi, la sua via si raffina negli anni Settanta andando verso un “concettualismo popolare” la cui cifra stilistica è racchiusa nei celebri arazzini: frasi ricamate da donne afgane le cui lettere sono disposte dentro quadrati. In queste frasi, come la mostra vuole sottolineare, c'è buona parte del Boetti concettuale e popolare. Si tratta infatti di detti, più spesso di giochi di parole o accostamenti che sono cari all'artista e che raccolgono un significato quasi sapienziale. Sono parole non da leggere ma da “contemplare” per riconoscere quanto per Boetti diventa essenziale lungo tutto il corso della propria opera e di tutte la sue opere: ordine e disordine, necessità e caso sono i due volti di una stessa medaglia. La vita, la natura e tutto quanto concerne l'uomo è un apparente caos fino a che non se ne conosce il codice di accesso, la chiave di volta capace di rendere tutto comprensibile come se fosse determinato da un regola universale. La linguistica, la matematica, la scienza, la storia o la geografia diventano per Boetti discipline equivalenti, in un momento storico in cui la cultura scientifica e quella umanistica tendono ciascuna ad impartire confini netti per distinguersi al limite dell'antagonismo più esacerbato. Da qui il fascino che su di lui hanno esercitato i numeri e le lettere. In questa mostra, gli arazzi diventano la guida privilegiata per conoscere l'arte concettuale e popolare di Boetti, capace di offrirsi come esoterica ed evocativa, ma allo stesso tempo anche vicina al gusto delle persone, grazie ai colori e al messo popolare del ricamo usato in chiave poetica. Boetti, malgrado la moda del tempo, non è stato un artista performativo, ma ha utilizzato spesso la fotografia, e in particolar modo l'autoritratto, come forma d'arte. La mostra espone alcune immagini storiche in cui l'artista esprime la propria passione intellettuale per il viaggio inteso come scoperta interiore e della conoscenza come viaggio nel mondo e nella storia”.

Alighiero Boetti è stato sei volte presente alla Biennale di Venezia, con sala personale premiata nell’edizione del 1990 e un omaggio postumo nel 2001. Ha esposto nelle mostre più prestigiose e emblematiche della sua generazione, da ‘When attitudes become form’ (1969 ) a ‘Contemporanea’ (Roma, 1973), da ‘Identité italienne’ (Parigi, 1981) a ‘The italian metamorphosis 1943-1968’ (Guggenheim Museum New York, 1994). La sua opera nonché le sue scelte in quanto artista hanno fortemente influenzato la generazione successiva e molti giovani del nuovo millennio, in Italia e nel mondo.
Nasce a Torino dove esordisce nell’ambito dell’Arte Povera a gennaio del 1967. Nel 1972 si trasferisce a Roma. Già l’anno precedente ha scoperto l’Afghanistan e avviato il lavoro artistico che affida alle ricamatrici afghane, tra cui le Mappe, planisferi colorati che egli riproporrà lungo gli anni come registro dei mutamenti politici del mondo.
Artista concettuale, versatile e caleidoscopico, produce una grande varietà di tipologie di opere e per alcune delega l’esecuzione manuale ad altri, ma sempre secondo regole del gioco ben precise da lui dettate.

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