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Notizie e commenti sulle arti nel Ponente ligure e dintorni

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giovedì, 31 luglio 2008

INCONTRO CON GHERARDO COLOMBO
per il ciclo "Serate d'autore 2008"
Area Giardini Sala Marexiano - Borghetto Santo Spirito
Venerdì 1 agosto 2008, h. 21,30

Venerdì 1 agosto si svolgerà il terzo importante appuntamento con le “Serate d’Autore”, organizzate dal comune di Borghetto Santo Spirito, attraverso la Biblioteca Civica. La rassegna, giunta quest’anno alla quinta edizione, si propone di presentare al pubblico grandi autori, scrittori emergenti e scrittori di Liguria.
Scopo della rassegna è quello di suggerire buone letture e di incontrare gli Autori dei libri proposti per ascoltare dalla loro voce riflessioni e commenti. Gli incontri si svolgono nella suggestiva ambientazione dei giardini di Sala Marexiano, nel centro storico di Borghetto Santo Spirito, dove, circondati dalle antiche mura trecentesche, si crea una incantevole atmosfera d’ascolto. I primi due appuntamenti, il 4 luglio con Bruno Gambarotta ed il 25 luglio con Andrea Bajani, hanno riservato al pubblico due interessanti serate, con personaggi di grande spicco nel mondo dell’editoria italiana.
Il terzo appuntamento è per venerdì 1 agosto con Gherardo Colombo, che presenterà il volume “Sulle Regole” edito da Feltrinelli. Gherardo Colombo, nato a Briosco il 23 giugno 1946 è un magistrato italiano, attualmente ritiratosi dal servizio, divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri quali la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, Mani pulite, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme.

A metà febbraio del 2007, in coincidenza dello scadere del 15° anno dall’inizio dell’inchesta Mani pulite, comunica le sue dimissioni da magistrato con lettera al Consiglio Superiore della Magistratura ed al Ministero della Giustizia. Molte le sue pubblicazioni giuridiche: Un commento sulle misure di coordinamento in appendice al commentario del nuovo codice di procedura penale; Giuffrè (1990), Il nuovo codice di procedura penale, in Politica italiana; Il Mulino (1990), Il riciclaggio - Gli strumenti giudiziari di controllo dei flussi monetari illeciti con le modifiche introdotte alla nuova legge antimafia; Giuffrè (1991), Il maxi processo, in Il nuovo processo penale. Caratteri ed effetti del primo codice della Repubblica; Franco Angeli (1991) (coautore), La legislazione antimafia, raccolta di leggi antimafia; Giuffrè (1994), Dal 1996 Gherardo Colombo si cimenta con la Letteratura e pubblica: Il vizio della memoria, Feltrinelli (1996), Ameni inganni, Garzanti (2001). Fino ad arrivare al 2008, quando pubblica “Sulle regole” con l’editore Feltrinelli
“La giustizia” dice Colombo, “è misurata in base ai valori che una società si vuole dare: uguaglianza, rispetto delle persone, delle regole. Sono i valori che danno la direzione in cui si vuole andare, come società e come leggi, su di cui questa si appoggia. Sulle regole” continua l’autore, “fondiamo la nostra vita sociale, ad esse ci affidiamo nel chiedere giustizia o per capire fino a dove possiamo spingerci nel chiedere nuovi diritti. Tutto si fonda sulle regole: giustizia, diritti, convivenza civile, democrazia, economia, temi etici, punizioni e opportunità. Eppure da anni assistiamo ad uno scollamento tra modelli emergenti di nuove società e cultura della giustizia.”
È allora necessaria una pubblica discussione sulle regole: capire cioè che tipo di società vogliamo e quali regole debbano disciplinare i nostri rapporti. È più opportuno un modello verticale basato sulla gerarchia, competizione e centralità della pena oppure uno orizzontale orientato al riconoscimento dell’altro e più rispettoso della persona? Nei Principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale l’articolo 2 recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Oggi, a sessant’anni dalla nostra carta fondamentale, qual è il rapporto tra cittadini e regole? Quali sono i valori di base che guidano la nostra convivenza? A queste e a molte altre domande risponderà Gherardo Colombo a Borghetto Santo Spirito. 
 

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mercoledì, 30 luglio 2008

METROPOLIS
Ipotesi sulla citta' futura. Dipinti di Giacomo Costa e Corrado Zeni
a cura di Nicola Davide Angerame
Ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 7 - Alassio
dal 30/7 al 24/8/2008

Mercoledi' 30 luglio 2008, a partire dalle ore 21,15 s'inaugura presso l' Ex Chiesa Anglicana di Alassio la mostra "METROPOLIS. Ipotesi sulla città futura", doppia personale di Giacomo Costa e Corrado Zeni. L' esposizione, voluta dall'Assessore alla Cultura Monica Zioni, organizzata dall'Ex Chiesa Anglicana e curata da Nicola Davide Angerame (ingresso libero, catalogo in galleria), e' concepita come una doppia personale che espone, attraverso gli ultimi e inediti lavori dei due artisti, un'idea di città che proprio in film come Metropolis di Fritz Lang, o in Blade Runner di Ridley Scott, trovano un modello e una narrazione che si riflette come un'evocazione lontana, uno stile e uno sguardo nei lavori di Costa e di Zeni. "Due lavori molto diversi tra loro - precisa il curatore della mostra Nicola Davide Angerame - che trovano in questa dimensione, della metropoli ipotetica del futuro o di una città invisibile alla Italo Calvino, il loro punto d'incontro, una suggestione comune. Mentre Costa dipinge al computer enormi distese di un vedutismo fantastico da terzo millennio, Zeni usa la pittura classica per ritrarre un'umanità che abita i "non luoghi" descritti dal filosofo francese Marc Auge'. Mentre il primo dipinge una città senza a abitanti, il secondo ritrae abitanti senza città".
"Anche se Alassio e' distante dall'idea di metropoli, e in cio' risiede stoicamente la sua forza e il suo carattere, anche lei presenta alcuni caratteri di una "metropoli" sui generis - dichiara Monica Zioni, Assessore alla Cultura di Alassio -: fondata molti secoli fa come insediamento rurale, Alassio e' divenuta durante la fine dell'Ottocento la località di vacanza e di residenza i funzionari della corona britannica. La costruzione della ferrovia e di molte grandi ville sulle colline, ma anche di grandi hotel, sale da the e casino', ha mutato per sempre non soltanto il panorama della città, la sua conformazione fisica, ma anche i suoi ritmi e le sue abitudini. Con il successivo turismo di massa del boom economico nel dopoguerra, anche Alassio, come altre cittadine tranquille della Riviera, ha assunto in periodi estivi la conformazione psicologica di una piccola metropoli, registrando vertiginosi aumenti di densità di popolazione, di consumi, di scambi culturali e di spostamenti. Questa mostra quindi la riguarda, nel suo piccolo, come ipotesi lontana ma non del tutto estranea di un futuro che tutti noi alassini ci auguriamo sarà diverso da quello delle metropoli. Poiche' la biodiversità non riguarda soltanto le specie animali e vegetali, ma anche le realtà urbane e architettoniche che accolgono la vita umana".

Giacomo Costa
Giacomo Costa e' nato nel 1970 a Firenze dove vive e lavora.
Ha partecipato alla XIII Quadriennale di Roma (1999) e alla VIII Biennale della Fotografia (1999) di Torino ed ha tenuto personali da Photology a Londra (1999), alla Arthur Roger Gallery di New Orleans (1999) ed alla Laurence Miller Gallery a New York (2000). É stato anche invitato ad esporre al Contemporary Art Center of New Orleans in occasione della mostra "Photography Now" (2001) ed alla Anteprima della XIV Quadriennale a Torino (2004). Nel 2002 ha tenuto una personale presso Sergio Tossi Arte Contemporanea (Firenze) e nel 2003 presso Guidi&Schoen a Genova . Nel 2005 al suo lavoro sono state dedicate due mostre, una dal Quarter- Centro Produzione Arte di Firenze a cura di Sergio Risaliti e Pietro Gagliano' ed una presso la Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Ciampino (Roma).
Nel 2006 ha preso parte alla X Biennale di Venezia di Architettura.
Nell'ottobre dello stesso anno una sua opera e' stata esposta al Centre Pompidou di Parigi in occasione della mostra Le Peintres de la vie moderne entrando a far parte della collezione permanente del museo. Nel novembre 2006 ha presentato la sua nuova serie di lavori Atti metropolitani in due personali alla Galleria Guidi&Schoen di Genova ed alla Galerie Clairefontaine in Lussemburgo. Nel Settembre del 2007 il suo lavoro e' stato esposto presso Phillips De Pury a New York in occasione della mostra C-Photo Exhibition.
Tra il 2007 ed i primi mesi del 2008 la rinnovata visibilità internazionale del suo lavoro a portato alla pubblicazione di una serie di servizi monografici dedicatigli su alcune delle piu' importanti riviste di fotografia internazionali , tra le quali C-Photo Magazine (Gb), Photo' (F), Foto Magazin (D), Frame (O), DIgital Photo (Ru), POL Oxygen (Aus).
Durante gli anni il suo lavoro e' stato esposto in alcune delle piu' importante fiere d'arte internazionali, tra le quali, Art Basel (Ch), Art Cologne (D), Arco Madrid (Es), Paris Photo (Fr), FIAC (Fr), Art Moscow (Ru), Art Chicago (Usa), Artefiera (It).

Corrado Zeni
Corrado Zeni e' nato nel 1967 a Genova, dove vive e lavora.
È stato tra i finalisti del Premio Cairo (2003), e nello stesso anno ha tenuto personali presso le gallerie Guidi&Schoen di Genova e Ronchini di Terni. Nel 2004 e' stato tra gli artisti invitati a partecipare all'Anteprima della XIV Quadriennale ha esposto al Mart di Rovereto, e con due mostre personali alla Galleria Voss di Dusseldorf ed alla Galleria d'Arte Moderna di San Marino. Nel 2005 e' stato tra i finalisti del Premio Maretti e del Premio Fabbri ed ha esposto una nuova serie di lavori in una mostra personale presso la D'ac la Galleria Comunale d'arte contemporanea di Ciampino.
Nel 2006 ha partecipato alle mostre La donna oggetto al Castello sforzesco di Vigevano ed Human Art presso la Galleria Comunale di Catania. Ha partecipato alla mostra Nuovi pittori della realtà al Pac di Milano (2007) ed e' stato tra gli artisti invtati alla mostra Linee all' orizzonte alla Galleria d'Arte Moderna di Genova. Nello stesso anno e' stato tra i finalisti del Premio Michetti ed ha esposto una nuova serie di lavori alla Galleria Dieffe di Torino.
Nel corso degli anni il suo lavoro e' stato esposto in alcune delle piu' importante fiere d'arte internazionali, tra le quali, Art Bruxelles (Be), Art Cologne (D), Arco Madrid (Es), Art Moscow (Ru), Artefiera (It).

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martedì, 29 luglio 2008

Premio "Alassio Cento Libri"
XIV Edizione
INCONTRO CON ANDREJ LONGO
Auditorium Civica Biblioteca
Piazza Airaldi e Durante 7 - Alassio
martedì 29 luglio 2008, h. 21,15

Prosegue, ad Alassio, la rassegna di incontri con gli scrittori finalisti della quattordicesima edizione del premio “Alassio Cento Libri – Un Autore per l’Europa”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Alassio.
Martedì 29 luglio, alle ore 21,15, nella Civica Biblioteca, il pubblico potrà incontrare Andrej Longo, autore di “Dieci” (2007, Adelphi), una raccolta di racconti esemplari. La rassegna di incontri con i finalisti del Premio si chiuderà il 5 agosto, con Gianni Farinetti che presenterà il romanzo “Il segreto tra di noi”.
Il progetto di promozione letteraria Alassio Cento Libri prevede l’assegnazione di due premi nazionali Un Autore per l’Europa e Un Editore per l’Europa, il Premio Alassio per l’Informazione Culturale e il Riconoscimento Alassio Internazionale che quest’anno è stato assegnato allo scrittore spagnolo Javier Marías, premiato a febbraio in occasione della Fiera del Libro a Torino.
La Giuria del premio Nazionale “Alassio 100 libri – Un Editore per l’Europa”, presieduta da Giuliano Vigini e composta da Alberto Cadioli, Ernesto Ferrero, Annamaria Gandini e Armando Torno ha assegnato all’unanimità la decima edizione del premio alla casa editrice Guanda. Annunciato anche il vincitore del Premio Alassio per l’Informazione Culturale che quest’anno sarà consegnato a Corrado Augias. Le premiazioni si svolgeranno ad Alassio, dal 12 al 14 settembre.

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domenica, 27 luglio 2008

BENIAMINO E CARLA JOPPOLO: DUE IN UNO
Comune di Savona - Sala Rossa
lunedì 28 luglio 2008, h. 11,00
interventi di Milena Milani e Giorgio Venturino
(presentazione)
Atelier Savaia Via Repetto 10 - Albisola Marina
lunedì 28 luglio 2008 h. 18,30
(inaugurazione mostra)

Torniamo con la mente al dopoguerra, quando Lucio Fontana ritornò dall’Argentina con il Manifiesto Blanco, compilato a Buenos Ayres con i suoi allievi, venne a Albisola dove soltanto Milena Milani aderì alle nuove teorie. Più tardi esse vennero percepite da altri artisti e intellettuali a Milano e, tra questi, lo scrittore, poeta, drammaturgo, critico d’arte e anche pittore, Beniamino Joppolo, siciliano di Patti (Messina) dove era nato nel 1906.
Nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, aveva sposato la pittrice milanese Carla Rossi da cui avrà due figli. Entrambi, Beniamino e Carla, ammiratori di Fontana e fedelissimi dei programmi artistici della Galleria del Naviglio, dove Beniamino tiene nel 1949 la sua prima personale.
“Due in uno” è il titolo della manifestazione che verrà presentata lunedì 28 luglio, alle 11,00, nella Sala Rossa del Comune di Savona, ed inaugurata nel pomeriggio, alle 18,30 ad Albisola presso l’Atelier Savaia, via Repetto 10 con l'eposizione di alcune opere dei due Joppolo, provenienti dalla Collezione Giorgio Venturino.
Interverranno alla presentazione Roberto Giannotti, direttore de L’Agenda; Fabio Lenzi, Assessore alla Cultura del Comune di Albisola Marina; Milena Milani, presidente della Fondazione Emme Emme Ci Ci (Fondazione Museo di Arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo) che coordinerà il dibattito; Silvio Riolfo Marengo, vicepresidente della Fondazione; Michela Savaia e Lorenza Rossi, consiglieri della Fondazione.
L’artista-collezionista Giorgio Venturino racconterà il suo incontro con Carla Joppolo, negli anni Settanta, quando egli dirigeva la Ruota di Albisola, la fabbrica dell’avvocato Luciano Germano, dove gli artisti si recavano a fare ceramica.
L’evento in Sala Rossa e all’Atelier Savaia è organizzato dalla Fondazione EmmeEmmeCiCi con la collaborazione dell’Associazione Albisola Arte e Cultura, presidente Michela Savaia. La mostra terminerà il 12 settembre 2008.

“I due Joppolo, Beniamino e Carla, entrambi miei carissimi amici” ha detto Milena Milani”sono una coppia come quella dei due Delaunay, Robert e Sonia. Dal 1954 gli Joppolo si trasferirono a Parigi, dove Beniamino morirà nel 1963, un mese prima del suo gallerista e mio compagno Carlo Cardazzo. Più tardi scomparirà anche Carla. Sono grata a Giorgio Venturino e lo ringrazio della sua generosa disponibilità”.

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sabato, 26 luglio 2008

GIANMARIA GIANNETTI / GIULIANO MENEGON
CHE C’È DA GUARDARE?
Museo d'Arte Contemporanea Casa del Console
Via Roma 61 – Calice Ligure
dal 19 luglio al 19 agosto 2008

Un’ironica provocazione e al contempo una diretta interrogazione che i due artisti rivolgono a se stessi e a chi vorrà avvicinarsi e “fissare lo sguardo” sul loro lavoro.
Un invito a non limitarsi a osservare passivamente l’opera, ma ad indagare l’insieme delle esperienze e delle emozioni che ne ha determinato la nascita: “La storia di un’opera può essere descritta come quella di una misteriosa scintilla venuta da chissà dove” – con queste parole Paul Klee introduce ad un processo misterioso che vale tanto per l’artista quanto per l’osservatore-interprete.
Un’artista infatti è originariamente interprete della sua visione e il suo procedere non è necessariamente lineare nel ricevere stimoli e nel dare risposte.
Complessi e personali sono gli elementi emozionali che, intrecciando esterno ed interno, conducono ad una elaborazione della visione, ad una sintesi formale autonoma e ad un linguaggio congeniale.

Per Giuliano Menegon esigenza fondamentale è “affrontare i sentimenti e le emozioni, chiarirli, per esprimerli”. Ma poichè, come lui stesso ha affermato, i suoi sentimenti e le sue emozioni sarebbero ben poca cosa, si è da lungo tempo rivolto ai poeti a lui più congeniali chiedendo loro di spiegargli il male di vivere, di sovrapporlo al suo, di entrare in consonanza con la sua stessa voce.
L’esito finale non è fatto di parole o di immagini, ma di materia pittorica autonoma nella sua forza evocativa e nel suo messaggio umanamente universale; in essa tutto si dissolve, si sedimenta e infine diviene forma che genera “...forme evanescenti di una memoria intrisa di dolore.”( M. Fochessati). Queste ombre larvatamente umane, nate da un’affinità culturale ed emotiva di Menegon con le liriche di Paul Celan, tornano nei dipinti esposti avvicinandosi e allontanandosi ripetutamente, ossessivamente. Sono presenze che nella scelta delle opere e nella sistemazione in mostra sembrano rivolgere allo spettatore la stessa tacita domanda “che c’è da guardare?”.

Per Gianmaria Giannetti l’indipendenza espressiva e la libertà interpretativa derivano sostanzialmente da un procedere artistico che egli stesso definice un “lavorare che è fatica e spaesamento. La mia prassi – continua – è la volontà, una volontà che lotta consciamente con il caos per ritrovare la forma, una casa, una materia, una civiltà”. E la sua ricerca di forma in continua trasformazione improvvisamente cattura una forma, talvolta geometrica come un cerchio o un mondo, talvolta di fantasia come strani e curiosi personaggi, esseri metà uomini e metà animali. Il linguaggio sembra adattarsi a queste creazioni variando di volta in volta le sue caratteristiche tecniche: da pittoricamente complesso e stratificato a elementare e grafico. La scrittura - spesso parole e versi tratti da sue poesie – si mescola alla pittura, fissando pensieri, graffiti, ritornelli talvolta cancellati da una riga tracciata ad annullare.
Lo spettatore è spinto dalla curiosità a riorganizzare questo puzzle di forme apparentemente infantili e inverosimili: alla fine del gioco l’immagine che ognuno riuscirà a ri-trovare sarà forse la risposta alla stessa proposta domanda.

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venerdì, 25 luglio 2008

PREMIO CITTÀ DI LOANO PER LA MUSICA TRADIZIONALE
Foyer del Giardino del Principe - Loano
21 - 25 luglio 2008

Il festival si chiude oggi, venerdì 25 luglio, con la produzione-evento, "Luigi Tenco e la canzone popolare", che porterà sul palco del Giardino del Principe un progetto inedito di Luigi Tenco.
A dare voce al progetto saranno gli Ardecore - a cui è stata affidata la riscrittura musicale e l’orchestrazione della produzione – Faraualla, Elena Ledda, Antonella Ruggiero e Peppe Voltarelli.
La produzione-evento ripercorre la tracklist dell’album “folk” immaginato da Tenco. L’artista attinge dalla canzone popolare d’emigrazione del primo Novecento, inserendo nella lista il brano Merica Merica, che sarà interpretato da Elena Ledda, e dalla tradizione dei canti alpini della Grande Guerra, indicando brani quali Monte Canino che sarà riproposto dagli Ardecore, La pastora a cui daranno voce le Faraualla, Ta pum che sarà eseguito da Antonella Ruggiero e Bella ciao, inno della Resistenza che aveva come progenitore un canto delle mondine e che sarà riproposto nelle due versioni a più voci.
Tenco inserisce, poi, alcuni dei suoi brani più noti: La mia valle che sarà presentata a Loano da Antonella Ruggiero, Se potessi amore mio che sarà eseguita dal quartetto polifonico delle Farfalla, Ciao amore, ciao cantato dagli Ardecore e Com’è difficile nell’interpretazione di Peppe Voltarelli. La scaletta include, infine, Sei rimasta sola, successo di Celentano, su testo di Micky Del Prete e musica di Ricky Gianco, che vedrà nuovamente sulla scena Voltarelli e Amore mio non piangere, nota canzone popolare padana, che sarà interpretata da Elena Ledda.

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giovedì, 24 luglio 2008

RED MUSIC FESTIVAL 2008
Piazza Colombo - Sanremo
24 - 26 luglio 2008 (h. 20,30 - 24,00)

Il Red Music Festival è un concorso per band giovanili. Le serate vedranno l’esibizione dei gruppi in concorso che verrà giudicato da una giuria e saranno ospiti delle tre serate i Libero Componimento, i No Gravity e i Dedication HC. Presenta il DJ Maurilio Giordana.

Giovedì 24
21.00 Blackout (cover rock)
21.30 CosmoCode (Prog)
22.00 Libero Componimento (VSRC Cesena)
22.30 Porro Inc (hip hop)
23.30 CelloBassMetal (cover metal con violoncello e contrabbasso)

Venerdì 25
21.00 Destiny (power metal)
21.30 Tamburi di kawa (etnico)
22.00 No Gravity (NichelinoFest)
22.30 Jaul Expression (trip hop)
23.00 Filthy Teens (gothic)

Sabato 26
21.30 Grockbanda (pop)
22.00 Sin of Lot (grind core)
22.30 Yue (electro)
23.00 Working Class Heroes (indie)
23.30 Dedication HC (Hardcore) 
 

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mercoledì, 23 luglio 2008

JACQUES LIPCHITZ
SCULPTURES, BAS-RELIEFS ET DESSINS
Calerie Marlborough Monaco
4 Quai Antoine 1er - Monaco
29 juin – 19 septembre 2008

La galerie Marlborough Monaco a l’honneur de présenter une exposition monographique de Jacques Lipchitz, indéniablement un des maîtres de la sculpture du XXe siècle. L’exposition réunit une trentaine d’œuvres, sculptures, bas-reliefs et dessins préparatifs datant de 1912 à 1971 et propose une vision rétrospective sur la création du sculpteur.
L’œuvre de Jacques Lipchitz est surtout connue pour la période cubiste qui s’étend de 1915 à 1925. Au début il y a les « compositions géométriques simplifiées », ce qu’il appelle sa période « proto-cubiste ». A partir de 1915 il réalise ses premières œuvres cubistes de maturité qui l’ont défini comme le sculpteur cubiste par excellence. L’œuvre Sculpture, 1916, présentée à l’exposition, est un exemple caractéristique de ses recherches sur le cubisme analytique et de son désir de « créer un art aussi pur que du cristal ». Lipchitz décrit la sculpture comme une femme assise sur un banc ou une pierre. La figure et la chaise sont inséparables, totalement intégrées. Si l’on regarde attentivement, on distingue la courbe de la taille et la jambe tandis que la tête et les yeux sont clairement visibles. Enfin, Il y a un jeu d’illusions optiques qui renforce l’abstraction de la pièce, caractérisée par une multiplication des plans positifs et négatifs.
En 1925 Lipchitz abandonne la syntaxe formelle du Cubisme et les œuvres qui succèdent, les « transparents », manifestent une nouvelle orientation et une autre approche de la sculpture. Il s’agit d’une « structure ouverte dans laquelle vides et solides s’équilibrent » et où le sculpteur renonce à l’aspect monolithique de l’œuvre. A la création de sa première sculpture transparente Meditation, il semble découvrir « un concept entièrement nouveau: la sculpture en tant qu’espace, l’âme immatérielle de la sculpture plutôt que sa corporéité physique ».
Plus tard les œuvres des années 30 reflètent son intérêt pour les grands thèmes bibliques ou mythologiques, à la matière baroquisante, à travers lesquels il exprime son inquiétude face aux événements qui l’entourent. L’œuvre de Lipchitz est considérée par un grand nombre d’historiens de l’art comme une des plus autobiographiques de sa génération : les joies et les regrets de sa vie personnelle, les événements politiques, la guerre, l’Holocauste et l’histoire du peuple juif ont nourri ses créations. Ses nombreux écrits et sa longue correspondance révèlent ses préoccupations et ses sources d’inspiration.
Lorsqu’il émigre aux Etats-Unis en 1941, chassé par la guerre et les persécutions, ses premières sculptures manifestent sa joie d’avoir échappé à la cruauté de la guerre. A New York, il commence une seconde carrière où les thèmes autobiographiques, bibliques ou mythologiques reviennent, vus sous un angle plus universel. Parallèlement, Il réalise de nombreuses commandes publiques aux Etats-Unis et en Europe et travaille périodiquement sur des œuvres expérimentales de petit format. The Last Embrace, 1971 (La dernière étreinte) représente la version finale d’un thème récurrent depuis les années 20 qui est devenu l’un de ses principaux motifs. Grâce au thème de l’étreinte Lipchitz illustre un éventail d’émotions et de relations corporelles où il y a toujours une ligne ambiguë entre l’amour et l’affection, la violence et la mort. Il est un de rares artistes dont la création révèle une diversité de styles et de thèmes, animé toujours par « une insatiable curiosité et un amour passionné de la vie ».

Chaïm Jacob Lipschitz naît le 2 août 1891 à Druskininkai, en Lituanie. Il arrive à Paris en 1909 et commence ses études à l’Ecole des Beaux-arts et à l’Académie Julian. Il se lie d'amitié avec les artistes de La Ruche comme Diego Rivera, Max Jakob, Amedeo Modigliani et fait alors la connaissance des artistes cubistes Pablo Picasso, Juan Gris. Il commence à exposer en 1912 et sa première exposition personnelle a lieu à la Galerie de l’Effort Moderne (Léonce Rosenberg) en 1920. En 1941 il s’installe aux Etats-Unis où il passera le reste de sa vie, séjournant en Italie tous les étés depuis 1963. Sa collaboration avec la Marlborough Gallery débute en 1962. Jacques Lipchitz meurt le 26 mai 1973 à Capri à l’âge de 82 ans.

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martedì, 22 luglio 2008

SUBITO
a cura de La Station - Nice
Castello della Lucertola
Apricale
dal 22/6 al 24/8/2008

La collettiva estiva raccoglie opere di David Ancelin, Julien Bouillon, Marc Chevalier, Jean-Robert Cuttaia, Jean-Baptiste Ganne, Alexandra Guillot, Natacha Lesueur, Ingrid Luche, Marion Orel, Emilie Perotto, Emmanuel Regent, Cedric Teisseire. Negli anni 70 Daniele Noel, artista e proprietaria della mitica "Colombe d'Or" di Saint Paul de Vence creo' nel borgo, con la collaborazione di Marco Cassini, storico locale e incisore, un atelier d'arte che divenne il punto di riferimento per numerosi artisti italiani e stranieri. Questo fervore artistico continua tuttora tramite i costanti rapporti con gli ambienti della Costa Azzurra e con la Fondazione Maeght di SaintPaul de Vence.

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lunedì, 21 luglio 2008

TONY PRAYER
DI ULIVO IN TERRA
M'Arte
Via San Giuseppe 22 - Arma di Taggia
dal 18 luglio al 30 agosto 2008

Non finisce di stupire come ogni grande artista, al di là di ogni apparenza, unisca nella sua espressione il senso della propria epoca e significati più ampi che valicano il tempo. Al centro delle opere di Tony Prayer si radica una caparbia interrogazione della terra di Puglia, quella costola di Grecia rimasta attaccata alla nostra penisola non solo orograficamente ma anche simbolicamente: gli archetipi che il suo paesaggio custodisce – l’albero ulivo, il succo dei suoi frutti, la pietra bianca nel terreno rosso – non possono venire intaccati da nessuna modernità, da nessuna moda, da nessuna infatuazione tecnologica, perché a essi, se vorremo sopravvivere come genere umano, dovremo tornare per un nuovo patto di rispetto, di pacifica convivenza, di restituita gratitudine. Dunque Prayer, da molti anni e fuori da ogni etichetta, ci parla per metafore, così com’era la lingua originaria nella sua ricchezza ardente: ritrae per noi biancori petrosi come ossa spolpate di vita; lingue verdi turgide e spinose come genitali; cieli calcinati dalla scomparsa degli dei; torsioni di fusti e cortecce come grida estreme, impronte della fatica del tempo vissuto; indumenti rossi che minacciano violenza e rigogliose esplosioni viridescenti che non tollerano più l’umano se non al prezzo che egli sappia perdersi in esse; cieli lontanamente a tratti azzurri, struggente ricordo di una pioggia fecondatrice.
Questa interrogazione, così al di là del tempo e insieme così vicina spiritualmente a quella di Monet sulle ultime ninfee, nella sua forza metaforica è uno specchio che ci rovescia addosso il nostro smarrimento di ora, l’ossessione della superficie e il disperato bisogno di profondità e di tempo, il non conoscere più la lingua dell’altro da noi, pianta o animale che sia. E il colore trionfante, a volte acido, la pennellata veloce, nervosa, acquosa, dicono la stessa cosa che è, misteriosamente insieme, desiderio di leggerezza e senso di perdita.
- Gianni Cascone

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domenica, 20 luglio 2008

Rassegna di teatro di marionette e burattini
a cura della Compagnia Arrivano dal Mare! di Cervia
Teatro Ariston
Via Matteotti 1997 - Sanremo
18 - 26 luglio 2008

Giunta alla sesta edizione, la rassegna "La città dei ragazzi" propone, al Teatro Ariston di Sanremo, un cartellone articolato su cinque titoli.
Sabato 19, è andata in scena “Trilogia Nocna”, spettacolo di marionette a filo del Podlaski Teatr Pacynkowy (Polonia).
Domenica 20, è il turno di “Prygody Populszki”, rappresentazione della stessa compagnia.
Martedì 22, sarà la volta di “Burattini, fiabe e nani” di Vladimiro Strinati, con burattini in baracca e un intrigante pupazzo animato.
L’Officina Duende presenterà giovedì 24 una storia dal titolo “Priscilla, storie divertenti della bambina impertinente”.
Sabato 26, infine, le compagnie Pa Sucat e Arrivano dal Mare! proporranno “Pulcinella e la nit de Sant Joan”, con musicisti che accompagneranno dal vivo lo spettacolo.
Tutti gli spettacoli avranno luogo alle h. 21:00 (domenica 20 anche alle h. 17:00).

All’Ariston verrà anche allestita una suggestiva mostra, battezzata “Euromarionettes - I burattini della tradizione popolare”. Si tratta di una serie di dieci baracche (ovvero i teatrini dei burattinai), con caratteristici burattini e marionette tradizionali, elaborati nelle diverse culture del mondo, per l’occasione in arrivo da Italia, Turchia, Gran Bretagna, Iran, Romania, Russia, Ungheria, Portogallo e Africa.

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sabato, 19 luglio 2008

NICE JAZZ FESTIVAL
Arènes de Cimiez
19 - 26 juillet 2008

Le Nice Jazz Festival a 60 ans !
En 1948, la 1ère édition du Nice Jazz Festival vu le jour, il s'agissait du premier Festival International de Jazz au monde. Il réunissait plusieurs orchestres de jazz de différents pays sur plusieurs jours.
Organisé dans le cadre enchanteur des champs d’oliviers et des arènes gallo-romaines de Cimiez, en plein air, le Nice Jazz Festival perpétue sa tradition de grande fête du Jazz.
Sa formule de podiums multiples et simultanés est unique : la scène Matisse en première partie de soirée, puis la scène des Arènes et la scène Jardin de façon simultanée en deuxième partie de soirée.
Pour l'édition 2008 chacune des scènes accueillera tous les soirs deux artistes.

Le NICE JAZZ FESTIVAL 2008 se tiendra du 19 au 26 juillet 2008.
Voici une liste des artistes qui seront programmés :
19/07 : Archie Shepp - Rufus Wainwright - Avishai Cohen - Stacey Kent - DB Clifford
20/07 : Ibrahim Maalouf - Barbara Hendricks & The Magnus Lindgren Quartet - Hocus Pocus - George Benson - Till Brönner
21/07 : Sanseverino - Stefano Di Battista - Diana Krall - Peter Van Poehl - Eol Trio
22/07 : The Bad Plus - Leonard Cohen - Maria Schneider Orchestra - Maceo Parker & Le WDR Orchestra Big Band - Marcin Wasilewski Trio
23/07 : Nigel Kennedy Quintet - Oregon, Return to Forever (Chick Corea, Stanley Clarke, Al Di Meola, Lenny White) - Jean-Luc Ponty Band - Latches
24/07 : Hubert-Felix Thiefaine & Paul Personne - Michel Portal Trio - Alain Bashung - The San Francisco Jazz Collective - Federico Aubele
25/07 : Aaron - John Mayall & The Bluesbreakers - Gary Burton Quartet Revisited with Pat Metheny - Yael Naim - Melody Gardot
26/07 : Joan Baez - Morley - Craig Adams & The Voices of New Orleans - Bonobo - Pink Martini

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venerdì, 18 luglio 2008

PAOLO GIORDANO AD ALASSIO
Auditorium Biblioteca Civica
Piazza Airaldi e Durante 7 - Alassio
17 luglio 2008 h. 21,15

Venerdì 18 luglio, ad Alassio, incontro con Paolo Giordano, uno dei sei autori finalisti della quattordicesima edizione del premio “Alassio 100 libri – Un Autore per l’Europa”, promossa dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Alassio. Alle ore 21.15, nell’auditorium della Civica Biblioteca, Paolo Giordano presenterà il romanzo “La solitudine dei numeri primi”.

Paolo Giordano, nato a Torino nel 1982, è laureato in fisica teorica e lavora presso l’Università con una borsa di dottorato. “La solitudine dei numeri primi” (Mondadori, 2008), opera prima finita nella dozzina del Premio Strega, è un romanzo che cresce tra le mani, che parte in sordina per esplodere nel finale, è un’opera delicata e terribile allo stesso tempo in cui, al posto degli adolescenti belli e perfetti che affollano le pagine dei romanzi contemporanei, emergono due protagonisti imperfetti e marginali.

Alice ha sette anni e odia la scuola di sci, ma suo padre la obbliga ad andarci. È una mattina di nebbia fitta, lei ha freddo e il latte della colazione le pesa sullo stomaco. In cima alla seggiovia si separa dai compagni e, nascosta nella nebbia, se la fa addosso. Per la vergogna decide di scendere a valle da sola, ma finisce fuori pista, spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canalone innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno.
Mattia è un ragazzino intelligente con una gemella ritardata, Michela. La presenza costante della sorella umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei. Per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia decide di lasciare Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei.
Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e di Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze, così profondamente segnate, si incroceranno e i due protagonisti si scopriranno strettamente uniti eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano primi gemelli: due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero.
Paolo Giordano tocca con sguardo lucido e profondo, con una scrittura di sorprendente fermezza e maturità, una materia che brucia per le sue implicazioni emotive. E regala ai lettori un romanzo capace di scuotere per come alterna momenti di durezza e di spietata tensione a scene più rarefatte e di trattenuta emozione, piene di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

La rassegna di incontri con gli autori finalisti del Premio letterario di Alassio proseguirà, martedì 29 luglio con Andrej Longo che presenterà “Dieci” e il 5 agosto, con Gianni Farinetti e il romanzo “Il segreto tra di noi”.

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giovedì, 17 luglio 2008

FLAVIA ARZENI
UN'EDUZAZIONE ALLA FELICITÁ.
La lezione di Hesse e Tagore
Rizzoli 2008
Collana "Saggi italiani"

II libro di Flavia Arzeni è un piccolo vademecum per la felicità. Da una parte rilegge la vita e le opere di Rataindranath Tagore e Hermann Hesse, che appartengono a mondi diversi ma si muovono verso uno stesso ideale di armonia, una saggezza che va al di là delle vicende contingenti. Dall'altra mette in pratica un percorso costituito da "quattro gradini verso la felicità" attraverso le citazioni e i versi dei due maestri, esplorando l'aspetto "letterario" dei giardini, finora trascurato. Dare forma alla natura diventa un esercizio di meditazione, per calare l'insegnamento di Hesse e Tagore nella pratica (6 nel simbolo) di uno spazio verde creato dall'uomo: un'oasi di stabilità e di ordine legata ai ritmi ciclici della natura.

Il volume di Flavia Arzeni verrà presentato venerdì 18 luglio alle ore 21 nei giardini pubblici di Ventimiglia nell'ambito degli appuntamenti culturali al chiar di luna. Interviene Boris Biancheri.

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martedì, 15 luglio 2008

GIOVANNI BATTISTA DE ANDREIS
Villa Faravelli
Viale Giacomo Matteotti 151 - Imperia
dal 15 luglio al 15 agosto 2008

Giovanni Battista De Andreis espone una panoramica della propria produzione artistica con due mostre antologiche: nella Città di Imperia, a Villa Faravelli, e nel Comune di Badalucco alla Galleria Comunale. Due manifestazioni dal titolo “Gli spostamenti dell’occhio”,organizzate dagli Assessorati alla Cultura dei Comuni di Imperia e Badalucco con testo in catalogo di Stefania Massaccesi.
Le rispettive inaugurazioni si terranno:
- ad Imperia Imperia - martedì 15 luglio 2008 alle ore 21,00, dove verranno presentati dipinti ad olio realizzati dal 1961 al 2008.
- a Badalucco – sabato 19 luglio 2008 alle ore18,00, con esposizione di opere su carta realizzate dal 1956 al 2000.

Nelle due diverse sedi Giovanni Battista De Andreis, nato in Liguria, a Badalucco, (residente da lungo tempo ad Agugliano, nelle Marche) presenta un'esaustiva antologica della sua attività artistica, permettendo di avvicinarsi al corpus dell’opera dipinta con lavori mai presentati al pubblico e realizzati dagli anni ’60 ad oggi.
Le due manifestazioni propongono una visione complessiva delle possibilità creative e pittoriche di un autore che ha preso parte alla vicenda dell’arte a Milano negli anni ‘60.

Nelle sue opere su tela e su carta, De Andreis ha rimarcato costantemente la sua autonomia pittorica accompagnata da una freschezza creativa attraverso cui ha reso i tratti di una contemporaneità che vede protagonista la donna, interpretata con frammenti di significazione che si discostano dai luoghi comuni della quotidianità.

Giovanni Battista De Andreis , pittore, incisore, scultore, ha tenuto la prima personale a Imperia nel 1954, all’età di sedici anni. Allievo di Emilio Scanavino al Liceo Artistico di Genova, vince nel 1957 una borsa di studio per il Politecnico di Milano. Appena diplomato si trasferisce nella città lombarda, dove conosce e frequenta, presentato dal suo maestro, i protagonisti delle correnti più avanzate di quegli anni, tra cui Lucio Fontana e il gruppo spaziale. Nel frattempo una giuria presieduta da Felice Casorati (e Francesco Menzio) gli assegna a Cervo il primo Premio Pennello d’oro (1956).

Tra le personali più significative dopo il 1980: Le streghe al Museo del Sannio di Benevento (1983), antologica al Museo Castello di Montesegale (1988), galleria Santerasmo di Milano, galleria Anholter Mühle di Isselburg (1991), galleria Italarte di Roma (1996). Presente nelle principali expo d’arte nazionali e nei principali dizionari d’arte contemporanea, l’opera di De Andreis può riassumersi in circa cento mostre personali in Italia e all’estero, trecento edizioni nelle diverse tecniche di grafica originale per importanti editori italiani e stranieri, tremila opere su carta, circa trenta originali o multipli in scultura originale o moltiplicata. In preparazione cataloghi sull’opera dipinta e incisa.

Hanno scritto di De Andreis: Dino Buzzati, Leonardo Borgese, J. Lipplaa, Franco Passoni, Gastòn Orellana, Gaius, Paul Caso, Davide Lajolo, Adriano Spatola 1982, Maurice Henry, Raimond Lacroix, Elio Galasso, Armando Greco, Nino Delnatta, Luciano Biondo, Luciano Giacotto, Bruno Viano, Cè Parodi, Giuseppe Cassinelli.

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lunedì, 14 luglio 2008

HANS HARTUNG
LE GESTE ET LA MÉTHODE
Fondation Maeght
623, Chemin des Gardettes - Saint-Paul de Vence
3 juin - 16 novembre 2008

La grande exposition d’été de la Fondation Maeght est consacrée à l’œuvre de Hans Hartung. Elle présente plus de 250 œuvres (peintures, dessins et œuvres sur papier) de 1922 à 1989. Cette exposition permet de mesurer la dimension d’une œuvre maîtrisée, ancrée entre le ressort de la spontanéité et la sûreté d’une méthode. Cet événement témoigne aussi du désir d’expérimentation à travers les grands gestes picturaux de l’artiste et de son aptitude à archiver son travail avec passion.
Réalisée à partir de la rencontre entre deux fondations privées et reconnues d’utilité publique, la Fondation Marguerite et Aimé Maeght et la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman, cette exposition très complète du parcours artistique de Hans Hartung est organisée sur des ensembles cohérents, des propositions convergentes de l’artiste, où apparaissent les méthodes construites du peintre et la force de sa spontanéité. Les liens historiques entre le tout début de l’œuvre et les développements ultérieurs deviennent visibles dans cette présentation : Hans Hartung restera fidèle toute sa vie aux découvertes de sa prime jeunesse. Entre le carnet de notes intimes et les toiles monumentales, l’exposition de la Fondation Maeght permet une appréhension nouvelle et dynamique de l’œuvre.
Cette programmation renvoie aussi à l’histoire de la Fondation Maeght puisqu’en 1971, Hans Hartung y a présenté 64 grands formats réalisés entre 1961 et 1971. Cette exposition a permis l’entrée de deux œuvres de la plus grande qualité dans la collection de la Fondation Maeght et a nourri les relations entre l’artiste et la famille Maeght. En 1973, Hans Hartung s’installe définitivement à Antibes dans une propriété : il a conçu les plans de la maison et des ateliers et entretient son désir déjà ancien de créer une fondation. En 1964 - année de l’inauguration de la Fondation Maeght - Hans Hartung s’exprime à ce sujet : « Les œuvres anciennes m’appartiennent pour la plupart. J’ai eu en effet la chance de les garder, chance que je jugeais malchance à l’époque où je ne vendais rien sauf à quelques amis. Aujourd’hui je ne les vends plus, je les conserve, me disant qu’un jour, peut être, je voudrais les rassembler, faire une fondation, je ne sais sous quelle forme ; en tous cas je ne les laisserai pas se disperser dans le commerce. C’est un bonheur pour un peintre que d’être maître de son œuvre. ».
Cette exposition s’articule ainsi sur l’histoire même de l’artiste, puisque Hans Hartung collectionneur et conservateur de son propre travail a laissé à sa mort, au sein de ce qui allait devenir une fondation, les chefs-d’œuvre qu’il a souhaité réunir et conserver. Cet immense corpus, généreux, impressionnant, est montré dans sa nouvelle actualité comme l’aboutissement d’un désir de maîtrise qui vise un concept globalisant, l’œuvre entre geste et méthode.
Avec la présentation des « Hartung de Hartung », la Fondation Maeght renoue avec les grandes expositions monographiques et magnifie le travail patient de la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman qui s’attache à développer des programmes de recherche autour de cette oeuvre majeure. A cette occasion, la Fondation Maeght offre un rendez-vous exceptionnel au public avec Hans Hartung pour mieux appréhender son travail pictural. Cette exposition se veut un véritable plaisir de peinture : une présentation expressive et érudite, exaltée par la rencontre d’une œuvre forte et d’un lieu rare pour créer un moment d’exception.

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domenica, 13 luglio 2008

WALTER PUPPO
Studio Fontana
Pozzo Garitta - Albissola Marina
dal 26 giugno al 26 luglio 2008

Attivo in molti paesi europei e già ospite della collezione permanente del prestigioso Museo “Luigi Pecci” di Prato, l'artista presenta ora una selezione delle sue “cellule”, elementi di una ricerca pittorica che si esprime con i più diversi materiali e sui più svariati supporti

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sabato, 12 luglio 2008

METAMORFOSI
a cura di Silvia Bottaro, Arnaldo Fontana, Aldo Ghidetti
Sala Mostre delle Opere Parrocchiali
Garlenda (SV), Via Roma, 1
12 luglio - 10 agosto 2008

Sabato 12 luglio 2008, alle ore 20.00, nei locali delle Opere Parrocchiali di Garlenda, edificio storico recentemente ristrutturato, sarà presentata la Mostra d'Arte Contemporanea della Val Lerrone dal titolo "Metamorfosi".
La novità di quest'anno consiste nell'ampliamento delle sedi espositive e nel coinvolgimento dei Comuni della Val Lerrone, ovvero, oltre a Garlenda, anche Villanova d'Albenga e Casanova Lerrone.
Parteciperanno circa 40 artisti selezionati da un'apposita Commissione Artistica formata dai critici d'arte Silvia Bottaro, Arnaldo Fontana e Aldo Ghidetti.
La mostra ha il patrocinio e l'appoggio dei Comuni di Garlenda, Villanova d'Albenga e Casanova Lerrone e la collaborazione attiva delle rispettive Pro Loco, oltre al consueto supporto della Provincia di Savona e di sponsor privati.
"Metamorfosi", come già "Il Mito di Orfeo", "Labirinti" ed "Ænigma", temi delle precedenti edizioni, si inserisce nel progetto culturale sul "Mito" che il Circolo ha progettato con cadenza pluriennale, allo scopo di attingere in esso quei valori assoluti e necessari per contrastare il relativismo dell'epoca attuale.
Il termine scientifico "metamorfosi" significa "processo rapido da uno stadio all'altro, senza alcun intervento esterno" ed anche "mutazione di forma e di struttura", e nel mondo vegetale ed animale ne esistono molteplici esempi.
Il tema dell'anno corrente, "Metamorfosi", è un archetipo vasto ed affascinante, presente nei miti di ogni cultura, che ha fornito agli artisti lo stimolo per spaziare nei meandri delle mutazioni e trasformazioni concrete e reali fino a giungere a quelle interiori ed astratte, che coinvolgono quotidianamente l'uomo contemporaneo e la società nella quale vive.

Artisti: Carlos Carlé, Walter Accigliaro, Maidè Aicardi, Corrado Ambrogio, Roberto Ascoli, Ennio Bestoso, Francesca Bonfanti, Debora Bottaro, Pietrina Cau, Sandra Cavalleri, Anna Corti, Mario Dabbene, Giuseppe De Carlo, Dolores De Giorgi, Enzo Dente, Elena Frontero, Franco Grassi, Tobias Lindner, Furio Maestri, Ferdinando Marchese, Mauro Marchiano, Elania Marques, Rudy Mascheretti, Caterina Massa, Giovanni Mazza, Armando Mazzoleni, Paola Moreno, Antonio Pais, Concetta Pisano, Lorenza Roncallo, Silvio Rosso, Umberto Schettini, Luigi Segre, Giuseppe Sinesi, Serenella Sossi, Carmen Spigno, Bruno Tosi, Giovanna Usai, Bruno Volpez.

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venerdì, 11 luglio 2008

NINO AIMONE
a cura di Nicola Davide Angerame
Ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 10 - Alassio
dal 9 al 27 luglio 2008

Mercoledì 9 luglio 2008 si è inaugurata la mostra di "Nino Aimone", che potrà essere visitata, presso l'Ex Chiesa Anglicana di Alassio, sino al prossimo 27 luglio.
L'esposizione, organizzata dall'Ex Chiesa Anglicana (Assessorato alla Cultura e al Turismo di Alassio) e curata da Nicola Davide Angerame, consta di circa 13 opere di grande formato selezionate all'interno del corpus di lavori realizzati negli anni '90.
La mostra si terrà dal 10 luglio al 27 luglio con i seguenti orari: dal giovedì alla domenica dalle 17,30 alle 19,30 e dalle 21 alle 23. Ingresso libero e catalogo disponibile in galleria.
La mostra di Nino Aimone – spiega Monoca Zioni Assessore alla Cultura di Alassio- presenta un saggio della sua pittura degli anni Novanta, attraverso una serie di grandi opere dall'imponenza monumentale la cui ispirazione risale a decenni precedenti. Una delle peculiarità del maestro torinese è la profonda creatività e l'inquietudine di una ricerca che non si arresta mai, che va avanti a spron battuto e poi si arresta per produrre serie di lavori che a volte non ritornano più e restano a segnare un'epoca fatta di particolare sensibilità e di temi che segnano punti fermi e lasciano spazio a nuove avventure creative. Anche quando il suo lavoro ha più successo, Aimone non si contenta di riprodurre il già fatto, di capitalizzare la scoperta, ma procede oltre. Per questo motivo la serie di questi grandi dipinti, vera gioia per l'occhio, risultano unici all'interno di una produzione vastissima che va dal dopoguerra a oggi ed è ancora in cammino.
Nel dopoguerra –spiega Nicola Davide Angerame Curatore della mostra- Aimone dipingeva usando solo la parte più scura della scala dei grigi. Era il colore della guerra, della città martoriata, della sofferenza umana che si faceva colore e forma deformata. Era un urlo silenzioso ma lacerante. Quella degli anni Novanta è invece una pittura segnata da un acceso, intenso e a tratti sconcertante colorismo che si avvale di ogni possibile abbinamento, tra incontri di gialli e di viola, di rossi e di blu, di verdi e di neri. Tutti restituiti alla loro purezza ed esaltati dall'accostamento con i propri complementari o con tonalità affini. Felicemente eccessivi, accesi fino all'inverosimile.

Mostra organizzata con la collaborazione della Galleria Sant'Agostino - Torino

Nino Aimone è nato nel 1932 a Torino, dove vive e lavora. Frequenta lo studio di Fe- lice Casorati dal 1951 al 1954; in quegli anni è tra i fondatori della rivista "Orsa Mi- nore". Fino al 1961, l'attività artistica è condizionata dal suo lavoro – prima come operaio e quindi come disegnatore grafico – pubblicitario presso la Fiat.
A partire dal 1967 è assistente all'Accademia delle Belle Arti di Torino, prima al corso di Pittura, poi a quello di Incisione e infine a quello di Decorazione.
Nel 1989 gli viene assegnata la cattedra di Decorazione all'Accademia di Belle Arti, prima a Venezia e l'anno successivo a Torino dove insegna tutt'ora.
Ha esordito nel 1954, partecipando in seguito a varie importanti rassegne nazionali e internazionali (tra queste: la XXVIII e la XXIX Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma del 1965).
Oltre a numerose presentazioni nei cataloghi delle mostre personali sono uscite due monografie su Aimone: la prima nel 1978 a cura di Paolo Fossati (Edizioni Grafis), la seconda nel 1991 nella collana Akropolis di Franco Masoero Edizioni d'Arte, con un testo di Francesco Poli. In occasione di una mostra antologica al Circolo degli Artisti di Torino, che ha avuto luogo nell'ottobre del 1995, è stato pubblicato un catalogo curato da Marco Rosci e Pino Mantovani per la regione Piemonte.

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giovedì, 10 luglio 2008

42° FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VEREZZI
Piazza Sant'Agostino - Borgo antico di Verezzi
5 luglio - 11 agosto 2008

Il Festivalò teatrale di Borgio Verezzi è giunto alla quarantaduesima edizione.

“Anteprima”, il 5 luglio: 45 GIRI DI PAROLE D’AMORE di Giuseppe Di Leva con Lunetta Savino (Premio Gassman 2007 come Miglior Attrice, lo stesso premio ricevuto dal Festival nello medesimo anno come Miglior Festival estivo) e Paolo Bessegato (reduci da una fortunata stagione di Casa di Bambola di Ibsen, che riprenderanno nel prossimo inverno). Lo spettacolo, per la regia dello stesso Bessegato, che prevede la presenza in scena di Fabio Battistelli e il suo quartetto, inizia, in una sorta di circolo virtuoso, dalle canzonette degli anni ’60 e giunge alle canzonette più o meno dello stesso periodo, cioè quella sorta di ‘Canzoniere’ di cui tutti conosciamo qualcosa, fondato principalmente sul tema per eccellenza: l’amore.
Non a caso la materia e le figure di queste canzoni sono le stesse dei libretti d’opera dell’800 o, prima ancora, delle poesie petrarchiste del ‘500 o addirittura delle poesie latine. Attraverso canzoni cantate e testi recitati come poesie del nostro tempo, si assisterà a giri di frase, giri di ballo, giri armonici: il playboy che abborda la bella straniera, una coppia d’amanti che si danno appuntamento, si amano, si tradiscono, si lasciano e si riprendono.

L’inaugurazione vera e propria è affidata l’11, 12 e 13 luglio a L’IMPRESARIO DELLE SMIRNE di Goldoni, sotto la regia di Massimo Belli. Giuseppe Pambieri, Maximilian Nisi, Maria Letizia Gorga, Tiziana Bagatella gli interpreti di una delle commedie più comicamente impietose dell’autore veneziano: un ricco mercante turco desidera portare una compagnia di cantanti lirici italiani in tournée a Smirne, in Turchia. Affiancato nell'impresa da Nibio e dal conte Lasca, entrerà a contatto con un gruppo di comici spiantati e assetati di danaro. Una commedia dai toni apparentemente leggeri ed esaltanti dove gli attori si divertono a fare la parodia di se stessi nel mondo del teatro, nelle sue miserie e nelle sue glorie, nelle bizze e nelle inquietudini. Goldoni fa una lucida disamina di un mondo in corsa verso il proprio annientamento, inconsapevole o indifferente nel muovere passi incerti tra le rovine che sta per produrre la Rivoluzione Francese. Malgrado tutto però L’IMPRESARIO DELLE SMIRNE è un corale divertissement che restituisce il clima lezioso e libertino dell’epoca e che lascia la compagnia di attori pronti a partire per Smirne, sul molo stabilito, abbandonata a se stessa, senza un soldo e senza futuro, nella luce fredda di un’alba tragicomica.

A seguire una novità assoluta per l’Italia, GLORIOSA, di Peter Quilter, il 18,19 e 20 luglio, con Katia Ricciarelli, Gianni Garko, Barbara Begala; regia di Enrico Maria Lamanna. La commedia riprende, tra toni comici e riflessivi allo stesso tempo, la vera storia di Florence Foster Jenkins, nota cantante americana, amatissima da Cole Porter, in grado di sbancare i botteghini con ‘esaurito’ da sogno, in virtù di una sua singolare caratteristica: Florence era STONATA. In modo disumano, terribile. Ancora oggi i suoi dischi, divenuti pezzi di gran pregio per i collezionisti, testimoniano una divina incapacità di azzeccare una sola nota giusta, l’incredibile talento nel rendere arie d’opera sublimi, come quella della Regina della Notte di Mozart, un’accozzaglia di suoni stridenti, gorgheggi al limite dell’udibile…
Florence Jenkins fu una donna caparbia e a suo modo stralunata, ma convinta che i sogni si avverano solo quando ci si crede fino in fondo. E non ha nessuna importanza se si è stonati, l’importante è avercela dentro, la musica. E Florence Foster Jenkins l’aveva: una musica celestiale.
Katia Ricciarelli, con la ben nota tempra e la consueta dose di ironia, nel corso di un collegamento telefonico ha dichiarato di cimentarsi volentieri “con un personaggio affascinante e tenero che pur nell’inarrivabile incapacità di cantare riuscì all’epoca a stregare intere platee offrendo loro grande divertimento e un senso di invincibile di tenacia e di ottimismo, in più potrò divertirmi a stonare senza preoccupazioni… ”.

Il 24-25-26 luglio è la volta di un’altra novità assoluta per l’Italia, RIEN A SIGNALER liberamente tratto da Marinai perduti di Jean-Claude Izzo. A curare la riduzione teatrale di uno dei più melanconici e belli fra i romanzi dell’autore francese diventato un ‘cult’ tra gli appassionati del noir e non solo, sono Simone Gandolfo e Fabio Beccacini. In scena Paolo Graziosi, Sergio Romano, Sara Cianfriglia e il musicista e cantante Gianmaria Testa. La regia è di Simone Gandolfo.
RIEN A SIGNALER RIEN A SIGNALER racconta la storia di due uomini, un Capitano e il suo Secondo. Racconta la storia di un cargo, il “Solea”, attraccato da tanto tempo, troppo, in un indefinito porto del Mediterraneo. Il “Solea” non riprenderà il mare ma la paura di affrontare il mondo che non ondeggia è troppa. E allora gli uomini rimangono a bordo a spegnersi, lentamente. Uomini soli, troppo duri per chiedere aiuto e troppo codardi per aiutarsi. Accanto a loro una donna folgorante, Marlene, una prostituta, una brutta storia alle spalle ma con dentro una gioia invincibile. L’incontro/scontro tra queste due realtà produrrà per un attimo l’illusione che le cose si possano sistemare, che la vita possa riprendere, ma per far questo bisogna avere coraggio, decidere di voler scendere dalla scala. E chissà se uno fra i due uomini riuscirà a trovare la forza …
Gianmaria Testa, amico da sempre di Izzo, ha accettato volentieri il compito di restituire l’anima musicale di un testo malinconico e dolce; a lui e alla sua voce il compito di disegnare un Mediterraneo imprecisato, i profumi penetranti di basilico e menta e la malinconia profonda di chi ama la vita alla follia.

E’ poi Shakespeare ad approdare il 29, 30 e 31 luglio in Piazza Sant’Agostino con LA DODICESIMA NOTTE interpretata da Mario Scaccia, Debora Caprioglio, Marco Messeri, Edoardo Sala, per la regia dello Beppe Arena.
La storia narra di due gemelli tra loro somigliantissimi, Viola e Sebastiano, separati da un naufragio presso le coste dell'Illiria. Viola si traveste da maschio, prende il nome di Cesario, e viene assunta come paggio dal duca Orsino. Viola-Cesario si innamora del duca, che però ama non corrisposto la contessa Olivia-Debora Caprioglio . Viola-Cesario ha l'incarico di intercedere presso la contessa, ma Olivia si innamora del paggio. Serie di equivoci a catena, a cui si affianca una seconda vicenda, quella di Malvolio-Mario Scaccia, austero e tronfio maggiordomo di Olivia, che si copre di ridicolo, grazie all’intervento di Sir Toby Belch-Marco Messeri e di altri personaggi, e rischia di perdere il senno quando, con una beffa, gli si fa credere che la padrona s'è innamorata di lui. Una commedia di sicuro impatto e di grandi risate.

L’appuntamento seguente, il 3, 4, 5 agosto, è con I PONTI DI MADISON COUNTY di R.J.Waller, nell’interpretazione di Paola Quattrini, Ray Lovelock e Ruben Rigillo. La regia è di Lorenzo Salveti.
Il tema è quello a tutto tondo dell’amore: una donna sposata, moglie e madre irreprensibile, rassegnata ad una vita di casalinga tranquilla, incontra improvvisamente l’imprevisto: un viaggiatore libero e selvaggio. Due vite si intersecano e, nello spazio di pochi giorni, si stravolgono completamente. Dopo la passione viene il momento della scelta e la donna decide di rimanere nella sua casa e nella sua vita di sempre.
Il penultimo spettacolo, in scena il 7 e 8 agosto, è una commedia del brasiliano Joao Bethencourt HANNO SEQUESTRATO IL PAPA nell’interpretazione di Orso Maria Guerrini, Roberto Ciufoli e Tiziana Foschi; la regia è di Alberto Gagnarli.
Ispirato a un fatto attribuito a Papa Giovanni XXIII che, da poco eletto pontefice, un giorno decise di andare a fare un giro in Piazza San Pietro travestito da semplice prete e che nel poco tempo della sua assenza creò non poco scompiglio all’interno dei servizi di sicurezza dello Stato Pontificio, prima di venire ‘intercettato’ da una guardia svizzera che lo riconobbe e gli consigliò di desistere dal suo proposito, HANNO SEQUESTRATO IL PAPA narra l’ipotetico sequestro di un immaginario Pontefice che decide di fare visita ad un amico, nei panni di un comune prelato.
Il taxista cui si rivolge per essere accompagnato, riconosciutolo, decide di ‘rapirlo’ e di chiedere come riscatto 24 ore di pace in tutta la Terra. Di qui una serie di sequenze da giallo ma soprattutto un susseguirsi di attimi di ironia e divertimento fino al pacifico scioglimento finale.
A chiudere il 42 Festival di Borgio Verezzi, il 10 e 11 agosto, sarà infine SCANDALO AL SOLE di Roberta Skerl nell’interpretazione di Isabel Russinova e Pietro Longhi, per la regia di Silvio Giordani.
Durante una vacanza al mare in Versilia due giovani si innamorano e scoprono che i rispettivi genitori si amavano ma non avevano potuto sposarsi.
Tratto liberamente dal best-seller di Sloan Wilson, il lavoro ha una forte carica emotiva e stigmatizza l’ipocrisia e i pregiudizi del comune sentire. Il rapporto tra i due giovani infatti non è platonico (da qui lo scandalo) e fa da detonatore ad una situazione complessa. Il fuoco che covava da anni sotto la cenere torna a ruggire impetuoso e Giorgio Morandi, piccolo albergatore e sua moglie Silvia (Pietro Longhi e Isabel Russinova) che in passato non avevano saputo scegliere l’amore, ora sotto la spinta emozionale e la voglia di vivere dei giovani amanti sono costretti a confrontarsi con i loro veri sentimenti.
Il Direttore artistico, Stefano Delfino, nel presentare il Festival, si è soffermato su alcuni punti che hanno portato alla definizione del cartellone. “Nel “costruire” il programma, unitamente all’amministrazione, abbiamo deciso di puntare decisamente su atmosfere lievi e sorridenti. Il tema è sostanzialmente e sempre quello dell’amore, declinato in ogni possibile variazione ma centrale in tutti gli spettacoli. Altro elemento che corre sotterraneo, ma non troppo, all’intero cartellone è la presenza significativa della musica, da quella italiana degli anni ’60, alla grande musica classica ‘stravolta’ dalla più stonata cantante lirica di tutti i tempi, Florence Foster Jenkins, a quella più calda e vicina ai sapori e ai profumi mediterranei di Gianmaria Testa. Musiche diverse ma in grado tutte di portare lontano, nel tempo e nello spazio e di regalare emozioni e leggerezza, quegli stessi sentimenti che desideriamo poter offrire al pubblico nel corso dell’estate 2008 ”.

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mercoledì, 09 luglio 2008

CÉRAMIQUE CONTEMPORAINE
BIENNALE INTERNATIONALE. VALLAURIS 2008
sous la direction de Yves Peltier
Somogy Editions d'Art
(9 juillet 2008)

La XXe Biennale internationale de céramique contemporaine de Vallauris, après le succès rencontré par la précédente édition en 2006, permet, cette année encore, d’appréhender au mieux la création dans ce domaine.
Au travers des œuvres exposées, elle témoigne de la variété et de l’intérêt des pratiques liées au médium céramique.
Le présent catalogue, abondamment illustré et accompagné d’un Cdrom, a été réalisé sous la direction du commissaire général, Yves Peltier, spécialiste de la céramique moderne et contemporaine.
Il permet de découvrir les œuvres d’artistes présentés dans les différentes expositions organisées à cette occasion.
Après la Chine en 2006, c’est au tour de la Suisse d’être le pays invité d’honneur avec des artistes comme Ruth Amstutz, Philippe Barde, Joëlle Bellenot, Fabien Clerc, Margareta Daepp, Marianne Eggimann, Patricia Glave, Rebecca Maeder, Christian Gonzenbach, Michèle Rochat, François Ruegg, Dorothee Schellhorn.
Le concours et l’ensemble des expositions, organisés à l’occasion de la Biennale, offrent un panorama étonnant sur la création contemporaine dans le domaine de la céramique comme en témoignent, parmi beaucoup d’autres, les œuvres de Per Ahlmann, Fernando Brizio, Rebecca Catterall, Morten Lobner Espersen, Bean Finneran, Michael Geertsen, Karim Ghelloussi, Hanneke Giezen, Jaime Hayon, Steen Ipsen, Gitte Jungersen, Clémence Van Lunen, Anita Manshanden, Justin Novak, Françoise Pétrovitch, Coline Rosoux, Anders Ruhwald, Paul Scott, Arlette Simon, Fausto Salvi, Kim Simonsson, Piet Stockmans, Wilson Trouvé, Arnaud Vérin.
Le sculpteur Richard Deacon, invité spécial de la Biennale, fait l’objet d’une présentation particulière.

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lunedì, 07 luglio 2008

MAXIMILIEN LUCE
L’Annonciade - Musée de Saint-Tropez
Place Grammont - Saint-Tropez
du 05/07/2008 au 13/10/2008

Pour féter les 150 ans de la naissance du peintre Maximilien Luce, le musée de l'Annonciade lui rend hommage à partir du 5 juillet en exposant une cinquantaine de ses tableaux et dessins venant de Paris, New York, Londres, Genève, Bruxelles.
Après Seurat, Signac et Cross, il s'intégre dans le mouvement divisionniste, et c'est en grande partie cet aspect de son oeuvre qui est mis en avant.

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domenica, 06 luglio 2008

MASSIMO PULINI
SOLA BEATITUDO
Valente Arte Contemporanea
Via Barrili 12 - Finale Ligure
dal 6 luglio al 10 agosto 2008

Massimo Pulini torna a Finale Ligure, nella galleria di Mario Valente che agli inizi degli anni Ottanta è stato il suo primo talentscout, torna con una personale in cui affianca al vivace pentagramma cromatico dei recenti dipinti a smalto, ispirati alla termografia, nuove opere vicine al bassorilievo. Le teste variopinte dell’artista, che assomigliano a vaste geografie osservate dall’alto di un satellite, fanno da modello a questi plastici altimetrici dove i lineamenti dei volti ingigantiti creano crateri ed erosioni da canyon disseccati. Il viso composto sia col pennello che per rilievi di resine lavorate a fresa, diviene un paesaggio astratto, un termitaio al microscopio o un sito archeologico in miniatura, con le rovine immerse nella sabbia o nei laghi del colore.
Se per le sue teste a smalto si può pensare a degli arcipelaghi sgargianti fecondati dall’acqua, i suoi bassorilievi ricordano la secchezza sterile della superficie lunare, la crosta spinosa di pianeti inabitabili.
Per questa ragione l’artista ha voluto chiamare questa mostra Sola beatitudo, seconda parte di un motto latino che allude alla solitudine.
Il disegno dei bassorilievi ricomposto soltanto nella visione d’insieme chiama in causa la percezione visiva e ad ognuno di essi è stato dato il nome di una parte strutturale dell’occhio. È ormai costante in Pulini il riferimento ad una nomenclatura scientifica se si pensa che i suoi grandi volti dipinti con tinte caleidoscopiche hanno per titolo quello di altrettanti fiori o farfalle.
- Sabrina Foschini 
 

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sabato, 05 luglio 2008

LIGURIA LINGUISTICA
Dialettologia, Storia della Lingua e Letteratura del Ponente
presentazione del volume di FIORENZO TOSO
Centro Nino Lamboglia
Via Romana 39 - Bordighera
sabato 5 luglio 2008, h. 17:00

Il libro raccoglie una serie di saggi aventi per tema diversi aspetti della storia linguistica e linguistico-letteraria del Ponente ligure, concepito nella sua dimensione unitaria di "spazio" culturale e di crocevia tra correnti di varia provenienza, ma anche come insieme di luoghi e di esperienze irriducibili a un'unità concettuale che non sia quella, in negativo, del rapporto con un "centro" politico e culturale (Genova) e con un "altrove" (il Levante della regione) che gli fa da pendant nella definizione dell'area e nella sua strutturazione nell'insieme regionale. Il Ponente linguistico è qunque visto di volta in volta come depositario di arcaismi e di ataviche sopravvivenze o come luogo nel quale conservazione e innovazione interagiscono in una dialettica costante, contribuendo a definirne la personalità specifica e irripetibile, che non è data soltanto, del resto, dalle peculiarità dialettali

Fiorenzo Toso (Arenzano, 1962) insegna linguistica generale all'Università di Udine dove lavora presso il Centro Internazionale sul Plurilinguismo. Libero docente in filologia italiana all'Università di Saarbrucken dove collabora al Lessico Etimologico Italiano, è specialista dell'area linguistica ligure, alla quale ha dedicato diversi volumi e saggi su riviste scientifiche italiane e straniere. Le sue ultime opere sono: Xeneizes. La presenza linguistica ligure in America Meridionale (Recco, Le Mani 2006), Ligure d'Europa. La pluralità linguistica dei Paesi europei tra passato e presente (Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006).

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venerdì, 04 luglio 2008

FRANÇOIS MORELLET
« 45 ANNÉES LUMIÈRE »
Commissaire de l’exposition : Zia Mirabdolbaghi Fondation Èmile Hugues
Chateau de Villeneuve - Vence
du 26 avril au 2 novembre 2008

Pour sa grande exposition annuelle, le Château de Villeneuve présente à Vence une exposition inédite de François Morellet.
De caractère rétrospectif, l’exposition retrace chronologiquement entre 1963 et 2008 quarante-cinq années traversées par des matériaux lumineux : ampoules, néons, gaz bleu et rouge, lignes droites et courbes, diagonales, formes géométriques, mouvements ondulatoires, procédés interactifs, bref un florilège d’œuvres sélectionnées par période.
Cette suite d’installations totalement différente du langage architectural du Château de Villeneuve, provoque un véritable choc visuel entre une conception de l’espace, héritage du 17e siècle et une œuvre contemporaine. Mais cette différence de vocabulaire, loin de nuire aux œuvres, crée un environnement valorisant par le jeu des contrastes contextuels.
Un catalogue est édité à cette occasion par les soins des Editions Skira

Dans un texte rédigé en 1997 pour son exposition au musée des Beaux-arts de Rennes, François Morellet écrit avec beaucoup d’humour qu’il est implanté dans cette « France de nulle part ». En réalité sa « non implantation » dans une grande métropole convient bien à son travail. C’est sans doute la distance indispensable pour éviter les encombrements de ces lieux particulièrement chargés et de surcroît inutiles pour l’élaboration de son œuvre. Une œuvre qui privilégie avant tout la structure sur le travail de la matière et qui écarte toute notion de romantisme.
La recherche de François Morellet, située entre la part du hasard, l’intuitif et la rigueur mathématique, le place aujourd’hui parmi les plus grands artistes. En effet, l’évolution de son œuvre comme celle de tous les grands créateurs n’est jamais synonyme d’incohérence. Une ligne constante préside à sa démarche depuis le départ : une même interrogation d’un même territoire sous des angles différents.

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giovedì, 03 luglio 2008

PREMIO GRINZANE GIARDINI BOTANICI HANBURY
XVI edizione
Villa Hanbury
Ventimiglia - località La Mortola
5 luglio 2008, f. 16:30

Sabato 5 luglio 2008, a partire dalle ore 16.30, presso la Villa dei Giardini Botanici Hanbury (corso Montecarlo 43, La Mortola) si tiene la cerimonia di premiazione della XVI edizione del Premio Grinzane Giardini Botanici Hanbury, dedicato a palazzi e giardini della nobiltà settecentesca, la terra, il territorio e i suoi frutti.
La cerimonia di premiazione è preceduta alle ore 16.30 dal convegno Ippolito Pizzetti, un ricordo, dedicato alla memoria dell'architetto paesaggista che per anni è stato membro attivo nella giuria del Premio.
Il convegno è presieduto da Paolo Mauri, con interventi di Annalisa Maniglio Calcagno, Francesca Marzotto Caotorta, Massimo Venturi Ferraiolo, Paolo Pejrone e Claude Raffestin.
La premiazione vera e propria ha invece inizio alle ore 17.30.

Il vincitore della prima sezione è Maria Luisa Dodero curatrice del libro Il mondo delle usad'by (The Coffee House art & adv), un viaggio nella cultura aristocratica russa attraverso descrizioni e racconti sulle usad'by, tenute nobiliari di campagna nate tra fine Settecento inizi Ottocento.
Il premio per la seconda sezione va a Cristina Bay e Gottardo Bonacini per il libro Il Giardiniere Goloso (Ponte alle Grazie), volume interamente dedicato all'approfondimento sulle tecniche di coltivazione di ortaggi, frutti ed erbe, al loro utilizzo e conservazione.
Per la terza sezione il vincitore è Chiara Santini per il libro Il giardino di Versailles (Leo S. Olschki), saggio di approfondimento sul giardino di Versailles e sulla sua peculiarità non soltanto estetica ma anche storico-culturale. Costruito nel XVIII, divenne un modello per qualunque altra monarchia, tanto che non vi fu nessun sovrano dell'epoca che non desiderasse onorare il proprio castello con un giardino costruito sul modello della reggia francese.
Menzioni speciali a J.A. Baker per L'estate della collina (Gea Schirò Editore), minuziosa registrazione sulla vita e la morte di uccelli, insetti e animali selvatici; Michele Pellegrino per I fiori della Alpi del Mare (24 ORE Motta Cultura), volume fotografico sulla Valle Pesio e sulle caratteristiche di un territorio dall'indiscutibile fascino; Tullio Pericoli per Paesaggi (Rizzoli), raccolta di dipinti ad olio legati al paesaggio e alle sue caratteristiche più particolari; Paolo Pomati, Angela White e Claudio Tambornino per Case private, giardini segreti (Whitelight), racconto di una città ricca di storia e cultura come Vercelli, vista attraverso i suoi gloriosi palazzi e i suoi incontaminati giardini.
La giuria dei critici, che ha proclamato i vincitori della XVI edizione, è presieduta da Marella Agnelli e composta da Boris Biancheri, Sergio Buonadonna, Annalisa Maniglio Calcagno, Francesca Marzotto Caotorta, Giuseppe Conte, Massimo Venturi Ferriolo, Sergio Givone, Paolo Mauri, Nico Orengo, Paolo Pejrone, Paola Profumo, Claude Raffestin e Giuliano Soria (coordinatore del Premio).

Il Premio Grinzane Giardini Botanici Hanbury si inserisce in un più ampio progetto del Premio Grinzane Cavour, attivo nella realizzazione di un "parco culturale" volto alla valorizzazione del territorio inteso come luogo letterario, paesaggistico, architettonico e storico in Liguria così come in altre aree italiane.
Organizzata dal Premio Grinzane Cavour, l'iniziativa è promossa d'intesa con la Regione Liguria - Assessorato alla Cultura e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e in collaborazione con l'Università degli Studi di Genova, la Provincia di Imperia e gli Amici dei Giardini Botanici Hanbury.

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mercoledì, 02 luglio 2008

RETROSPECTIVE KEES VAN DONGEN
Nouveau Musée National de Monaco
4, Quai Antoine Ier - Monaco
du 25 juin au 07 septembre 2008

L’exposition rétrospective conçue et coproduite par le Nouveau Musée National de Monaco et le Musée des beaux arts de Montréal, en partenariat avec le Musée Picasso de Barcelone, est sans conteste la plus importante manifestation consacrée à Kees Van Dongen depuis celle du Musée d’art moderne de la ville de Paris en 1990.
Elle rassemble plus de 200 œuvres dont certaines n’ont pas été présentées au public depuis plus d’un demi-siècle.

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martedì, 01 luglio 2008

STORIE DI PITTURA PIEMONTESE DEL NOVECENTO IN LIGURIA
a cura di Daniela Lauria e Alfonso Sista
Palazzo Viale - Cervo
dal 5 luglio al 23 agosto 2008

Si aprirà il 5 luglio a Cervo (IM) la mostra “Storie di pittura piemontese del Novecento”. Patrocinata da Regione Liguria, Regione Piemonte e Provincia di Imperia, si presenta come uno dei principali eventi artistici dell’anno.
Il tema portante nasce da una ricerca e da una constatazione storica: nel periodo successivo all’ultimo conflitto mondiale, a cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta, il piccolo borgo medievale di Cervo, affacciato sul mare, esercitò un fascino speciale su un gruppo di artisti e di intellettuali, in particolare piemontesi, che lo scelsero quale residenza estiva, dando vita a un ricco cenacolo artistico e culturale. Molti di questi personaggi conobbero la Riviera di Ponente perché influenzati dal forte legame tra Carlo Levi e la Liguria, in particolare Alassio, scelta come luogo di riflessione e di ispirazione per il suo lavoro.
A partire dalla seconda metà del Novecento, a Cervo si formò così una piccola comunità di pittori torinesi, tutti esponenti di spicco del panorama artistico nazionale: tra i primi ad arrivare fu l’artista Francesco Casorati con il padre Felice e la madre Daphne Maugham. Poco dopo giunsero Piero Martina, Francesco Menzio, Nicola Galante, Sergio Saroni, Romano Campagnoli con il padre Adalberto.
Fu la volta quindi dei più giovani Mauro Chessa e Nino Aimone. Negli stessi anni frequentava Cervo anche il lombardo Ennio Morlotti che già conosceva la Liguria perché era solito soggiornare a Bordighera.
Tutto ciò contribuì a trasformare il piccolo centro ligure, oggi tra i borghi più belli d’Italia e con un fermento culturale e artistico di portata internazionale, in una fucina caratterizzata da intensi dibattiti che varcarono i limiti della pittura e si estesero anche alla letteratura, grazie alla presenza di letterati di fama mondiale come Henry Furst americano per nascita, ma italiano per scelta spirituale, definito dalla critica geniale agevolatore d’intellighentsja, il quale nella sua residenza di Cervo era solito ospitare personaggi come Italo Calvino, Eugenio Montale e molti altri.
Questo numero consistente di artisti e di letterati, la maggior parte dei quali ricoprono il ruolo di protagonisti della cultura italiana del Novecento, costituiscono ancora oggi la prova evidente del fascino particolare che Cervo esercita sui turisti italiani e stranieri, in un’esperienza unica che la mostra “Cervo: storie di pittura piemontese del Nocevento” intende rievocare.
Location della mostra, che sarà aperta fino al 23 agosto, è il settecentesco Palazzo Viale, recentemente ristrutturato, manufatto architettonico e artistico di indubbio valore.

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