
INCISIONI DI VAN DYCK ALLA MAISON DE L'AMERIQUE LATINE DI MONACO
Dal 30 ottobre al 17 novembre, la Maison de l’Amerique Latine de Monaco (Place Moulins - Monte-Carlo), in collaborazione con la Galleria d’arte Ristori di Albenga, presenta “L’iconografia di Antoon Van Dyck”. La mostra metterà in esposizione cinquanta acqueforti provenienti dalla collezione Verdussen. Fra le varie incisioni esposte, ci saranno l’autoritratto di Van Dyck, il ritratto della sposa dell’artista, quello del pittore Rubens e di altri personaggi illustri dell’epoca, principi, magnati e prelati.
Le opere di Van Dyck erano già state, in parte, protagoniste, ad agosto, di una mostra ad Ortovero, nel Centro Enologico, che ha ospitato una trentina di acqueforti dell’artista fiammingo.
Antoon Van Dyck, nato ad Anversa nel 1599, allievo di Rubens e ritrattista principe dell'aristocrazia genovese e britannica, realizzò, per i fratelli Verdussen, a partire dal 1626, circa centoventiquattro acqueforti.
Sandro Ristori, proprietario della Galleria d’arte di Albenga, ha collaborato già in passato con la Maison de l’Amerique Latine de Monaco per la realizzazione delle mostre di Picasso, Fernand Leger e di Goya.

MAURO PESCE
INCHIESTA SU GESÙ
Martedì letterari
Sala Privata del Casinò di Sanremo
30 ottobre 2007, h. 16,30
Il 30 ottobre nella Sala Privata alle ore 16.30 Mauro Pesce terrà la conferenza su :” Inchiesta su Gesù. Cosa dicono i vangeli apocrifi e il vangelo di Giuda.” con la presentazione del libro:” Inchiesta su Gesù” Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo.” di Mauro Pesce e Corrado Augias. Introduce l’autore Ito Ruscigni, curatore dei Martedì Letterari.
Voi chi dite che io sia?" chiede Gesù ai discepoli; commenta il critico americano Harold Bloom nel suo recente "Gesù e Yahvè": "E' possibile che Gesù sia stato un enigma anche per se stesso". Sono queste le premesse del libro che Corrado Augias ha scritto dopo aver dialogato con Mauro Pesce, eminente biblista, docente di storia del cristianesimo all'università di Bologna. Che cosa dicono davvero i 27 testi del Nuovo Testamento quando li si spoglia delle sovrastrutture teologiche secolari? E che cosa i numerosi altri vangeli che l'ortodossia ha confinato nel silenzio, i cosiddetti 'apocrifi', l'ultimo dei quali, il vangelo di Giuda, è appena stato pubblicato? Ancora: perché di tutti quei testi la Chiesa ha scelto di salvaguardare solo quei quattro? Sono alcune delle domande dalle quali si dipana una discussione che ha esiti sorprendenti. Sappiamo davvero quando è nato Gesù, da chi, dove? Sua madre Maria è sempre stata considerata vergine? E Gesù lo è sempre rimasto? Quanto c'è di vero nella sua presunta relazione con Maddalena? E infine: quale fu la vera ragione per cui fu candidato a morire su un infame patibolo? Un libro forte, documentato, storicamente inoppugnabile, che alcuni troveranno provocatorio, molti illuminante, e dal quale la figura di Gesù emerge come quella di un uomo che ha davvero cambiato il mondo.
Le fonti utilizzate per realizzare questo libro-intervista sono state molteplici: i 27 testi del Nuovo Testamento, la Bibbia Ebraica (ovvero l’Antico testamento) e tutti i testi collaterali, sia latini sia greci. Questo oneroso lavoro di raffronto dei testi si è reso necessario in quanto Gesù era un personaggio talmente complesso e gigantesco, vissuto in un periodo così complesso che solo trattandolo dal punto di vista storico lo si può apprezzare realmente.
Mauro Pesce (Genova 21 marzo 1941), dal 1987 è professore ordinario di Storia del Cristianesimo all'Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, dove è il presidente del Corso di laurea in Scienze Antropologiche. Ha fondato nel 1979 l'Associazione italiana per lo studio del giudaismo e, nel 1988, il Centro Interdipartimentale di studi sull'Ebraismo e sul Cristianesimo (CISEC) dell'Università di Bologna. È coautore, con Corrado Augias del volume "Inchiesta su Gesù" (Mondadori, 2006).

I 100 ANNI DELLA CHIESA VALDESE DI SANREMO
Nell'ambito delle celebrazioni per i cento anni della Chiesa Valdese a Sanremo mercoledì 31 ottobre, in occasione della Giornata della Riforma Protestante, Cesare Milaneschi e Alberto Guglielmi terranno una conferenza sulla figura di Ugo Janni, storico pastore valdese attivo a Sanremo dal 1901 al 1938, promotore della costruzione della Chiesa di via Roma.
Nell'occasione verrà inaugurata una mostra sulla "Storia Valdese", ricca di fotografie e documenti d'epoca.
UGO JANNI (1865-1938)
Figlio di una famiglia che aveva molto sofferto per la sua partecipazione ai moti risorgimentali, deve il suo nome alla venerazione dei suoi per Ugo Bassi.
Da ragazzo seguì il metodismo wesleyano, e continuò a frequentarlo anche dopo il passaggio alla Chiesa Cattolica Italiana.
Saputo dell'esistenza della Chiesa Cattolica Nazionale (la Chiesa vetero-cattolica italiana) dal suo professore Filippo Cicchitti Suriani e dal filosofo Raffaele Mariano, la sentì più vicina sia alle sue convinzioni risorgimentali, sia al suo desiderio di un rinnovamento nella tradizione cattolica.
Studiò teologia alla facoltà vetero-cattolica di Berna, dove si legò soprattutto ai professori Eduard Herzog ed Eugène Michaud.
Venne ordinato dallo Herzog nel 1889, e divenne ministro della CCN a Sanremo (Liguria). Riprese quindi la pubblicazione de Il Labaro (1890-1901), che nel sinodo di Arrone (Terni 1891), primo della Chiesa vetero-cattolica in Italia, ne divenne l’organo ufficiale.
Fin dal 1899 entrò in una crisi che lo porterà (agli inizi del 1901) ad aderire alla Chiesa valdese.
I motivi sembrano essere stati diversi. Janni provava delusione nei confronti del vetero-cattolicesimo, che gli sembrava aver arrestato il suo slancio riformatore ed ecumenico; una notevole gravità deve aver rivestito la sua polemica sul reclutamento dei ministri; i presbiteri cattolico-romani che aderivano alla CCN erano spesso mossi da motivi di comodo (potersi sposare, questioni economiche o dissensi con i loro Ordinari), ma che di vetero-cattolico avevano ben poco; pesò molto anche il fatto che le preoccupazioni teologiche passassero in secondo piano rispetto a quelle ecclesiastiche e politiche. La sua comunità di Sanremo lo seguirà (contro la volontà della Chiesa Valdese, che voleva rispettare l’opera della CCN; davanti alla precisa volontà dei membri, si dovette accettare che essi passassero alla Chiesa Valdese, ma come singoli, e senza che fosse lo stesso Janni ad accoglierli nella Chiesa) mantenendo però un ordinamento particolare e una liturgia propria, che rispecchia il vetero-cattolicesimo.
Janni, come già Mariano nei confronti della ‘vecchia’ CCN, vedeva nel vetero cattolicesimo la possibilità di inserirsi come istanza critica tra i due fronti religiosi contrapposti in Italia, Roma e il Protestantesimo. Al protestantesimo,il vetero-cattolicesimo riproponeva il patrimonio dell’antica Chiesa indivisa; a Roma una visione del mondo moderna e tollerante, e un’organizzazione ecclesiale che superava il centralismo. Il vetero-cattolicesimo può assolvere a questo ruolo storico in virtù della sua natura sintetica, che gli permette di recuperare gli elementi validi e reintegrare quelli che sono stati arbitrariamente respinti.
Janni individuava inoltre per il vetero-cattolicesimo la funzione di separare il dogma dalle teologie, e quindi di aiutare le Chiese ad aggiornarsi nel recupero dell’identità di ciascuna; e a permettergli di svolgere questo compito nei confronti del Protestantesimo sarebbero a loro volta due caratteristici principi della Riforma protestante: il libero esame, e la riforma intesa come in continuo divenire.
Altre caratteristiche dello Janni sono il suo ecumenismo teorico e pratico; non solo rimase in contatto con i metodisti durante la sua appartenenza alla CCN, non rinunciò mai, neppure da valdese, al vetero-cattolicesimo.
Della sua teologia fecero parte il pancristianesimo (comprensione della Chiesa universale come comunione di Chiese, non come indifferentismo rispetto all’impegno in una Chiesa concreta), la teoria della reincarnazione, una visione personale del modernismo.
dal sito http://www.chiesaveterocattolica.org/

AD ADRIANO LEVERONE E MATTEO POGGI IL PREMIO POZZO GARITTA 2007
Sabato 27 Ottobre 2007 si è svolta la cerimonia di consegna del II Premio Pozzo Garitta, un riconoscimento che entra con forza nel panorama culturale con finalità importanti, legate all’innovazione artistica e alla ricerca e al prosieguo dell’antica tradizione ceramica albisolese. Il Premio, di rilevanza nazionale, nasce da un’idea del Comitato di Rigore Artistico di Savona Albisola nelle persone dei suoi membri fondatori e soci aggiunti : Roberto Giannotti, Claudio Manfredi, Tullio Mazzotti, Franco Dante Tiglio, Giovanni Tinti e Silvia Campese, Secondo Chiappella, Riccardo Griffo, Enrica Noceto, Mino Puppo e Silvia Calcagno.
Il Premio, che avrà cadenza annuale, viene assegnato mediante votazione dei membri fondatori e soci aggiunti del Comitato, a :
· un artista
· un amico dell'arte ceramica di Albisola (un ceramista o un gallerista o un critico o uno studioso che si è distinto nel settore arte/ceramica albisolese)
Il premio, consegnato sabato 27 ottobre 2007 alle ore 17,30 nel corso di una manifestazione in Pozzo Garitta a Albisola Mare, è un oggetto creato e ideato da Tullio Mazzotti presso l’omonima storica manifattura che si affaccia sul Sansobbia e consiste in un vaso a mascheroni, forma classica del repertorio albisolese, con l'inserimento di una scala, antico simbolo di Pozzo Garitta, dove ve ne sono ben 5 esterne ai palazzi, con alla cima una porta ad arco ribassato come le antiche fornaci a legna. La ceramica è stata realizzata con ossidi e smalti.
Il premio si inserisce nella tradizione della Rosa d’Oro e dell’Oscar di Albisola, che unitamente all’attribuzione della Cittadinanza Onoraria, hanno costituito dal 1952 il riconoscimento della cittadinanza verso coloro che si sono distinti nel campo delle arti e per l’impegno di amicizia verso Albisola.
I membri del Comitato di Rigore Artistico, dopo aver ampiamente valutato il lavoro degli artisti e delle persone che nel campo dell’arte ceramica hanno lavorato in Albisola hanno deliberato di attribuire il Premio Pozzo Garitta 2007 a : Adriano Leverone e Matteo Poggi.
Adriano Leverone
Scultore ceramista, nato a Quiliano il 21 gennaio 1953, in riconoscimento delle elevate qualità estetiche della sua opera, consolidata anche dai numerosi consensi nazionali e internazionali. La ricerca di Leverone, tesa a definire una risposta di ordine metafisico alle istanze sempre più pressanti per una riconciliazione poetica fra Arte e Natura, rivitalizza la ceramica, affrancandola dai formalismi delle astrazioni geometrizzanti e dalle monotone involuzioni materiche, ponendo al centro dell’indagine l’analisi dei processi vitali presenti nella Natura. Su questa linea l’artista accorda poi il rigore plastico delle forme concave e convesse con le risonanti iridescenze cromatiche delle superfici, realizzando un appassionante dialogo fra la vita interna e quella esterna dell’oggetto ceramico.
Adriano Leverone nasce a Quiliano (SV) nel 1953, Si diploma all'Istituto Statale d'Arte di Chiavari e successivamente al Magistero Artistico di Faenza. Nel 1974 apre il suo studio a Ferrada di Moconesi (GE), dove tuttora vive e lavora. Dal 1973 espone in numerose città italiane e straniere, e partecipa alle più significative rassegne internazionali dell'arte. Dal 1987 al 1992 è in Etiopia e Brasile come esperto della lavorazione della ceramica per conto del Ministero degli Affari Esteri. Dagli anni '90 ha tenuto corsi di formazione e conferenze a livello internazionale oltre che in Italia, anche in USA, Ucraina, Spagna, Giappone, Grecia, Svizzera, Germania; e ha ottenuto importanti premi e riconoscimenti.
Matteo Poggi
Abile torniante, figlio d’arte, lavora nella manifattura San Giorgio, che fu fondata nel 1958 dal padre Giovanni Poggi e da Eliseo Salino, unitamente a Mario Pastorino (staccatosi successivamente). Appartiene alla nuova generazione di ceramisti albisolesi. Ha il merito di continuare con passione e bravura il lavoro appreso dal padre Giovanni e di collaborare attivamente con gli artisti e i maestri che frequentano con continuità il laboratorio San Giorgio. Nel suo mestiere di ceramista ha dimostrato sensibilità culturale, assieme alla famiglia, nel allestire la raccolta museale San Giorgio che testimonia il legame profondo con il mondo dell’arte di tutta Albisola.
Alla fine degli anni Settanta, Matteo Poggi (Albisola Superiore, 1964), sollecitato dal padre Giovanni, inizia il suo apprendistato nel mondo dell'arte imparando a lavorare al tornio sotto la guida del genitore. Più tardi frequenta un corso di ceramica organizzato dalla Regione Liguria nel quale, per combinazione, ha come insegnante proprio il padre. Dal 1984 prosegue la sua carriera presso le Ceramiche San Giorgio dove Eliseo Salino accetta con entusiasmo il nuovo collaboratore. Matteo Poggi approfondisce le conoscenze tecniche del mestiere e lavora a contatto con numerosi artisti tra i quali Fabbri, Rossello, Cherchi, Dova e D'Amico. Negli anni Novanta tiene un corso di tornio presso la Scuola di Ceramica di Albisola Superiore. Dalle sue mani vengono foggiate tutte le sfere natalizie diventate uno dei simboli della San Giorgio.
Riepilogo delle edizioni dei premi e riconoscimenti istituiti in Albisola.
Rosa d’Oro
1965 Tullio d’Albisola
1966 Lucio Fontana
1967 Agenore Fabbri
1968 Mario De Micheli, Aligi Sassu
1969 Emanuele Luzzati
1971 Adriano Grande
1990 Mario Rossello
1992 Eduardo Arroyo
Oscar di Albisola
1996 Eliseo Salino
1997 Carlos Carlè
1998 Milena Milani
1999 Ernesto Treccani
Premio Pozzo Garitta
2006 Sergio Dangelo , Pierluigi Maida
Cittadinanza Onoraria
1952 Lucio Fontana , Antonio Janigro, Virgilio Mortari
1954 Andrea Corrado
1959 Agenore Fabbri, Asger Jorn, Aligi Sassu
1975 Sandro Pertini
1979 Wilfredo Lam, Mario Rossello
1990 Cristian Stein
1992 Giancarlo Dettori, Franca Nuti
1996 Lorenzo Anselmi , Renata Scotto
1999 Luciano Gallo Pecca, Margherita Ambrosio Gallo Pecca
2005 Franco Dante Tiglio

BRUNO GORGONE
LE TRAME DEL MITO
Villa Barrili
via Barrili, 12 - Carcare (SV)
dal 27/10/07 al 11/11/07
Ampia selezione di opere recenti di Bruno Gorgone, corredata dal catalogo monografico contenente il saggio di Vittorio Sgarbi dal titolo "Gorgone, la storia come pattern", pubblicato per l'occasione. L'artista, esponente della Nuova Astrazione Italiana, presenta lavori appartenenti all'ultima fase della sua ricerca che, avviata agli inizi degli anni Ottanta con motivo dominante della propria poetica il Mito, riferito frequentemente alle simbologie del "Giardino", è ora caratterizzata da un ulteriore approfondimento del rapporto segno/colore, orientata formalmente verso una personale pittura di "pattern". L'allestimento comprende inoltre alcuni lavori storici di riferimento realizzati negli anni Ottanta e lavori in vetro di Murano eseguiti con la particolare tecnica dell'incisione a caldo su lamina d'oro.
La mostra è promossa dal Comune di Carcare - Assessorato alla Cultura, con il Patrocinio della Provincia di Savona, dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri - Sez.Sabazia e de Il Secolo XIX.
Vittorio Sgarbi scrive, tra l'altro, nel saggio critico di presentazione, nel quale viene particolarmente rilevato il contesto storico entro cui si colloca il lavoro di Gorgone:
"Non è troppo complicato, per uno storico dell'arte, risalire a un coerente percorso genealogico che conduca all'arte di Bruno Gorgone, attestatasi negli ultimi tempi attorno a valori espressivi ben consolidati e, probabilmente, destinati a conoscere un periodo di duratura prosecuzione. Credo sia cosa utile, e non solo un'esercitazione filologica da addetti ai lavori, provare a riprendere le linee di massima di questo percorso, per capire più dal di dentro il contesto complessivo entro cui si è mosso e continua a muoversi Gorgone, e quindi poterlo valutare secondo una dimensione critica che risulti quanto più appropriata alla sua arte (...).
Gorgone è architetto di formazione, il suo approccio all'arte è fortemente condizionato dalla progettualità, ovvero dalla possibilità di adottare e applicare un metodo compositivo che possa essere applicato a più riprese, modificando gli esiti formali conseguibili attraverso il ricorso a varianti. In cio' consiste, primariamente, l'arte di Gorgone, in questa sua dimensione non strettamente concettuale, ma legata comunque alla supremazia dell'idea, dell'elaborazione mentale, e in secondo luogo alla predisposizione del meccanismo pratico che permette di concretizzarla in un fatto artistico pienamente compiuto, rendendola dal punto di vista formale un universo autonomo e del tutto autosufficiente, senza nulla che possa alludere a qualcosa che si sembri intentato o non sviluppato(...).
La messa in pratica è per Gorgone esperienza di fondamentale importanza, vitale e vitalistica, come se le sue forme e i suoi colori, accostati in "texture" infinite, fossero delle "concrétions naturelles", parafrasando una nota espressione di Arp, diretta emanazione dello spirito della natura che deve passare necessariamente per la mente dell'artista, ma anche attraverso la sua mano, e le sensazioni che questo passaggio determina. L'atto pittorico è per Gorgone ancora emozione, contatto con la materia, intimo piacere creativo che si alimenta da se' stesso, mutevole come la mutevolezza delle varianti espressive sperimentate (...)".
Bruno Gorgone (Cuneo,1958). Presente nel panorama dell'arte contemporanea dai primi anni Ottanta. Dopo la laurea in Architettura conseguita all'Università di Genova, si trasferisce a Venezia dove approfondisce le sue esperienze attraversando varie forme di espressione creativa con particolare attenzione al vetro di Murano. Si interessa inoltre di design. Dal 1992 fa parte del Gruppo degli Architetti Artisti Venezia con cui partecipa a esposizioni internazionali. Allestisce numerose personali, realizza interventi effimeri legati soprattutto al tema del "Mito Giardino", e installazioni nell'ambito dello studio del rapporto opera/ambiente. Espone in mostre internazionali in Italia e all'estero. Il critico francese Pierre Restany, teorico del "Nouveau Réalisme", si interessa al suo lavoro e alle sue sperimentazioni nell'uso dei nuovi media, scrivendo, tra l'altro, il testo "Gorgone. Il colore nel nuovo destino dell'immagine", Parigi 2002.

FESTIVAL DELLA SCIENZA
Quinta edizione
Festival in Liguria
Auditorium Santa Caterina
Piazza Santa Caterina - Finalborgo
CAVITÀ ARTIFICIALI
Fascino e segreti delle strutture sotterranee
a cura del Museo Archeologico del Finale e dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri sezione Finalese. In collaborazione con Centro Studi Sotterranei di Genova e Società Speleologica Italiana
L'evento fa parte di Laboratori di paleontologia geologia e archeologia
Roberto Bixio. Introduce: Andrea De Pascale
(da 9 anni)
Il sottosuolo attrae l'uomo da millenni, per i più diversi scopi: estrarre minerali, captare e trasportare l'acqua, esercitare il proprio culto, onorare i propri morti, proteggere le proprie risorse durante le guerre o semplicemente vivere. Dall'Europa a Malta, dalla Turchia alla Cina, percorriamo un viaggio molto particolare, ricalcando le orme di coloro che hanno realizzato "imprevedibili" strutture sotterranee. Un mondo di oscuri e stretti cunicoli, torrenti, cisterne, acquedotti, archi e gallerie, che, nell'ambito di una serie di iniziative della Società Speleologica Italiana, esperti del settore stanno esplorando e documentando, per riportarlo letteralmente alla luce e farlo conoscere.
Roberto Bixio
Presidente del Centro Studi Sotterranei di Genova e Ispettore Onorario per l'Archeologia delle Cavità Artificiali per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Coordina un progetto di ricerca in Turchia orientale, in partnership con la Gazi Universitesi di Ankara e il Ministero della Cultura turco. Autore di articoli in tema speleo-archeologico, ha pubblicato "Cappadocia. Le città sotterranee" (2002), sulle ricerche condotte in Cappadocia (Turchia) per conto dell’Istituto Poligrafico dello Stato.
Andrea De Pascale
Archeologo, è Conservatore del Museo Archeologico del Finale (Finale Ligure Borgo, Savona). Si occupa di ricerche sulla preistoria e protostoria della Liguria, con particolare attenzione allo studio delle modalità e delle dinamiche con cui l'uomo preistorico ha interagito con l’ambiente e ne ha sfruttato le diverse risorse e materie prime. Collabora con il Centro Studi Sotterranei di Genova, occupandosi degli aspetti archeologici dei progetti di ricerca. Ingresso: gratuito

FESTIVAL DELLA SCIENZA
Quinta edizione
CIAO ROBOT
La nascita della roboetica
a cura della Scuola di Robotica
Palafiori - Corso Garibaldi - Sanremo
25 ottobre 2007, h. 17,00
ingresso gratuito
(per tutti)
I robot sono le macchine più potenti mai costruite. Presto saranno impiegati in ogni campo: dalla guerra all'intrattenimento - compreso quello sessuale -, dall'archeologia alla medicina. I robot si svilupperanno velocemente, acquisteranno una maggiore autonomia e potranno soprattutto prendere decisioni autonome. La prima mondiale del documentario "Ciao Robot" offre l'occasione di capire di più su queste macchine, sempre più complesse e intelligenti, e di formulare ipotesi sugli scenari ai quali potranno condurci. Oggi i robot agiscono quasi sempre in modo "eticamente corretto", ma quando acquisteranno maggiore autonomia, l'uomo sarà in grado di auto-proteggersi da loro? Saprà fare, con i robot, un uso saggio della tecnologia?
PHYSIX'N'ROLL: ASCOLTARE LA FISICA
Un viaggio attraverso il mondo delle note, dei suoni e della musica in compagnia della scienza
a cura di Alfonso Lucifredi, Marco Ranoisio. In collaborazione con la Ludoteca Scientifica di Pisa.
Palafiori - Corso Garibaldi - Sanremo
dal 25 ottobre al 6 novembre
dal lunedì al venerdì 09:00-18:00
sabato e festivi 10:00-18:00
ingresso gratuito
(per tutti)
Physix'n'Roll è un laboratorio interattivo che si esprime in due momenti distinti: una è dedicato alla descrizione della natura fisica del suono, alla forma e alle caratteristiche delle onde sonore, l'altro è destinato invece alla creazione del suono stesso, alla sua modulazione attraverso gli strumenti e all'applicazione di effetti in grado di trasformarlo. È attraverso l'incontro fra lo studio della fisica e quello della musica che si arriva a comprendere la natura del timbro, l'altezza o la frequenza di una nota, le caratteristiche tecnologiche e le peculiarità degli strumenti musicali. Perciò, orecchie aperte!
SALGO SULLA TORRE PER VEDERE CHE ORA E'
Uno sguardo al cielo per imparare a misurare il tempo
A cura dell'Associazione Culturale Googol di Felino (
Parma) Palafiori - Corso Garibaldi - Sanremo
dal 25 ottobre al 6 novembre
dal lunedì al venerdì 09:00-18:00
sabato e festivi 10:00-18:00
ingresso gratuito
(da 6 a 11 anni)
Come si può sperimentare il passare del tempo osservando il cielo? In questo stimolante laboratorio interattivo, ci si può divertire (ed emozionare) muovendosi in un percorso che unisce la misura del tempo all'osservazione dei corpi celesti. La mostra-laboratorio è articolata in quattro tappe che accompagnano il visitatore attraverso diverse possibilità di guardare alle stelle e ai pianeti:
- "L'appuntamento": laboratorio poetico ideato e condotto da Luisa Pecchi, con poesie, canzoni e chitarra (presente il 29, 30, 31 ottobre e l'1, 2, 3 novembre);
- "La Luna nel pozzo": laboratorio in cui è possibile costruire e usare strumenti con cui osservare il cielo e apprezzare il passare del tempo (orologi solari, orologi stellari, osservazione delle fasi lunari);
- "Un pezzo di Luna": laboratorio creativo per ricostruire il proprio spicchio di Luna;
- "Il cielo": uno spazio incantato (il planetario itinerante Starlab) per osservare le stelle e la Luna, che sembra cambiare forma ogni sera.
Nello spazio antistante la mostra-laboratorio sarà possibile "sognare la Luna" seguendo le orme di scrittori, poeti, scienziati e viaggiatori (nel tempo e nello spazio).

OTTOBRE DI PACE: DUE INCONTRI
DARIO ARKEL
EDUCARE ALLA CONVIVENZA
Federazione Operaia Sanremese
Via Corradi 47 - Sanremo
mercoledì 24 ottobre, h. 17,00
Dario Arkel, è funzionario presso il Servizio Statistico, Studi e Ricerche della Regione Liguria. Giornalista ed autore di decine di pubblicazioni su temi economico-sociali e dell’educazione, è anche collaboratore didattico presso le Facoltà di Scienza della Formazione dell'Università di Genova e di Milano Bicocca.
MARCO AIME, ISMAIL HAIDARA DADIÉ, GABIN DJIMASSE
Federazione Operaia Sanremese
Via Corradi 47 - Sanremo
mercoledì 24 ottobre, h. 21,00
Tema dell'incontro il rapporto tra guerra e fanatismo e la necessità di una rivalutazione del relativismo come atteggiamento portatore di pace.
Marco Aime insegna alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Genova ed è autore di numerose pubblicazioni, fra cui "Eccessi di culture" (Einaudi 2004).
Ismail Haidara Dadié (Mali), poeta e storico.
Gabin Djimasse (Benin), storico.

ALESSANDRO GIACOBBE NEGLI STUDI DI "RADIO AMICIZIA"
intervistato da don Angelo Di Lorenzo
mercoledì 24 ottobre h. 10,00
giovedì 25 ottobre h. 19,00 (replica)
Sulle frequenze di "Radio Amicizia" nella trasmissione "Le interviste del Direttore", don Angelo Di Lorenzo ogni settimana gestisce uno spazio dedicato all'approfondimento di temi della provincia di Imperia: attualità, cultura, politica, religione e spettacolo.
Domattina alle 10 don Angelo Di Lorenzo intervisterà lo studioso sanremese Alessandro Giacobbe, che di recente ha ricevuto il Premio San Romolo. L'intervista sarà trasmessa in replica giovedì 25 ottobre alle 19.

GIOVANNI BOINE: UN ANNIVERSARIO TRASCURATO?
Non si ha notizia (speriamo di sbagliarci) di manifestazioni, svolte o in programma, per ricordare il novantesimo anniversario della scomparsa di Giovanni Boine (16 maggio 1917) che è, nel contempo, la centoventesima ricorrenza della nascita (2 settembre 1887).
Nulla, comunque, di comparabile allo splendido Convegno del 25-27 novembre 1977 curato da Franco Contorbia, dove - oltre agli studiosi convocati - fece la sua comparsa Italo Calvino.
Ma, se non altro, qualcuno dovrebbe occuparsi di rettificare la pagina a lui dedicata su Wikipedia, che nella sua formulazione attuale appare inadeguata, se non denigratoria.
L’avventura cominciò qualche anno dopo che egli se n’era, finiti gli studi, tornato a casa. Fece molto rumore in paese. La gente aveva avuto fino allora di lui un certo diffidente rispetto come per uno che è d’altra razza che noi che opina e fa diversamente da noi, che non si cura di noi, ma di cui qualcosa precisamente di male nessuno può dire. Vivendo senza fissa occupazione nell’agio noncurante e discreto di una famiglia di patrizi antichi, i saggi mercanti, i vari ragionieri guadagnadenaro della città dicevano di lui che perdeva il suo tempo. «E che fa? Perde il suo tempo». Le vecchie signore beghine, i fabbriceri ed il parroco sebben si togliesse sempre con rispetto il cappello quando passava il Santissimo (ma c’erano invece in paese gli spiriti forti che lo calcavano fieri e feroci fino agli orecchi); e venisse spesso in chiesa alla messa e ci stesse come si deve serio senza fare alle occhiate e ai segnali colle ragazze in parata (ci van perciò appunto i giovani la domenica in chiesa), sospettavan di lui. S’erano sentite certe voci su lui di quand’era agli studi… E par che avesse detto ch’egli al catechismo nelle scuole non ci teneva gran che. – Pei politicanti del Consiglio comunale egli era un «originale». Non si capiva cos’era. Aveva scritto sul giornale del sito in pro, che so io, della «scuola serale» (dunque è con noi socialisti) e poi detto male del discorso del tale e del talaltro al comizio del primo maggio passato (dunque non è socialista). Si mescolava del resto di rado nelle conversazioni a caffè; non giocava; che avesse donne nessuno per allora sapeva; le compagnie allegre, quelle che restan di notte fino alle due in schiamazzi a far la serenata alla bella, o si spandon fra le quinte in teatro l’inverno a pizzicar le coriste, i giovanotti che capiscon la vita e come si deve («son nell’età!») se la godono, quelli lo avevano un poco in concetto tra di «prete» e babbeo.
Giovanni Boine - Il peccato (1914)
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IL PROGETTO FUKSAS RESTA FUORI DAL PPA DI SAVONA
Nel PPA - Programma Pluriennale di Attuazione - approvato il 16 ottobre dalla giunta comunale savonese non è stato incluso il progetto di Fuksas per il grattacielo (e il porticciolo turistico) alla Margonara, fra Albisola e Savona. Secondo lo staff del Sindaco Berruti si è trattato di un semplice rinvio tecnico: “La Margonara non è stata inserita semplicemente perchè nel PPA si possono includere solo le opere per le quali si ha a disposizione almeno una bozza di progetto preliminare, cosa che al momento non c’è. Il vecchio progetto non ha più valore e dopo le decisioni del consiglio comunale del marzo scorso sui paletti ambientali, architettonici e urbanistici richiesti, ad oggi manca ancora una bozza del nuovo progetto preliminare”. Dovrà essere comunque il consiglio comunale ad esprimersi, in futuro, sull’ipotesi progettuale. Un'eventualità che molti sperano non si concretizzi.

MASSIMO BUCCIANTINI
ITALO CALVINO E LE SCIENZE
Gli alfabeti del mondo
Donzelli 2007
Collana "Saggi. Arti e lettere"
Il 9 maggio 1962 Italo Calvino scrive a Umberto Eco di avere intenzione di redigere un manifesto «per una letteratura cosmica». A un certo punto della sua vita, al volgere del «nuovo secolo» degli anni sessanta, Calvino guarda alla scienza come mai aveva fatto in passato. E lo fa perché per esprimere le nuove situazioni esistenziali e per comprendere «il nostro inserimento nel mondo», egli sente la necessità di occuparsi delle immagini che la scienza produce e del linguaggio che impiega nel produrle.
Attraverso Calvino il libro racconta un pezzo importante di storia della cultura italiana del Novecento. Grazie all’impiego di numerose lettere e documenti di archivio inediti ne ricostruisce la trama nei suoi molteplici particolari. Giorgio de Santillana, Sergio Solmi, Anna Maria Ortese, e poi, ancora, Cassola, Vittorini, Bollati, Timpanaro sono alcune delle personalità con cui Calvino discute e si confronta nei diversi momenti del suo lavoro di scrittore. Legati a precisi contesti storici e culturali, questi incontri si trasformano in luoghi privilegiati di osservazione e d’indagine, e forniscono l’occasione di entrare nel laboratorio Calvino in modo originale.
Raccontare Calvino e la scienza è infatti anche un modo per fare uscire Calvino da Calvino: un modo, a venti anni dalla morte, per restituirgli un po’ di vita, per liberarlo dagli schemi sempre più astratti e ripetitivi in cui troppo spesso è costretto.
Massimo Bucciantini insegna Storia delle rivoluzioni scientifiche all’Università di Siena, sede di Arezzo. Tra le sue pubblicazioni: Contro Galileo. Alle origini dell’«affaire» (Olschki, 1995); Galileo e Keplero. Filosofia, cosmologia e teologia nell’Età della Controriforma (Einaudi, 2003; Les Belles Lettres, 2007).

Incontro Convegno
"GIOVANNI RUFFINI E I SUOI PERSONAGGI"
Palazzo Lercari - Taggia
domenica 21 ottobre, h. 15,00
Interventi:
- “Il 'dramma' di Giovanni Ruffini e il rapporto con il contesto teatrale e storico del risorgimento” della dott. ssa Federica Natta,
- “Frammenti e memorie: la Riviera ligure di G. Ruffini, fra rievocazione storica e letteratura artistica” della dott. ssa Giulia Savio,
- "Ruffini: i personaggi nel Lorenzo Benoni" del Prof. Martino Marazzi (Facoltà di Filologia moderna)

YIU WAH LEUNG
IL FRUTTO DEL LIBRO
Libreria Ubik
Corso Italia 116r, Savona
dal 19/10/07 al 15/11/07
L'associazione Esp/Wave apre la rassegna delle esposizioni ed ambientazioni del ciclo "Trasformare" presso la libreria Ubik di Savona che e' già promotrice di una carrellata di significativi incontri culturali presso la propria sede di corso Italia. Il primo artista impegnato, non solo nell'esposizione, ma nell'ambientazione di una stanza della libreria che in una trasformazione continua ogni mese si presenterà in una veste diversa grazie alle installazioni e alla creatività di sempre nuovi artisti. Curati da Alessandra Panaro.
Yiu-Wah Leung e' nato ad Hong Kong. Ha svolto ed approfondito la sua preparazione artistica in Cina e in Europa ed e' stato curatore della Galleria delle Muse di Hong Kong dal 2001 al 2003
Espone, con mostre personali e collettive, dal 1988 dalla Cina agli Stati Uniti e in varie parti d'Europa; raffinato performer ha fatto riconoscere il suo talento a livello internazionale.
L'artista di Hong Kong, venuto dal design, applica la tecnica piu' antica all'avanguardia concettuale.
La mela e' l'oggetto chiave della sua rappresentazione artistica. Il lavoro di Yiu-Wah e' incentrato intorno ai colori, all'aspetto, alla struttura, agli odori, ai significati culturali e religiosi del frutto; tempo, spazio, luce, meccanica, ambiente, portamento umano possono emergere dai suoi dipinti sempre figurando e trasfigurando la "mela"che da frutto diventa corpo, messaggio, immagine di emozioni. Grazie al suo ingegno, la mela diventa scultura in marmo o in ceramica, decorazione appesa al soffitto, acqua fluttuante piena di colore e di fragranza, star della performance.
Le sue opere si possono trovare in collezioni private o nei musei. Nel 2006 ha vinto il premio "Full Freeman Fellowship" grazie al quale ha operato ed esposto in Vermont (USA) per 2 mesi nell'autunno 2006 e in Corea nell'estate del 2007. Molte delle opere create per il Vermont Art Center sono ora esposte nell'attuale mostra "Pomme Année 2007" , in cui scaturisce una nuova ispirazione che ha rinnovato e ancora ampliato le possibilità simboliche del linguaggio della "mela". Il frutto sempre piu' diventa corrente di comunicazione e nella sua rappresentazione figurativa si fonde e si confonde con il corpo umano in un gioco ottico-visivo che vuole condurre lo spettatore a un analisi attenta dei sentimenti. Opere di grandi dimensioni, installazioni, figure umane e religiose, in cui si puo' riconoscere l'autoritratto dello stesso autore, caratterizzano l'ultima fase artistica di Yiu-Wa Leung.
http://www.yiuwahleung.com

MASSILIA SOUND SYSTEM + NUX VOMICA
Théatre Lino Ventura
Boulevard de l'Ariane 168 - Nice
18 octobre 2007, h. 20,30
Massilia Sound System secoue le paysage marseillais depuis 1984, avec un franc-parler retentissant. Ces sept artistes ont l’ambition démesurée de remettre les échanges culturels debout, en faisant du métissage de leur ville une force qui rendrait Marseille capitale de la tolérance et de la joie de vivre. Réveiller les foules, réunir toutes les générations… tel est leur credo qui n’a de cesse de se répandre grâce à leur musique toujours plus entraînante et un optimisme qu’ils communiquent avec ardeur lors des concerts. Leur musique ? Du raggamuffin marseillais dont eux seuls ont le secret. L’occitan ? Leur langue officielle. Le micro ? Un moyen d’expression plus que jamais boulégant et rassembleur pour la sortie de leur nouvel album qui prône la liberté et rejette l’oppression. Les inspirations ? Les richesses culturelles qu’offre Marseille et qui en ont fait un lieu de vie unique. C’est aussi cette soif de vie et de liberté que Massilia partage à l’infini depuis tant d’années avec le public, ce qui donne la couleur de l’espoir à une idéologie qu’ils défendent avec ferveur. Ils le revendiquent dans ce nouvel album intitulé « Òai e Libertat ».
C'est en 1989 que se créée, dans un quartier populaire de Nice, Saint Roch, le groupe Nux Vomica, à l'initiative de quelques artistes peintres établis dans un ancien dépôt d'autobus. Elargi, le groupe se retrouve rapidement en première ligne dans la défense de la culture nissarde : repas de rue, carnaval du quartier Saint Roch, indépendant, populaire et en marge du Carnaval de Nice officiel, et, bien sûr, musique. Sous la houlette de Louis Pastorelli, artiste-peintre devenu chanteur du groupe, les Nux Vomica introduisent le ragga-muffin dans la tradition musicale niçoise. En 1998, le succès inattendu du "Gobi", au texte décapant, appris (par un heureux concours de circonstances) dans toutes les écoles de Nice à l'occasion du Carnaval, légitime définitivement le groupe comme porte-drapeau d'une vision contemporaine de la culture nissarde, pas forcément en rupture avec ses racines traditionnelles... Le groupe vient de publier son troisième album (mais son sixième disque, en incluant les "single") : "Nissa-Permambuco", enregistré en partie à Nice et en partie à Permambuco, au Brésil.

EXPOSITION "JEAN COCTEAU, LE MÉDITERRANÉEN"
Aperçu de la collection Séverin Wunderman
Musée Jean Cocteau
Quai Monléon - Menton
A partir du 13 Octobre 2007
Ouvert tous les jours de 10h à 12h et de 14h à 18h
Sauf le mardi et les jours fériés
www.menton.fr
C’est une grande nouvelle pour la Riviera Côte d’Azur et tous les amateurs d’art, le musée Jean Cocteau de Menton (près de Nice et Monaco) présente, pour la première fois, une sélection d'oeuvres inédites issues de la donation Séverin Wunderman.
À partir du 13 octobre prochain le Bastion exposera une soixantaine de peintures, pastels, gravures et poteries que l'artiste réalisa entre 1950 et 1963, au cours de sa «période méditerranéenne».
La Méditerranée de Cocteau est un métissage d'influences grecques, italiennes et espagnoles.
L'exposition «Jean Cocteau le Méditerranéen» convoque la mythologie antique, l'univers de la tauromachie, la culture gitane, le flamenco, l'amitié avec Pablo Picasso et l'invention des personnages inspirés de la Commedia dell'Arte, qui donneront naissance aux fameux Innamorati de Menton.
La collection Wunderman
Le Musée Jean Cocteau est actuellement le seul musée en France consacré à l'œuvre de l'artiste. Avec la donation de la collection Séverin Wunderman, Menton confirme son statut de «Cité Jean Cocteau».
Le collectionneur américain a fait don, en 2005, de 1 763 pièces : 623 dessins, 425 photographies, 177 manuscrits, 272 estampes, 70 affiches, 51 imprimés, 30 livres illustrés, 30 huiles sur toile, 12 sculptures, 13 bijoux en or et pierreries, 14 céramiques, 4 tapisseries, 3 vitraux, et une cinquantaine de pièces de nature diverse.

FRANCESCO GESUALDI
IL MERCANTE D'ACQUA
presentazione del volume edito da Feltrinelli (2007)
Sanremo - Sala Privé del Casinò
martedì 16 ottobre 2007, h. 16,30 La stagione autunnale dei Martedì letterari, curata da Ito Ruscigni, si apre oggi con la presentazione de "Il mercante d'acqua" di Francesco Gesualdi. In serata (presso la sede della Federazione Operaia Sanremese, alle 21,00) Gesualdi terrà una conferenza sul tela "Un mondo capace di costruire il suo futuro".
Un giovane, che gira il mondo zaino in spalla e si guadagna da vivere con piccoli lavori che gli consentono di continuare a viaggiare, si imbarca un giorno con dei pescatori di coralli e approda su un’isola semideserta. Lì decide di fermarsi. In realtà sull’isola un villaggio c’è e il giovane si trova di fronte una comunità a suo modo felice, che lo accoglie e lo integra velocemente. La vita prosegue serena fino a quando l’acqua nei pozzi comincia a scarseggiare e poi si esaurisce completamente.
Nell’isola di Terrasecca – questo è il suo nome – c’è anche un padrone: Melebù. Vive in una villa al centro dell’isola circondata da bodyguard e soldati in divisa. Il suo pozzo è l’unico ancora pieno. Per ottenere l’acqua della sopravvivenza, il villaggio decide di vendere tutti i pozzi vuoti a Melebù, che ha già organizzato una stazione di rifornimento d’acqua per le navi in transito.
Melebù ha tutte le caratteristiche di un imprenditore ottocentesco, è un “capitalista classico” e vede nei lavoratori soltanto manodopera da sfruttare per ricavarne il massimo profitto. Alla sua morte subentra il nipote, che decide di prendere in considerazione le richieste salariali e sociali del villaggio. La vita sull’isola sembra così migliorare. Anche perché il nuovo padrone permette agli operai di diventare consumatori dei propri prodotti e crea in questo modo nuove esigenze di consumo. Fioriscono nuovi stabilimenti, la pubblicità e i primi fast food: la rincorsa ai consumi disgrega però la comunità-villaggio e i pozzi sono ormai in buona parte avvelenati dalla plastica e dai pesticidi. Un gruppo di ribelli convince allora gli abitanti a boicottare i prodotti industriali e a procurarsi da soli ciò di cui hanno bisogno.
Ce la faranno. A Terrasecca ormai le sicurezze personali sono garantite dall’economia del bene comune, che riesce a garantire diritti in cambio di tempo.
Francesco Gesualdi (Foggia 1949), già allievo di don Milani, è fondatore e coordinatore del Centro nuovo modello di sviluppo a Vecchiano (Pisa) che si propone di analizzare le cause profonde dell’emarginazione, di definire strategie a difesa dei diritti degli ultimi e di ricercare nuove formule economiche capaci di garantire a tutti la soddisfazione dei bisogni fondamentali. Collabora ad “Altreconomia”. Coordinatore di numerose campagne di pressione, è tra i fondatori assieme ad Alex Zanotelli di Rete Lilliput. Ha scritto Guida al risparmio responsabile (Emi 2002); Lettere a un consumatore del Nord (Emi 2000); Guida al consumo critico (Emi 2003); Sulla pelle dei bambini (Emi 2000); Consumatori del nord lavoratori del sud. Il successo di una campagna della società civile contro la Del Monte in Kenya (insieme a Mutunga Willy e Ouma Willy, Emi 2003).

ISTITUITO IL PARCO DELLE ALPI LIGURI
Dopo molti anni di attesa, il primo progetto risale al 1977, con 24 voti favorevoli e 8 astenuti (Forza Italia e Alleanza Nazionale) e alcuni emendamenti è stata approvata l'11 ottobre scorso la legge che istituisce il Parco naturale delle Alpi Liguri.
Nel parco delle Alpi Liguri rientrano i comuni di Cosio d’Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Pigna, Rezzo, Rocchetta Nervina e Triora. I sindaci erano in aula insieme ai rappresentanti delle associazioni venatorie.
«Con seimila ettari, grazie ai comuni che hanno chiesto di rientrare nei confini, il Parco delle Alpi Liguri è il secondo parco della Liguria dopo il Beigua», ha detto l’assessore all’ambiente Franco Zunino.
Chiedendo il rinvio della pratica Luigi Morgillo (Forza Italia) ha detto: «Si tratta di una questione delicata che non è vincolata a scadenze, chiediamo più tempo per dare la possibilità al territorio di decidere». Franco Orsi (Forza Italia) ha aggiunto: «Al Comune di Genova sono stati concessi 5 mesi per pronunciarsi sul parcheggio dell’Acquasola, mentre al presidente della Provincia di Imperia non è stato accordato il rinvio di un mese. Burlando aveva annunciato che avrebbe ascoltato di più il territorio, invece usa cortesie istituzionali differenti».
L’assessore Zunino ha difeso il percorso «ampiamente condiviso» con cui si è giunti all’istituzione del parco. Questo Parco – ha detto – è frutto di un voto unanime ed esce dagli incontri con i Comuni, la Provincia e le associazioni venatorie. Non vogliamo rinviare un atto di grande valore».
«Abbiamo avviato la procedura per l’istituzione del parco proprio su richiesta dei comuni» ha aggiunto il presidente della Giunta Claudio Burlando, mostrando il biglietto inviato dai sindaci presenti in aula con su scritto "I comuni non vogliono il rinvio".
Critico Gabriele Saldo (Forza Italia): «Mi faccio carico della preoccupazione di molta gente che il parco non significhi altri vincoli: parliamo di una zona che conta più sic e zps della Francia intera e i parchi sono spesso intesi come riserve indiane e sono poco dinamici».
Nella relazione di maggioranza Carlo Vasconi (Verdi) ha espresso la soddisfazione per il risultato raggiunto: «Aspettavamo questo parco da trent’anni. Non è quello che sognavamo, ma rappresenta un buon inizio. Abbiamo votato a favore e abbiamo accettato che la caccia fosse consentita perché vogliamo che le alpi liguri continuino ad essere abitate. Solo il turismo sostenibile può salvare quei luoghi e quella cultura. La battaglia di certi settori del centro destra contro i parchi è inutile, perché la gente è contenta di entrare nel parco».
A favore del Parco si è espresso anche Nicola Abbundo (Udc), ricordando che nel consiglio del Parco è inserito anche il presidente del Comprensorio alpino, che gestirà l’attività venatoria.
«Una novità nel panorama istituzionale italiano» in ogni caso ha definito il parco Orsi, soddisfatto dalle innovazioni introdotte dalla legge, tra cui l’applicazione della legge sul paesaggio protetto, che consente di cacciare anche all’interno dell’area protetta.
Ezio Chiesa (L’Ulivo) ha ricordato il cambiamento culturale degli ultimi anni nei confronti dell’istituzione dei parchi: «Oggi la situazione è completamente diversa, i parchi sono visti come opportunità di sviluppo».
Alcune polemiche sono state sollevate sull’adesione del Comune di Cosio D’Arroscia, che, con due delibere del consiglio, in un primo tempo aveva deciso di non aderire al Parco se non fosse stato ridotto il paesaggio protetto nel suo territorio, ma il cui sindaco, in commissione, ha deciso l’adesione grazie a un emendamento proposto dall’assessore Zunino che dimezza appunto il paesaggio protetto.
«Alleanza nazionale – ha detto Alessio Saso – non è contraria ai parchi, ma le modalità di approvazione ci lasciano perplessi. Inoltre per la carenza di fondi destinati allo sviluppo e alla qualificazione delle zone interessate gli abitanti finiscono per vivere il parco più come una cascata di vincoli che come uno strumento di rilancio. Del milione e 250 mila euro stanziati per i parchi nel 2007, 150 mila andranno al nuovo parco e solo la metà per gli interventi concreti sul territorio. Troppo poco per fare qualcosa, speriamo che nei prossimi anni lo stanziamento aumenti».
La nuova legge istituisce il Parco naturale regionale delle Alpi liguri, che comprende territori nei Comuni di Cosio D’Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Pigna, Rezzo, Rocchetta Nervina, Triora. E l’Ente Parco delle Alpi liguri, che gestisce appunto quest’area protetta. Il Parco ha tra i suoi scopi tutelare e valorizzare il patrimonio naturale, entno-antropologico, storico, culturale della comunità locale e paesaggistico. Ancora promuovere lo studio, la divulgazione, la fruizione pubblica dei valori e delle peculiarità naturali e culturali dell’area, concorrere allo sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità locali, dare vita a iniziative coordinate in capo naturalistico, forestale, agricolo, culturale, turistico, artigianale, commerciale, di riqualificazione ambientale e miglioramento dei servizi, anche con le regioni limitrofe del stesso arco alpino. Sono organi dell’Ente Parco il presidente, il Consiglio e la Comunità del Parco. La Provincia d’Imperia, fino all’insediamento del Consiglio provvisorio, esercita le funzioni e i poteri dell’Ente. Il Piano del Parco è lo strumento puntuale di disciplina e indirizzo per la gestione, la valorizzazione e fruizione dell’area protetta nei suoi vari aspetti.
(fonte: Regione Liguria)

EDILIO BOCCALERI
UNA FORESTA PER DIMORA. LE NAVETTE DELLE ALPPI LIGURI
Presentazione del volume edito da Grafiche Amadeo (2007)
Montegrosso Pian di Latte
Sala Polifunzionale
14 ottobre 2007, h. 16,00
Le Alpi Liguri sono un ambiente montano purtroppo spesso, a torto, trascurato e un poco snobbato dal turismo, ma forse questo è proprio il motivo di una conservazione ancora ottima, con ambienti ancora poco contaminati e molto belli da vivere.
Edilio Boccaleri descrive con questa bella opera letteraria uno dei luoghi migliori di questa zona: la Foresta delle Navette, compresa tra i massicci del Marguareis a nord e del Saccarello a Sud, percorsa dai torrenti Negrone e Tanarello e con l'abitato di Upega a i propri margini.
Da ricordare che le Navette sono attraversate dala tracciato dell'antica Via Marenca che collegava Limone Piemonte a Imperia, che non può essere sbrigativamente liquidata come una delle solite vie del sale, infatti essa è ritenuta via romana e se ne ha notizia certa su documenti del 1207 e si ipotizza di un'antichissima via di crinale degli antichi liguri, ben preesistente al percorso romano.
Si tratta di un luogo con una singolare storia delle vicende naturalistiche ed umane, con paesaggi molto diversificati, dove ancora volano le aquile e dove gli altri animali selvatici non temono la vicinanza dell'uomo.
E' un ambiente dove il silenzio è rotto solo dal vento tra gli alberi e dal canto degli uccelli stanziali.
Qui, quando la neve copre le valli, il silenzio è veramente sovrano.
Chi ha la fortuna di camminare lungo i suoi percorrìbili sentieri, alla pallida luce dei lanci, sui cuscini erbosi dei prati, o accarezzando gli appigli di roccia delle creste calcaree sino alle vette, non può che ricordare un'altra stupenda regione delle Alpi: il Tirolo.
Il fascino misterioso che è diffuso in questi paesaggi riposa sul contrasto fra le scure pietre dei flysch, verdeggiati di vegetazione ed i bianchì calcari che si alzano nudi, punteggiati di flora pregiata, su fino alle vette.
A questo profondo contrasto si sovrappongono qua e là modificazioni di colore delle distese floreali e cambiamenti di forma delle morbide ondulazioni dei versanti e nelle aguzze creste sommitali.
Creste di dolomite, dove il Sole controluce, con la complicità di una nebbiolina evanescente, crea un rosato scenario quasi immaginario.
Sono paesaggi nei quali la Natura ha posto più fantasia che logica.
Tutto ciò è descritto in questo libro con accessibilità di lessico, cosicché chiunque può seguire il racconto con piacevole interesse grazie anche al supporto dell'affascinante spettacolo delle immagini.
da Alpinia.net

CON GARIBALDI…
SOGGETTI GARIBALDINI NELLE ESPRESSIONI ARTISTICHE OTTOCENTESCHE DEL PONENTE LIGURE.
Mostra iconografica
Imperia, Villa Faravelli, Viale Matteotti, 151
13 ottobre / 4 novembre 2007
Orario: tutti i giorni, lunedì escluso, dalle 16,00 alle 19,00
In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi l’Amministrazione Comunale di Imperia, per celebrare il grande patriota, realizza una mostra dedicata alle espressioni artistico-figurative legate alla cultura garibaldina nella Riviera tra ‘800 e ‘900 presso la prestigiosa sede di Villa Faravelli dal titolo “Con Garibaldi ... Soggetti garibaldini nelle espressioni artistiche ottocentesche del Ponente Ligure”.
La mostra, che intende ricostruire l’ambiente garibaldino rivierasco nei sui rapporti con l’arte, approfondisce il legame tra azione politica e riflessione artistica attraverso l’interpretazione autorevole di autori quali Luigi Varese, Pompeo Mariani, Domenico Laura e la lettura di quelle forme espressive “minori” e meno “colte” costituite dalle rappresentazioni popolari delle stampe.
L’esposizione, articolata in circa quaranta opere, comprende un consistente nucleo di 23 stampe litografiche a tema risorgimentale di proprietà comunale recentemente restaurate, incisioni e dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private.
La presenza del dipinto L’alba del 6 maggio 1860 dallo scoglio di Quarto, appartenente alla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, di grande pregio artistico e significativo valore documentario ad illustrare una delle più importanti imprese della storia risorgimentale, sosterrà l’elevato livello qualitativo della manifestazione che si presta a richiamare presso Villa Faravelli l’attenzione di un vasto pubblico.
L’idea progettuale si avvale della collaborazione della Fondazione Pompeo Mariani nella persona del suo Presidente Dott. Carlo Bagnasco e del patrocinio del Comitato Nazionale per le Celebrazioni garibaldine.
La tematica sarà svolta anche da un convegno durante la giornata di apertura della mostra, con intervento del Prof. Danilo Veneruso, Ordinario di Storia Contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova, che parlerà su “Garibaldi, Genova e la Liguria nel processo risorgimentale”.

PREMI SAN ROMOLO 2007
Teatro del Casino - Sanremo
sabato 13 ottobre, h. 16,30
In occasione della festa di San Romolo, sabato 13 ottobre, verrà nominato "cittadino benemerito" il Prof Italo Faraldi, già primario dell'Ospedale Oftalmico di Torino e conferiti i "Premi San Romolo" nonché la targa "Giovane dell'anno"
"Giovane dell’anno" sarà Fabrizio D'Alessandro, nazionale di calcio 'non vedenti'.
Questi i "Premi San Romolo" 2007:
Per la cultura: Alessandro Giacobbe
Per l’imprenditoria: Margherita Asseretto Garibaldi
Per le opere sociali: Remo Marmo
Per lo sport: Bartolomeo Nobile

HILDA RICALDONE
MATERIALI PER UNA STORIA DEL M.I.B.I.
Prefazione di Carlo Romano
Ocra Press 2007
Ciò che poneva Jorn su un tragitto eccentrico rispetto alle sue stesse professioni di fede, era la vitale effusione di spontaneità – e la riflessione sulla stessa in rapporto a faccende e cose - che rendeva manifesta ben più là del gestualismo pittorico di moda all’epoca e per il quale sarà ricordato nelle storie dell’arte, sicché la stessa nozione di “artista sperimentale” che si sovrapponeva a quella “d’avanguardia” voleva indicare prima di tutto sperimentazione di soluzioni esistenziali. Perlomeno a partire dalla configurazione del MIBI (Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista), la sua critica al funzionalismo della scuola di Ulm e a Max Bill sarà caratterizzata non a caso dall’affermazione di elementi come l’inutile e l’insensato.
Dall’incontro di Pinot Gallizio e Piero Simondo, che porterà alla creazione del Laboratorio sperimentale di Alba, scaturirà poi una componente che, apparentemente incongrua alle premesse, non è altrimenti definibile che “pedagogica”. Ma tale pedagogia si fondava sul parametro della generalizzazione dell’arte e, più ancora, dell’artista. Se dell’una si mostra la facilità, dall’altro discende l’occasione di espandere ciò che la società sembra concedergli come privilegio. La successiva “pittura industriale” di Gallizio viene da lì, benché a questo riguardo sia stato fin troppo trascurato il contributo di Simondo, in una sottovalutazione che deriva da un vizio interpretativo focalizzato sulle posteriori vicende dell’Internazionale Situazionista, dalla quale Simondo sarà precocemente escluso e della quale, più tardi, come “persona a conoscenza dei fatti”, traccerà una salutare demistificazione del leggendario atto fondativo, essendo avvenuto nel suo paese e a casa sua durante un incontro diversamente giustificato.
Se è facile seguire in questa vicenda la vicenda dell’arte, e non solo, del XX secolo - con le tentazioni alle quali cedette in un groviglio che risale ai tempi dell’estetismo e, ancor prima, del romanticismo - raccogliere un insieme di testi che concernono l’esperienza del MIBI serve a rivendicarne la singolarità rispetto alle letture che relegano, in maniera alquanto superficiale, la sua vicenda in un contesto di transizione, una sorta di “stato nascente” di cui per giunta sarebbe solo un frammento. E questo è un indubbio merito della presente raccolta.
(dalla prefazione di Carlo Romano)

ALBERTO GROSSO
LA POESIA DEL VERO
Museo Civico
Via Matteotti 143 - Sanremo
6 ottobre - 4 novembre 2007
"La Poesia del Vero": mostra antologica di pittura di Alberto Grosso. Museo Civico, via Matteotti 143 (h 9/12-15/18; festivi 15/19.30), fino al 4 novembre.

NICO ORENGO
HOTEL ANGLETERRE
Einaudi 2007
Collana "Supercoralli"
"Quella penna che non vidi fu l'emozione piú forte e la curiosità intellettuale piú intensa della lunga giornata. E quando rientrammo in albergo sentii di avere in mano il capo di una lenza che a tirarla piano piano dall'Europa mi avrebbe fatto passare la porta verso la Russia". La penna scomparsa è il regalo di Goethe a Puskin, quella con cui il poeta tedesco scrisse il "Faust" e di cui si è persa ogni traccia: una vera e propria "indagine letteraria" prende le mosse da questo piccolo indizio scoperto per caso. Una visita nella casa di Puskin, a Pietroburgo sulla Mojka, per le stanze in cui si spense dopo due giorni di agonia il poeta ferito in duello, diviene lo spunto per una ricerca che attraversa letture, ricordi e suggestioni, dalla "Storia del pescatore e del pesciolino" alle pagine del "Faust" 'tradotte' da Puskin, passando per il commento di Nabokov all'"Onegin" e i versi di Anna Achmatova e di Lermontov. Nico Orengo compie un personalissimo viaggio dentro il mito della Grande Madre Russia, sulle tracce di "un omaggio, di un'eredità poetica, di un sentimento, di una scintilla vitale". All'immaginario costruito da una vita di letture si sovrappone l'eco delle memorie familiari, l'odore di mandarini sbucciati davanti al grande camino della sala da pranzo, quando nonna Valentina Tallevic raccontava gli amori e gli eccessi dei nobili russi che svernavano a Sanremo. Quello che sembrava un gioco intellettuale, un "giallo" per letterati, si arricchisce lungo il percorso di intime reminiscenze e risonanze poetiche, cosí la 'quéte' diviene racconto, e ricerca del senso stesso della scrittura e delle proprie origini.
Che fine ha fatto la penna donata da Goethe a Puskin in segno di stima e ammirazione, scomparsa dopo la morte del poeta russo ? Parte da qui, da un piccolo indizio favoloso, questo imprevedibile viaggio per parole e immagini dentro il mito della Grande Madre Russia. Quella penna diviene « il capo di una lenza che a tirarla piano piano» finisce per unire San Pietroburgo e Sanremo, la «città di luce bianca e di morte» e l'immagine leggendaria dei nobili russi spinti dall'onda della rivoluzione sulle spiagge della riviera ligure. L'amore capriccioso e funesto di Puskin e Natal'ja, i balli e i tradimenti, la scena tragica del duello, riemergono dalla memoria di una vita di letture insieme al ricordo di una nonna che, in estati odorose e lontane, raccontava come fossero fiabe le stravaganze della zarina e della sua corte nelle ville sul lungomare.

ERIKA DAGNINO
SPAZI D'AFA
a cura di Massimo Caviglione
Ennepilibri - Imperia 2007
"Quella di Erika Dagnino è poesia autentica, ossia scaturigine sanguigna - e sanguinosa - di un'anima. Ogni verso, ogni parola, oseremmo dire ogni sillaba, non sono casuali, improvvisati, bensì zampillano da una verità che non è soltanto l'autenticità letterale di un dettato, quella di un qualsiasi linguaggio quotidiano che dimostri assertivamente di non mentire, ma che si riveli essere - svelare - molto di più..."
Massimo Caviglione

GENS DE FRONTIERE
EXPOSITION SUR LA MEMOIRE ORALE EN ROYA
Musée des Merveilles - Tende
15 settembre - 12 novembre 2007
Sino a lunedì 12 novembre, il Musée des Merveilles di Tende presenterà 'Gens de Frontières', risultato del lavoro realizzato dal Musée des Merveilles e dal gruppo pluridisciplinare di ricercatori Horoya su 'La nozione di frontiera ed il patrimonio orale nell’alta valle Roya'.

INTEGRAZIONE SOCIALE - EQUAL EMPOWERMENT
Camera di Commercio di Imperia - Sala Varaldo
Viale Matteotti 48 - Imperia
mercoledì 10 ottobre 2007 h. 10
Nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Equal Empowerment, mercoledì 10 ottobre2007, alle ore 10.00, presso la Sala Varaldo, ad Imperia, avrà luogo il seminario dal titolo: “Progettare in rete per l’integrazione sociale - Dal lavoro in gruppo al lavoro tra gruppi: la rete. Tendenza evolutiva del modo di progettare, vantaggi e svantaggi”, organizzato dalla Camera di Commercio di Imperia che del progetto è capofila.
Cosa significa lavorare e progettare in rete? Perché è importante il lavoro in gruppi e tra gruppi attraverso le illimitate possibilità offerte dalla rete? Quali i vantaggi e gli svantaggi, nell’ambito del sociale, di queste nuove tendenze operative? A queste domande cercherà di dare una risposta, dopo i saluti introduttivi del Presidente Beatrice Parodi, il sociologo Gianfranco Marocchi, titolare del consorzio nazionale “Idee in rete”, mentre ai dott.ri Maria Cristina Liberati (Provincia di Imperia) e Raluca Mihail e Lorenzo Bertorello (Regione Liguria) spetterà il compito di illustrare l’esperienza dei progetti dei rispettivi enti attuati sul territorio.
La divulgazione delle tappe dei lavori del progetto Equal Empowerment, iniziativa comunitaria finanziata dal Fondo Sociale Europeo, avviene nel corso di cinque seminari, di cui questo è il terzo. Il primo, sul tema del mercato del lavoro transfrontaliero, si è svolto nello scorso mese di maggio; il secondo, realizzato a giugno, ha avuto come oggetto la trattazione di progetti ed interventi nel sociale attraverso le esperienze dei comuni di Imperia e Ventimiglia.
I prossimi appuntamenti di aggiornamento saranno il 25 ottobre ed il 7 novembre. La conclusione dei lavori di tutto il progetto Equal Empowerment sarà presentata l’11 dicembre.
Rif. CdC Imperia, tel. 0183 7931

LO SVILUPPO E' IL NUOVO NOME DELLA PACE
Teatro del Casino - Sanremo
6 ottobre 2007 - h. 15,30
Oggi, alle 15.30, presso il teatro del Casino di Sanremo, è in programma un incontro per il 40° anniversario dell'enciclica Populorum Progressio di Paolo VI 'Lo sviluppo è il nuovo nome della pace'. La relazione, che sarà preceduta dall'introduzione del vescovo della diocesi Ventimiglia-Sanremo Monsignor Alberto Maria Careggio, sarà tenuta dal professor Carlo Lupi.

MICHEL SARDOU
Nikaia Zenith
163, route de Grenoble - Nice
samedi 6 octobre 2007, h. 20,00
Nouveau rendez-vous avec Michel Sardou ! Né le 26 janvier 1947, Michel Sardou a passé son enfance dans le XVIIIe arrondissement de Paris et enregistre son premier 45 tours en 1965. Après un détour au cinéma et au théâtre, Sardou est de retour sur scène ! La vente de ses disques et la fréquentation de ses spectacles se passent de commentaires : il a reçu une Victoire de la musique pour avoir rempli Bercy du plus grand nombre de spectateurs. Icône parfaitement immuable de la variété française, le chanteur remplit à chaque tournée les plus grandes salles hexagonales. Les titres qu'il a interprétés ont marqué les trois dernières générations, de 7 à 77 ans : Vladimir Ilitch, Les lacs du Connemara, Afrique adieu ou encore La maladie d'amour. Deux ans et demi après son dernier album, Du plaisir, qui contenait notamment un duo avec Garou, La rivière de notre enfance, Michel Sardou revient enfin avec un nouvel album, Hors format (novembre 2006) et un coffret de ses 100 plus belles chansons.

IL FALLIMENTO PERFETTO
Presentazione del libro di Bruno Lugaro
Comune di Savona - Sala Rossa
Venerdì 5 ottobre 2007 - h. 20,30
Saranno presenti: Peter Gomez, Marco Preve e Mimmo Lombezzi
Un clamoroso crac industriale, affari immobiliari, giochi politici, società che affiorano e spariscono, trame nascoste, nomi, tanti nomi di spicco del mondo politico, imprenditoriale e sindacale savonese, interpreti di un piccolo ma significativo capitolo della storia recente ('90-'96) che ha il sapore amaro di una verità mai svelata fino in fondo. "Il fallimento perfetto" (edito da Viennepierre) racconta, attraverso gli atti di un'indagine della magistratura e i rapporti della Digos, la dismissione dell'Italsider, il fallimento a tempo di record della società che ne rilevò gli impianti e il cambio di destinazione d' uso delle aree affacciate alla vecchia darsena. Aree sulle quali oggi sta sorgendo un grande quartiere residenziale firmato dall'architetto catalano Ricardo Bofill.
La vicenda dell'Italsider - fabbrica simbolo delle prime lotte dei lavoratori, dalla quale uscirono perseguitati antifascisti e martiri per la Resistenza - e gli eventi successivi alla cessione dello stabilimento furono oggetto di un'inchiesta giudiziaria di cui si persero definitivamente le tracce nel 1996, anno in cui il procuratore titolare delle indagini, Renato Acquarone, promosso giudice della Corte di Cassazione, affidò il fascicolo al suo successore. Gli atti dell'inchiesta rimasero cinque anni a macerare negli archivi del Tribunale di Savona, per poi essere distrutti come pare avvenga puntualmente per tutte le indagini scaturite da esposti anonimi. L'ultima testimonianza di quel minuzioso lavoro investigativo riemerge in questo libro il cui autore fu all'epoca cronista dei fatti. Pagina dopo pagina si snoda una storia esemplificativa del modo in cui nel nostro Paese sono stati governati i processi di dismissione delle grandi industrie pubbliche e dell'immutabile intreccio tra politica e affari che ancora oggi continua a spianare la strada alle più ardite speculazioni immobiliari lungo le coste della Liguria. Il libro si avvale della prefazione di Giorgio Galli. Storico delle dottrine politiche, Galli è uno dei maggiori politologi italiani, autore di numerosi libri di successo incentrati soprattutto sulla recente storia politica italiana e commentatore per verie testate giornalistiche. "Il fallimento perfetto" sarà presentato al pubblico, venerdì 5 ottobre alle 20.30, nella sala rossa del Comune di Savona, alla presenza fra gli altri di Peter Gomez, noto giornalista dell'Espresso che proprio alle speculazioni immobiliari in Liguria dedicò un' inchiesta, lo scorso giugno, che fece molto scalpore. Il libro sarà in vendita nelle librerie e nelle edicole.
L'autore: Bruno Lugaro, nato a Savona nel 1959, è giornalista del Secolo XIX dal 1989.Ha sempre svolto la sua attività nella redazione di Savona occupandosi di cronaca politica, economica, sindacale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Primocanale, contribuendo a lanciarla a Savona, nel 2000, con servizi e dibattiti settimanali sui grandi temi locali.